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Sambiase.com: Sambiasini all over the World: Memorie

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Memorie

La visita al Santuario di Papa Giovanni Paolo II
Le erbe del Santo
Ritorna alla memoria
antico busto
di S.Francesco di Paola
S.F.sco di Paola
e i devoti della città di Melbourne (Au)

I siti archeologici tra l'Amato-Savuto
La foresta di S.Eufemia (1828)
attraverso un romanzo in lingua
inglese

Emigrati italiani,portatori di antica civiltà
Juan Pansino
" La storia di un
emigrato sambiasino

in Argentina"
Agatone,il poeta dalla grazia perduta
Guviarnu puarcu,
latru e camurrista
" La poesia dialettale
di protesta in Calabria
1^--
2^--3^ parte "
Pina Majone
Una luce nella poesia
Il grande sogno di "Lamete"
Anno 1750 - Cronaca di un feudo in rivolta
La Calabria nella Storia parteI^ parteII^ - parteIII^
Libri e personaggi

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Amelia Colavita alias Donna Popa - a mammana di Sambiase
Memorie

SAMBIASE - All'infaticabile ‘Donna Popa’ intitolata una strada (1)
"Una strada intitolata a una “mammana”. L’ha deciso l’amministrazione comunale che ha scelto una via nei pressi del Palasparti. Porterà il nome dell’ostetrica Amelia Colavita, conosciuta come “donna Popa”. Una “mammana” che per difendersi da agguati e insidie in tempi difficili, nella sua borsa degli attrezzi nascondeva una pistola carica. La via si trova nel quartiere di Sambiase, zona via Marconi.
È in questo centro, a quell’epoca considerato Comune autonomo, che “donna Popa” fece nascere quasi 11 mila bambini in oltre cinquant’anni di onorato servizio.
Amelia Colavita, che riceve per il suo attaccamento al lavoro una medaglia d’oro dall’amministrazione municipale ed una dal Collegio provinciale delle ostetriche, è figlia di Giovanni tipografo di Nicastro, e nasce nell’allora comune di Sambiase il giorno della Befana del 1897.

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Gli antichi ''Vagli'' di Sambiase
MemorieOrigini e significati dei "Vagli" nel centro storico di Sambiase (A)

di Ferdinando T.M. Vescio di Martirano

Il vaglio ('u vagliu), altro non è che l'ingresso, ad arco in muratura o in pietra (portale), che interrompe la continuità del tessuto murario di un fabbricato, così che da questo ingresso (vaglio), senza porta o cancello dalla strada dà in un cortile interno pubblico, o a uno spazio o un orto. Per certi novelli cultori e ricercatori dell'antico, il vaglio resta un mistero, una geniale invenzione architettonica popolare, mentre invece in realtà è un banale espediente.
Infatti tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento alcune nobili famiglie persero il loro prestigio e conseguentemente non venne più rispettato il maggiorasco;(1) i matrimoni non avvennero più tra pari anzi si riconobbero addirittura (secondo la mentalità del tempo) i figli illegittimi o naturali avuti da donne di servizio allora dette serve. Così facendo, divenne naturale ed ineluttabile la disgregazione della famiglia nobile e con essa il patrimonio ed il palazzo avito - simbolo tangibile della potenza della casata - viene frantumato in tante unità abitative.
Così hanno origine i due vagli ricadenti su via Cavour, quello dei Fiore-Melacrinis.

e quello dei Fiore-Serra - detto anche u vagliu di Mazzìu ora di Ciarri (poiché una Mazzei sposò un Cerra)Tutte e due i vagli originariamente erano i portali d'ingresso dei Palazzi Fiore-Melacrinis e Fiore-Serra, ai quali - con il frazionamento del fabbricato e la vendita anche ad estranei delle varie unità abitative - furono tolti i portoni d'ingresso.


Anche su via Ferrucci, i due vagli esistenti hanno la stessa origine di quella di via Cavour, dato che erano gl'ingressi del Palazzo Fiore di Cropani. Anche qui, una volta effettuato il frazionamento del palazzo ai portali d'ingresso furono tolti i portoni di legno.

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Lo sciopero del 1957 a Sambiase
Memorie

Lo sciopero delle "carrette" a Sambiase
attraverso
degli scritti ed una inedita Interpellanza Parlamentare

A cura di G.Ruberto - webmster del sito

Il 13 ed il 14 aprile 2007 ricorreva il cinquantesimo dello "sciopero delle carrette", la "rivolta" contadina nei comuni di Sambiase e Nicastro (Cz) del 1957 rimasto negli annali della cronaca come senza precedenti.
Attraverso degli scritti(1) ed un inedita Interpellanza Parlamentare della cittadinanza di Sambiase riproponiamo quell'avvenimento non mancando di evidenziare aspetti critici....
Diciamo subito che la cronaca di quell'evento fu caratterizzata inizialmente dai contadini della frazione Bella di Nicastro " in conseguenza del divieto della legge di trasportare sui propri veicoli (sciarrette) altre persone a carico elevando continuamente contravvenzioni ai trasgressori della norma stradale", e successivamente dai contadini di Sambiase.

Nella foto le carrette dei contadini del comitato nicastrese sul corso Numistrano di Nicastro (foto Mimmo Rochira)

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Giovanni Paolo II in visita al Santuario di Paola
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase. com

La redazione di www.sambiase.com in occasione del cinquecentenario dalla morte di S.Francesco di Paola vi propone i pronunciamenti integrali di Papa Giovanni Paolo II° alla comunità dell'Ordine dei Minimi in occasione della suo viaggio in Calabria dal 5 al 7 ottobre 1984 (1) -


RECITA DEL ROSARIO NELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Paola,6 ottobre 1984


Affido la Calabria al Cuore Immacolato di Maria

Carissimi fratelli e sorelle!
In questa sera del primo sabato di ottobre, mese dedicato dalla pietà cristiana, in modo speciale, alla Madonna del Rosario, reciterò qui a Paola, nel corso del mio pellegrinaggio pastorale nella Regione calabra, la preghiera mariana così cara al popolo cristiano. Invito tutti coloro, che in questo momento mi stanno ascoltando, ad unirsi con me in questa orazione "così semplice e così ricca", nella quale siamo spronati a meditare i principali episodi del Mistero della salvezza compiuto in Cristo: la sua natività ed infanzia; la sua passione e morte; la sua risurrezione ed ascensione; la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente e la glorificazione della sua purissima e dilettissima Madre.
Il 29 ottobre 1978, pochi giorni dopo la mia elezione al supremo Pontificato, così esortavo i fedeli riuniti in Piazza San Pietro: "Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. In questa preghiera ripetiamo molte volte le parole che la Vergine Maria udì dall'Arcangelo, e dalla sua parente Elisabetta. A queste parole si associa tutta la Chiesa. Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera all'ultimo capitolo della costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa" (Insegnamenti, 1 [1978], 75s.). Domani ci uniremo spiritualmente anche alla Supplica alla Madonna di Pompei e diffusa in tutta la Chiesa dal Beato Bartolo Longo, che coltivò una tenera e profonda devozione alla Vergine Madre di Dio. A lei, al suo Cuore Immacolato, affido voi, i vostri cari, la Calabria, l'Italia, la Chiesa, l'umanità tutta, perché fioriscano la giustizia e la pace.

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Siti archeologici nell'aria del Lametino
Memorie

A cura dellaredazione del sito web sambiase. com

(1)
In primo piano l'estimo del Golfo di S.Eufemia. Tra i fiumi Amato ( a dx in basso nella foto) e Savuto (a sx) sono stati rinvenuti i resti di insediamenti risalenti a varie epoche storiche (La foto a cura di sambiase.com è stata tratta da Google Earth)

III. Il territorio tra l'Amato e il Savuto: schede di sito
di Stefania Mancuso (S.M.) - Armando Taliano Grasso (A.T.G.) (2)

Introduzione di Stefania Mancuso e Armando Taliano Grasso
Le schede di seguito presentate si riferiscono ai siti archeologici documentati e presenti nell'area compresa tra i bacini dei fiumi Savuto ed Amato e sono relative ai territori ricadenti nei comuni di Amantea, Belsito, Cleto, Curinga, Decollatura, Falerna, Gizzeria, Grimaldi, Lamezia Terme, Maida, Malito, Marzi, Nocera Terinese, Pianopoli, Platania, Rogliano, San Mango d'Aquino, San Pietro in Amantea, San Pietro a Maida, Scigliano, Serra Aiello. Esse costituiscono un commento scritto alla lettura della carta dell'IGM al 100.000 relativa al territorio in esame e sono il risultato dell'analisi dei dati bibliografici, cartografici e d'archivio relativi ai siti che hanno evidenziato, nel corso del tempo, presenze archeologiche dall'età preistorica all'età altomedievale, nel tentativo di offrire una visione il più possibile completa ed esaustiva dei ritrovamenti allo stato attuale noti alla letteratura scientifica. Per il periodo medievale, invece, si è ritenuto opportuno segnalare soltanto le schede di monumenti e siti inediti individuati durante le ricognizioni topografiche limitate al territorio montano dell'area in esame.
L'attestazione varia e diversificata della presenza umana nell'area compresa tra bacini dei fiumi Savuto ed Amato conferma l'importanza di questa porzione di territorio calabrese, le cui caratteristiche geomorfologiche hanno contribuito alla determinazione delle scelte insediative nelle diverse età.
L'area oggetto della ricerca, infatti, presenta attestazioni di vita che occupano un lungo arco cronologico, dal Paleolitico al Medioevo, e che sono in stretta relazione con la differente conformazione del terreno la quale, in dipendenza delle esigenze e delle necessità delle diverse tipologie insediative, ha favorito la nascita e lo sviluppo di insediamenti stabili.
Le schede, identificate da un numero corrispondente a quello riportato sulla carta archeologica (Tavola I - inclusa nel libro:"Terina e il Lametino nel contesto dell'Italia antica".), contengono l'indicazione del comune di appartenenza del sito, la denominazione della località con i riferimenti cartografici dell'IGM al 10.000, una breve descrizione topografica, la segnalazione dei ritrovamenti, organizzati secondo un ordine cronologico, e la bibliografia. Una seconda carta (Tavola II - inclusa nel libro: "Terina e il Lametino nel contesto dell'Italia antica".), invece, mostra i ritrovamenti effettuati in ogni sito, identificando le diverse tipologie con un diverso simbolo e con un colore differente che ne individua il periodo di appartenenza.

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A Sambiase le antiche terme romane
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase. com


Le Acque Termali di SAMBIASE (1)

di Enrico Borrello
Secondo autorevolissimi scrittori moderni le nostre Terme sarebbero da identificarsi con le "Aquae Angae" degl'Itinerari romani; conosciute, quindi, fin dal II secolo d.C.
(foto1) L'antica carta geografica (Tabula peutingeriana) della rete viaria dell'impero romano (ricopiata in età medievale) lungo la quale si trovano segnate le terme aque ange. La freccia da noi indica evidenzia la stationes delle Aque Ange identificabili con l'odierne Terme di Caronte .
La loro fama si estese, naturalmente, al nostro abitato. Il Barrio, difatti, parlando di Sambiase, ne esalta l'"aqua sulphurea qua multis medetur malis"; così il Marafioti, il Sacco, l'Adilardi, lo Strafforello, il quale ultimo ne fa una distinzione analitica minuziosa e ne fa risalire l'uso ai tempi antichissimi. Chi però ne fa una trattazione particolareggiata è il Pagano (2).
La riportiamo integralmente, anche perché c'è tutta la storia delle nostre Terme:
"Le sorgenti più considerevoli e più celebrate non che della Calabria Catanzarese, ma di tutta la Calabria, sono le moltissime sorgenti di S. Biagio, le quali erano ascritte per l'addietro a Nicastro. Nel secolo XI erano dette le acque calde del Nocato o di Nicastro. Ci erano bagni dal 1510, di cui parlano i nostri scrittori patrii dopo Aulo Giano Parrasio, che le sperimentò in quell'anno.

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La rivoluzione del 1848 a Sambiase
Memorie


La bandiera costituzionale
del Regno delle Due Sicilie
1848-1849

L'insurrezione anti-borbonica del 1848 in Calabria ed il combattimento dell'Angitola attraverso gli scritti dello storiografo E. Borrello (1)


Introduzione
a cura di Giuseppe Ruberto (webmaster del sito)
Questa ennesima pagina per parlare della rivoluzione calabrese del 1848 che tanta importanza ebbe nella nostra comunità di Sambiase.... " terra così ferace di uomini, lungi dall'ombra proteggitrice del materno pioppo, che si son resi, per altezza d'intelletto o per gagliardia di animo, meritatamente preclari"(2). Appena in Calabria si sparse la notizia dei fatti di Napoli del 15 maggio,vari Comitati di salute pubblica sorsero nelle tre provincie calabresi(3) Attraverso la battaglia dell'Angitola in provincia di Catanzaro ripercorriamo le vicessitudini di quella eroica insurrezione anti-borbonica tra le cui fila si distinsero i nostri cospiratori sambiasini (4). L'insuccesso di quei moti anti-borbonici del 1848 determinò l'anniettamento di quella che doveva essere la "primavera dei popoli"; ovunque processati i cospiratori della rivolta presero la via dell'esilio. Molti morirono di colera nelle carceri, dimenticati dalla memoria popolare e dalla storiografia ufficiale(5). Altri vissero in punta di piedi, dopo aver dilapidato il proprio patrimonio al fine d'immolarsi al santo ideale di patria e libertà. In quest'ultimo decennio, grazie ad alcuni validi studiosi e storici locali, sono state messe in luce le biografie di alcuni questi patrioti risorgimentali i quali , seppur meno popolari ma non certamente meno importanti, "non devono essere dimenticati, ma ricordati alle generazioni future accanto agli altri patrioti risorgimentali di scolastica e libresca memoria".
Resta inteso che questo vale per tutti i patrioti calabresi che non sono mai assurti alle glorie della storia.
___Più tardi quella stessa storia dai resoconti rilasciati dai testimoni oculari, si trae la vergogna per le ingiustizie dei cosidetti eroi nazionali. Essi le hanno compiute contro gli stessi cittadini di quell'Italia che, a parole, dicevano di voler costruire e, nella brutalità delle loro azioni(6),saccheggiavano fin nelle profondità dei suoi valori più cari .
Si ricordano i lager sabaudi di Finestrelle, in Piemonte, i paesi distrutti e incendiati, tutti gli ordini religiosi soppressi (7). Alla luce degli effetti dell'impresa dei Mille lo stesso Garibaldi scrisse: "... gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male, nonostante ciò, non rifarei la via dell'Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato lo squallore e suscitato l'odio".
In seguito si decretò che anche il Sud era Italia, una parte della patria, ma solo come Questione meridionale.
Per il suo bene supremo, era necessario che si emendasse, che si riscattasse dalle sue storiche ed etnografiche colpe, ovviamente, servilmente imitando l'Italia restante. E che dire dei commossi, straziati meridionalisti i quali avevano condotto defatiganti inchieste accomodanti ai loro "nuovi padroni", i quali avevano stabilito che tutto il Sud era uno sfasciume pendulo fra due mari.
Quale fu la regione che portò a questo particolarismo, non modifica la gravità di una così sconcertante discriminazione, ancora oggi, purtroppo, operante, nonostante le critiche amare, continue e allarmanti che a Gobetti fecero giudicare il Risorgimento “una Rivoluzione fallita”.


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La battaglia dell'Angitola del 1848
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase.com

L'attacco dell'Angitola
e l'agguato al Nunziante da parte dei sambiasini
(1) 'b

di E.Borrello

"L'avamposto(1) dell'Angitola tenne fermo per più di un'ora, senza ricevere rinforzo alcuno. L'abate Bianchi, che, come si è detto, lo comandava, volendo in quel giorno mettere a profitto la sua abilità di esimio cacciatore, infoderò la spada e diè di piglio ad un fucile, col quale non scaricò colpo che non facesse cadere un borbonico.
Ferdinando Nunziante
Il generale Nunziante vedendo l'impossibilità di snidare i Calabresi (2) dalla nicchia che occupavano, ad onta del tirare furioso delle sue artiglierie, nonché del fuoco di due fregate a vapore che fulminavano di fianco, comprese che non vi era altro mezzo di portar via la posizione, che attaccandola alla baionetta. Epperò, ordinati in colonna parte dei suoi e facendoli montare all'assalto, se ne impadronì, dopo aver sofferto delle perdite considerevoli. I Calabresi ebbero allora, per la prima volta, una prova che le milizie napoletane non erano così codarde come sino a quel tempo avevano sentito comunemente ripetere. I borbonici superarono un'erta collina, sotto un grandinare di palle, né la vista dei numerosi morti impedì loro di guadagnare imperterriti delle vette, a cui pervennero arrampicandosi più che marciando. Nella impossibilità di respingere l'urto nemico e per la pochezza del loro numero e più di tutto perché armati di fucili senza baionetta, i militi calabresi, senza perdere nessun uomo, abbandonarono il posto fino allora difeso e ripiegarono verso il nord, per opporre eguale resistenza in tutti i punti successivi.
 (Leggi Tutto... | 34223 bytes aggiuntivi | Voto: 5)
Il brigantaggio nelle Calabrie durante l'occupazione francese
Memorie


Note essenziali sulle vite dei più famosi capi-briganti delle Calabrie -(1)

Premessa curata da Giuseppe Ruberto (webmaster del sito)
Per la cronaca, nel decennio tra il 1805 ed il 1815 a causa dell'occupazione dei territori del Regno delle Due Sicilie da parte dei Francesi, gli ufficiali di Giuseppe Bonaparte e del Murat decretarono il massacro di migliaia di innocenti. Scrive Francesco Pappalardo: (2) “ Con il sistema generalizzato degli arresti in massa e le esecuzioni sommarie, con la distruzione di casolari e di masserie, con il divieto di portare viveri e bestiame fuori dai paesi, con la persecuzione indiscriminata dei civili, si volle colpire "nel mucchio" per disgregare con il terrore una resistenza che riannodava continuamente le fila. Ovunque i rivoluzionari,- francesi, o collaborazionisti «italici» - impongono balzelli, taglieggiano gli inermi, rubano opere d'arte, perseguitano innocui monaci, abusano di donne e di religiose, incendiano edifici sacri, fanno scempio delle spoglie dei santi e lasciano spazio a manifestazioni di pubblica irreligiosità che offendono la coscienza degli abitanti. Crudeli e spietati, i rivoluzionari non ammettono alcuna resistenza e chi osa impugnare le armi in difesa del proprio paese è un «brigante», che va trattato con ferocia".
(decreto di Ferdinando sulla destinazione dei corpi agli ordini del contrammiraglio Sidney Smith)
La repressione, secondo una stima del generale francese Paul-Charles Thiébault confermava che : " i Napoletani ci insegnarono a temerli come uomini... Sebbene siano stati battuti dappertutto e, senza contare le perdite che subirono durante i combattimenti, piú di sessantamila di essi siano stati passati a fil di spada sulle macerie delle loro città o sulle ceneri delle loro capanne ".

 (Leggi Tutto... | 31214 bytes aggiuntivi | Voto: 1)
Fatti di cronaca della picciotteria italo-canadese e americana tra il 1900-1940
Memorie


Ellis island - l'isola delle lacrime (1)


Storie,fatti e personaggi dei ''cugini d'America''

"Frammenti di cronaca attraverso una nostra ricerca e gli articoli di Antonio Nicaso"

- Prima parte -

Premessa di Giuseppe Ruberto - webmaster del sito
Gli articoli a firma di Antonio Nicaso sono stati pubblicati il 2001-10-11 sul "Corriere canadese" nella rubrica - Gli speciali - "Tutto sul crimine organizzato in Canada e nel mondo - Un'inchiesta in ventidue puntate", edito da Mafie collana editrice. Antonio Nicaso nato a Kaulonia (Rc) è giornalista e scrittore - vive e lavora in Canada e autore di best-seller di risonanza mondiale. E stato condirettore del Corriere Canadese e siede nel consiglio del Nathanson Centre di Toronto, dedito allo studio del crimine organizzato e della corruzione. Considerato un esperto a livello internazionale sulla criminalità organizzata,ha pubblicato finora tredici libri,tra i quali alcuni bestsellers che sono stati tradotti in varie lingue. E' partner della Soave Strategy Group,una società di consulenza con sede a Toronto e dirige la casa editrice -Mafie. Si ringrazia l'autore per aver concesso la pubblicazione . I nostri più sentiti ringraziamenti.

******

Dalla Markham Gang alla Mano Nera -
"Un'organizzazione criminale composta da immigrati britannici taglieggiava in Ontario prima ancora della nascita della Confederazione ".
di Antonio Nicaso

In Canada non ci sono mai stati un Joe Petrosino (a), né un Vito Cascio Ferro (b) ai primi del Novecento. Ma c'è stata la Mano Nera (c), quell'organizzazione che, nata per assicurare "protezione" agli immigrati, si è subito trasformata in una terribile aggregazione gangsteristica che non ha esitato a taglieggiare i piccoli imprenditori dei quartieridormitorio nelle varie Little Italy.
È stato don Vito Cascio Ferro, il boss siciliano emigrato negli Stati Uniti, ad inventare il racket delle estorsioni. «Fateci bagnare u pizzu», il becco, dicevano gli strozzini della mala alle vittime designate.
A pubblicare nel 1903 per la prima volta la notizia di una lettera estorsiva ricevuta da un negoziante e firmata con le impronte di una "mano nera" fu il "New York Herald", secondo cui a tirare le fila dell'organizzazione che, in quegli anni, dissanguava i piccoli commercianti di Brooklyn era Annunziato Cappiello, un emigrato di origine calabrese.

 (Leggi Tutto... | 65298 bytes aggiuntivi | Voto: 5)
Eletti del popolo ed Eletti dei nobili
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase.com

Alcuni sindaci di Sambiase tra il 1733 al 1876

1733

Domenico Antonio Benincasa,sindaco
Salvatore Pugliese, eletto dei nobili

1734
Francesco Turco,sindaco

1741
Gregorio Nicotera,sindaco dei nobili
Francesco Turco,eletto dei nobili
Bettino Calfa,eletto del popolo

1758

dr.fis.Giuseppe Budera,sindaco dei nobili
dr.Domenico Amantea,eletto dei nobili

1759
d°Ambrosio Petrone,sindaco dei nobili

1760-1761
Francesco Brunetti,sindaco

 (Leggi Tutto... | 3516 bytes aggiuntivi | Voto: 5)
Sambiase:La vita politica tra gli anni 1920/1960 - II^parte
Memorie

La cronaca degli avvenimenti Politici-Amministrativi, dal 1925 fino alla fine degli anni '60, attraverso il libro "LAMEZIA TERME" - Storia Cultura Economia di Fulvio Mazza (1) .

La seconda metà degli anni Venti costituisce per il Lametino un periodo di notevole importanza, grazie anche all'azione delle forze politiche locali, che seppero mettersi in sintonia con le linee generali che il fascismo concepì e, in buona parte, realizzò nel successivo decennio, in una delle aree d'intervento del cosiddetto "ruralismo fascista". L'avvio dell'azione delle forze locali vide protagonista, ancora una volta, Renda che concepì e portò avanti un disegno di unificazione politico-amministrativa dei comuni di Nicastro e di Sambiase, come premessa e supporto alla Bonifica della Piana lametina .
Proprio per questo, ai primi del 1926, Renda fu in grado di liberarsi dall'intralcio politico costituito dalla presenza alla guida delle sezioni del "Fascio" e dei comuni del Lametino di elementi vicini al partito degli intransigenti. Poi, il leader politico coglie le op portunità della riforma podestarile (che sostituiva agli organi elettivi locali un nuovo organo monocratico di nomina governativa : il podestà ), per portare alla guida dei due comuni uomini ritenuti a lui assai vicini.
A Nicastro venne nominato podestà Pasqualino Stancati, già giovane professionista operante presso lo studio legale di Renda e già venerabile della disciolta loggia massonica "Pensiero e Azione".
(Giustiniano Porchia primo podestà di Sambiase) - A Sambiase Renda riuscì a far nominare Giustiniano Porchia, e qui si era trattato di un vero e proprio ribaltamento della decisione politica con cui le autorità provinciali, all'indomani delle elezioni del 1924, avevano allontanato Porchia dalla guida del comune, per sospetto antifascismo. Per entrambi la nomina giunse nella primavera del 1927.
In realtà, l'iniziativa di Renda aveva a suo fondamento il progetto di fusione tra i due comuni di Nicastro e Sambiase, oltre che la conquista del pieno controllo della vita politica locale. Si pensi che egli giunse, a questo scopo, fino a farsi nominare segretario della sezione del "Fascio" di Nicastro, con un'iniziativa più unica che rara per un uomo politico di statura nazionale, come egli era generalmente ritenuto. Il progetto di fusione, oltre che funzionale al sostegno della Bonifica, trovava il suo fondamento nella forte integrazione allora esistente tra il tessuto produttivo agricolo sambiasino e la più complessa e articolata realtà economica nicastrese. Esso vedeva, tra l'altro, la presenza di un solido sistema bancario, dalle cui anticipazioni dipendevano, in buona parte, le aziende agricole sambiasine, oltre, ovviamente, a quelle nicastresi.

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Museo Etnografico
Memorie

A SAMBIASE il "Luogo della Memoria" (1)

di Antonio Zaffina (2)

In questo "particolare" momento storico, in questa "particolare" città. dove tutto - o quasi tutto - sembra andare per il verso giusto, nonostante le reiterate e cicliche ingiustizie consumate a suo danno, vedi la scomparsa di piccoli e grandi miraggi quali: il capoluogo di provincia, l'università, l'industrializzazione; in questa città, dove non esiste la disoccupazione ed il malessere giovanile in tutti i suoi drammatici aspetti, dove non c'è il triste fenomeno dell'usura e dell'indebito arricchimento degli ultimi arrivati o di coloro che sanno "alzare la voce", dove non ci sono violenze a vario titolo che spesso ci hanno fatto meritare le prime pagine dei giornali locali e nazionali; dove non manca una classe di politicanti pseudo intellettuali, di falsi predicatori, di ipocriti benefattori, di vati improvvisati quanto spregiudicati che attraverso convegni, conferenze e dibattiti lanciano appelli e propongono iniziative e soluzioni che lasciano giusto il tempo che trovano, per cui tutto, o quasi, rimane come prima o peggio di prima; dove i ricchi diventano sempre piú ricchi ed i poveri sempre più poveri; dove, in una parola, non ci sarà mai pace, perché c'è giustizia; in una città come questa, con moltiproblemi e pochi pregi c'è ancora chi, come il prof. Umberto Zaffina, tenta di evocare, per offrirli alla riflessione di noi "moderni", attraverso la realizzazione del luogo della memoria, i valori migliori di un mondo diventato antico ed irripetibile, anche se sono trascorsi pochi decenni.

Centro storico di Sambiase -rione Patelli- Entrata del Museo Etnografico "Luogo della Memoria" Umberto Zaffina ,a dx, e l'articolista Antonio Zaffina a sx.

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Il monastero di S.Costantino in c.da S.Sidero
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase. com


Veduta area archeologica lametina
(foto a cura del museo archeologico di Lamezia T.)

L'ABBAZIA DI S. SIDERO (1)

di Enrico Borrello

"Nella contrada S. Sidero, cioè S. Isidoro, grandi fabbriche di laterizi, tra cui una, distrutta per trarne materiale; copiosi ruderi mi furono segnalati nella contrada Parracocchia e Palazzi, attigue a S. Sidero. "Nella proprietà dei fratelli Tropea sono ruine molto delicate di età romana e dell'alto medio evo, e gli eruditi locali quivi collocano il grande monastero di S. Costantino, i cui beni formarono in prossimità l'Abbazia di S. Sidero, dipendente da quella di S. Eufemia e, più tardi, la Baronia di S. Sidero".
Così, l'Orsi (A), nella sua "relazione degli scavi del 1921".
Il grande monastero di S. Costantino era sorto, dunque, in quelli che furono poi detti i "Palazzi" per antonomasia, a indicare la grandiosità (si capisce, relativa ai tempi) dei fabbricati. E questo diciamo a chiarire un equivoco in cui sono caduti - alcuni storici di Nicastro - (B - C), i quali hanno creduto che il monastero di S. Costantino fosse quello di S. Elia, nel Carrà.
L'Abbazia di S. Sidero, coi possedimenti dei "Palazzi", dipendeva, dunque, dalla Abbazia di S. Eufemia. Non tutta la regione S. Sidero le era stata, però, infeudata. Una parte di essa,infatti, apparteneva al Conte Riccardo, figlio di Drogone (fratello del Guiscardo) (2), il quale, nel 1101 ne fece donazione alla Mensa Vescovile di Nicastro.
Leggiamo nel diploma di donazione : (3)

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Alcuni dei canti popolari religiosi
Memorie

A cura del sito www. sambiase. com


Questi canti tramandati oralmente dai nostri anziani hanno conservato alla memoria storica, l'espressione viva e palpitante del popolo sambiasino. Questi canti tuttora si cantano prevalentemente in Chiesa e durante la processione. Prima si cantavano anche in momenti di festa rionale o per invocare grazie,richieste di guarigioni o, comunque, in momenti di gioia o drammaticità dell'esistenza sociale e anche personale. Sopratutto in questi momenti venivano ripresi i canti alla Madonna e a San Francesco di Paola. Il santo, qui a Sambiase, ha avuto un grande seguito perchè ha diffuso attraverso i suoi figli spirituali, i frati e i laici minimi, un profondo senso di disponibilità verso il bisognoso. Gierre

ROSARIO A SAN FRANCESCO (Sui grani grossi)
'Nta sta jiasa c'è nu gran Santu,
ci l'ha mandatu lu Spiritu Santu,
ci l'ha mandatu ccu amuri divinu
San Francescu Serafinu.

Prima decade
San Franciscu di Paula tu chi pua
dunami riparu alli mia guai
e prega, prega lu maestru tua
ca li bisuagni mia tu già li sai.

San Franciscu mia dilettu
vinìti alla mia casa ca v'aspettu
vinìti alla mia casa e trattinìti
ca li bisùagni mia vua li sapiti.

Seconda decade
San Franciscu, San Franciscu
giardinìari di Gesù Cristu
quandu all'uartu tu calàvi
rosi e jiuri siminàvi
ppi lla tua virginità
San Franciscu la carità.

San Franciscu mia bìallu
si vistùtu di monachiallu
e di Paula jìa e vinìa
gran miraculi facìa

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Fu una vera inquisizione
Memorie

Anno domini 1726

La lite
tra il Vescovo di Nicastro
ed i frati Minimi di Sambiase

 

Premessa curata da Giuseppe Ruberto (webmaster del sito)

La vicenda è stata possibile ricostruirla grazie ad una ricerca effettuata da Antonio Raffaele il quale nel suo articolo(1) scrive a tal proposito: "questo episodio è stato dimenticato dai cronisti locali volutamente in quanto molto spesso con mano furba ed intelligente o di un'accorta persona, han fatto perdere per sempre, distruggendole, carte ritenute forse troppo compromettenti ".
Ma che cosa successe realmente??? Presto detto.
Antonio Raffaele racconta: "che ogni cinque anni i vescovi, oggi come un tempo, dovevano inviare a Roma una relazione (detta ad limina) consistente in una minuziosa descrizione dello stato della diocesi e delle sue chiese; in più obbligo del medesimo visitarle una volta all'anno. Dalla relazione di Mons. Angeletti (2), Vescovo di Nicastro inviata nel 1726 alla Sacra Congregazione del Concilio, emerge che a Nicastro - che contava 4408 abitanti - vi erano: 35 sacerdoti secolari, 20 canonici. 12 cappellani, 21 frati nei conventi dei Domenicani dei Cappuccini, e dei Francescani. Questi ultimi non gradivano la visita del Vescovo, in quanto davano una diversa interpretazione delle leggi del Concilio di Trento"; "in particolar modo in osservanza della Bolla Pontificia di Innocenzo X al secolo Giovanni Battista Pamphili (Roma, 6 maggio 1574 - Roma, 7 gennaio 1655)(b) che incominciava -ut pavis- e che cercava di fare una ispezione nel piccolo convento dei Minimi di S.Francesco di Paola a Sambiase "(3)
Nella relazione(4)lo stesso vescovo scrive " che i frati del Venerabile Convento vi si opposero con "armata manu"e che pur avendo potuto entrare nello stesso con la forza,ma,per evitare maggiori scandali,decise di rinunciare alla visita".
Ma come dimostrasi in avanti i fatti non andarono così.
Il documento conferma che la "condotta del vescovo Angeletti non fu davvero tra quelle cristiane e pacifiche", il vescovo chiese l'intervento di alcuni sbirri che comandati dal fratello Giuseppe nominato, guarda caso, Vicario Generale della Diocesi, furono incaricati di arrestare il Padre Correttore e tutti i frati del Convento.
È il caso della nostra vicenda, prosegue Raffale, " è stato possibile ricostruirlo grazie al fatto che alcuni abitanti di Sambiase' (5) si rivolsero ad un notaio per attestare quanto successe tra il vescovo di Nicastro ed i frati Minimi di Sambiase. I cittadini non scelsero un notaio della loro terra (in quel tempo gli esercenti questa professione era numerosi), ma si rivolsero ad uno (notaio) (6) di Gizzeria, forse temendo eventuali ripercussioni, o forse per mantenere una qualche segretezza sull'accaduto. Il motivo non lo potremo mai sapere, ma la testimonianza da essi resa rimane una memoria incancellabile "; quello riportato di seguito ne è il resoconto.

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L'abito tradizionale sambiasino
Memorie

Com'era composto
il vestito tradizionale delle donne di Sambiase
.
" u vistitu d'ha Pacchijana"

- da una sottana di lino puro, ricamato alla scollatura del petto, alle estremità delle maniche, in prossimità della caviglia;
- da una gonna (gunnella)colorata e tutta pieghettata che, ordinariamente, veniva raccolta a forma di coda;
- da un panno color vinaccia se lo stato civile era nubile "signurina", di rosso se era sposata, mentre di nero se rimaneva vedova. (per quest'ultime addosso al vestito non era previsto nessun ornamento);
- da un "mantisinu" (ghembriule) ben ornato che copriva il davanti sino a sopra "il panno";
- da un busto nero in raso e decorato con pizzi fatto con stecche di balena. Serviva per reggere mantenere il busto eretto;
- da uno "spallieri", altro indumento, ricamato ad intaglio che copriva le spalle per nascondere il bustino;
- da uno scialle (fhazzulittuni) con delle lunghe frangie. D'inverno era di lana, d'estate era di seta;
- dal "rindiallu" che veniva usato dalle persone anziane come copricapo;

I bei capelli erano ornamentati da pietrine luccicanti "culli goffi e 'culli pettinissi ". Non mancavano "i fhirrittini" (ferrettino) e lo spillone per tenere fermo il velo come copricapo quando si era in chiesa.

********
quadro pittorico di Battista Guerrese (1)

vistimu ‘a pacchijana - poesia di Franco Davoli

Ppi si véstari ‘a pacchjàna,
prima cosa si ‘nsuttàna;
carma, carma, senza affànnu
pùa si ‘mbùalica ‘ntr’ o pannu;
illu è nìuru o culuràtu,
assicùndu di lu statu:
è russu priputènti
s’ u marìtu l’ha vivènti,
è culùri ‘i vinu ammaccàtu
s’ u marìtu ‘unn ha truvàtu
ed è nìuru villùtu
s’ u marìtu cci ha murùtu.

Pùa si minti lla gunnèlla,
nìura, vìardi, brù ‘i franèlla,
si cci fha ‘n arrucciulàta,
‘a gunnèlla è già ‘mpadàta.
‘N àutru tùaccu pùa di fhinu
si lu dà ccu llu mbustìnu,
ma cchjù bella vo’ parìri
e ssi minti llu spallìari.

‘U mantisìnu ricamàtu
mìanzu pannu cci ha ‘mbarràtu;
prima ‘i jìri a llu purtùni
pìgghja llu fhazzulittùni;
quando nesci ppi lla strata
è cchjù bella di ‘na fhata!
‘A salùtanu d’ ‘i casi
‘a pacchjàna ‘i Sambiàsi.

(1) Il dipinto è stato realizzato dal pittore Giovan Battista Guerresi che vive ed opera in Piemonte. La scena ritrae donne nel tradizionale costume di Sambiase. Lo scorcio retrostante raffigura la contrada Anzaro,il cui sapore di antico è rimasto ancora oggi quasi intatto.

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Nel cinquecentesimo della morte di S.Francesco di Paola
Memorie

A cura della redazione del sito web sambiase. com

(1)

Le Erbe del Santo (2)

- dalla prefazione di Francesco Samengo - (3)

" In uno scenario in cui, dalla cosmesi al fast food, sembrano prevalere prodotti sofisticati ed intrugli, avvertiamo sempre più la nostalgia della semplicità e della genuinità.
A ben vedere, non si tratta di un improponibile ritorno al passato, quanto di uno sforzo volto a riscoprire i valori autentici della natura, che ciclicamente si rinnova offrendo all'uomo non solo la cornice, ma soprattutto gli alimenti per il suo sostentamento e le essenze per curarsi e mantenersi in forma, come usa dire. Conosciute già dagli Egizi per le loro proprietà terapeutiche e per i loro molteplici usi cosmetici, molte erbe furono adoperate anche in epoca greca e romana e poi medievale per curare ferite, piaghe ed ustioni.Alcuni impieghi più comuni sono attestati in Calabria dalla tradizione popolare, ma anche confermati dalle fonti documentarie, che man mano vengono alla luce; il timo, la lavanda e la santoreggia erano usate per depurare la cute; per ridare freschezza ed energia si faceva ricorso alla menta; l'iperico era indicato contro le scottature; per la pelle grassa andavano bene le essenze di maggiorana, cipresso, issopo; per la pelle arida quelle di sandalo, mirto, malvarosa; per la pelle pallida l'elicriso, la verbena o il limone.
L 'impiego che delle erbe fece Francesco di Paola, il santo che in virtù della sua fama di "mago e taumaturgo" nel 1483 fu chiamato alla corte di Francia per curare il re Luigi XI, gravemente ammalato. Missione alla quale si piegò "per obbedienza", nonostante l'età avanzata e la ritrosia ad abbandonare la scelta eremitica.
Si tratta di un'opera che traccia, in base al resoconto dei processi di beatificazione, episodi significativi della vita del Santo paolano, protettore della Calabria e della gente di mare, e testimonia, altresì, il costante uso dei rimedi naturali vegetali nel corso dei secoli; fino a trasformarsi in scienza delle erbe o fitoterapia.
Un patrimonio a cui anche oggi si fa ricorso, nonostante che il progresso della chimica e della scienza farmaceutica sembri aver soppiantato questa antica arte.

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Riti e tradizioni funerarie a Sambiase
Memorie

A cura di Giuseppe Ruberto (webmaster del sito

Questa ulteriore ricerca si propone, attraverso un esame comparativo, di individuare e ricostruire quelli che furono presso la comunità sambiasina gli aspetti del culto dei morti nelle sue varie manifestazioni. (Gierre)

Sambiase,anni trenta.Corteo funebre di un notabile lungo c.so V.Emanuele.(archivio famiglia Borelli)

Gli usi e le tradizioni del nostro comprensorio presentano fattori abbastanza omogenei (1), con variazioni e diversificazioni che traggono origine soprattutto dalle condizioni economiche, dallo status sociale di appartenenza e talvolta da peculiarità di carattere religioso.
Vediamo così, ad esempio, che si va da bare “tavuti” prontamente fornite dalle pompe funebri, artisticamente intagliate e rivestite all'interno di raso alle proverbiali “quattro tavole”, all'assenza totale di un qualsiasi manufatto la salma veniva seppellita nella nuda terra (1bis). Anche il colore delle bare aveva un preciso significato: bianco per i bambini, grigio-scuro (o marrone) per gli adulti. La vestizione e acconciamento del cadavere erano direttamente connesse alle condizioni economiche della famiglia.
A partire dal 1600 l'abbigliamento funebre poteva derivare dall'appartenenza ad ordini religiosi laici. A Sambiase s’incaricava degli accompagnamenti funebri il sodalizio S.Marco. La cappella S.Marco è annessa all'interno della chiesa di S.Francesco di Paola.

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Costume & Società

ARCHIVIO


Tra fidanzamenti-sposalizi "e migljiàra i viti"
Il compare d'anello"u Sangiuànni"
I companatici " u calàturi "
La vendita del vino"quandu a Sambiasi si sbùllavanu i carràcchi"
Il periodo balneare "alla pràjia i mari "
La festa del maiale " u puarcu e 'nnùastru 'ccù tutta a capizza"
Il pellegrinaggio dei sambiasini "alli Cuscjìanti"
La festa della Santa Croce " m'à fhàciti a Shànta Cruci!!
La festa di Carnevale "quandu 'nte vinelli spassìavanu a Cornalivari"
La vendemmia "quandu si jìa a vindìmari"
Ai tempi dei nonni nù c'era " 'nnènti "
Povertà e miseria "cumu si campàva 'ntò paisi"
I Soprannomi "Titoli nobiliari e casati a Sambiase"
Detti e proverbi "i viacchi dicìa nu"
Il significato dei proverbi a Sambiase
L'origine del nostro dialetto
Come vestivano le donne sambiasine "a Pacchijana"
Strumenti di misura di una volta" a Minzàlora "
Il gioco del pizzico ' u jùacu d'u pizzìcu
Il gioco della trottola ' u jùacu d'u strùmbùlu

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