Il gonfalone
Dal Primo dopoguerra al Fascismo (*)
di Fulvio Mazza
Premessa: L'articolo e stato tratto dal capitolo: " L'ETA'
CONTEMPORANEA TRA RIFORME E INSTABILITA' POLICHE AMMINISTRATIVE" scritto da
Fulvio Mazza: in LAMEZIA TERME, Storia Cultura Economia,
a cura di Fulvio Mazza, pp. 1995/2000.
Le vicende del conflitto mondiale produssero effetti contraddittori
nella vita civile delle due comunità che, allora, costituivano il Lametino.
A Nicastro gli eccellenti rapporti che il ceto politico comunale manteneva con
il governo nazionale - grazie alla media azione del deputato Salvatore
Renda (1863-1942) - consentirono la realizzazione di diverse opere
pubbliche 1. Si trattava in molti casi
di progetti che avevano avuto una lunga gestazione politico-amministrativa e
che si inserivano tra gli effetti benefici, sia pur tardivi, della legge speciale
per la Calabria.
Assai più modesto, al confronto, l'impegno realizzativo dell'amministrazione
sambiasina 2. Nonostante la vicinanza
e gli intensi rapporti civili tra le due comunità, dal punto di vista delle
dotazioni di servizi pubblici esisteva un netto divario tra di loro. Ciò era
tra l'altro testimoniato dal fatto che a Sambiase, ancora all'inizio degli anni
Venti, era inesistente un sistema di pubblica illuminazione elettrica 3.
Certo la guerra aveva inciso negativamente sulle condizioni di vita in ambedue
le comunità: nel bilancio di previsione di Nicastro del 1916 veniva prevista
una diminuzione consistente dell'introito fiscale proveniente dalla tassa del
focatico a causa dell'impoverimento dei nuclei familiari. Connesso a ciò, il
peggioramento delle condizioni alimentari contribuì ad indebolire fisicamente
la popolazione cittadina; ed essa si trovò drammaticamente esposta quando -
tra la fine del 1918 e i primi del 1919 - sopraggiunse a Nicastro l'epidemia
di febbre spagnola che provocò circa 2.000 vittime. Alla fine del 1920, a due
anni di distanza dalla conclusione del conflitto mondiale, Renda denunziava
che a Nicastro non si «poteva avere nemmeno mezzo chilo (di pasta)
per persona»4. Non meno difficile
era la situazione sociale della comunità sambiasina, in cui ai problemi legati
alla penuria generale dei generi alimentari si aggiungeva la scarsa efficacia
dell'azione amministrativa del ceto politico municipale.
Sul bilancio comunale pesavano in maniera determinante le spese per gli stipendi
degli impiegati, in tutto 27 persone, tanto è che a più riprese i nuovi introiti
individuati in sede di bilancio venivano finalizzati agli aumenti degli stipendi,
stabiliti dalla legge.
D'altra
parte il sindaco Paolino Cerra (1876-1946) -
con l'appoggio della decina di consiglieri che partecipavano ai lavori dell'assemblea
elettiva - deliberò, tra la fine del 1919 e i primi del 1920 (quando la crisi
alimentare aveva scosso molte comunità della regione), provvedimenti di calmiere.
Vennero pure deliberati lavori p ad arenarsi di fronte alla situazione diubblici
fra cui un progetto per la costruzione della rete fognante, con una spesa prevista
di 233.000 lire. Tutte iniziative destinate bilancio, poiché la giunta si era
sempre rifiutata di utilizzare la leva fiscale (in particolare il focatico).
L'effervescenza sociale provocata nella comunità sambiasina
dai problemi alimentari del Primo dopoguerra costrinse il sindaco Cerra a prendere
atto dell'impossibilità di continuare ad espletare il suo mandato, tanto che
egli si dimise per la prima volta nel dicembre del 1919. Ma il troncone di Consiglio
comunale che gestiva la vita cittadina respinse le sue dimissioni e nei mesi
successivi cercò di mantenere in piedi la giunta, coprendo le deficienze delle
risorse comunali, con una sorta di iperattivismo progettuale. l risultati assai
scarsi fomentarono la protesta degli amministrati, i quali nell'agosto 1920,
dettero luogo a una dura manifestazione contro Cerra e la sua giunta, con conseguenti
dimissioni del sindaco 5. Alla fine di
ottobre del '20 si tennero le prime elezioni comunali del Primo dopoguerra che
portarono alla guida dei due municipi elementi radicali e del partito dei combattenti,
i quali vollero sottolineare, già sin dalla prima riunione dei rispettivi consigli
comunali, la discontinuità con le giunte che avevano gestito i comuni nella
precedente consiliatura.
A
Sambiase, in particolare, le elezioni avevano avuto un carattere plebiscitario
e alla guida del comune era stato chiamato Giustiniano Porchia
( primo Podestà di Sambiase 5bis), il
quale, nel discorso d'insediamento, aveva sottolineato che per un ventennio
il comune «è stato lasciato in balia di persone che non hanno voluto, saputo
o potuto portare il paese, non dico ad un grado di civiltà, ma di minore abbandono
e migliore idealità» 6. La nuova
giunta seppe passare, a breve scadenza, dalle parole ai fatti, poiché uno dei
suoi primi provvedimenti fu la realizzazione dell'illuminazione pubblica, con
lampioni a petrolio, sostituiti poi nel 1925 da un più moderno sistema elettrico.
Inevitabilmente la nuova amministrazione dovette scegliere la strada di un forte
aumento della pressione fiscale per ottenere, sia dai cittadini più abbienti
che attraverso i prestiti statali, le risorse necessarie al miglioramento della
vita civile della comunità. Tali nuove risorse finanziarie vennero sia dal focatico
che dall'aumento della sopratassa su terreni e fabbricati; quest'ultima si accompagnò
allo stanziamento di fondi per la realizzazione di strade interpoderali e alla
nomina di tre cantonieri per la loro manutenzione, nella convinzione che per
la comunità sambiasina «l'agricoltura è la massima ricchezza». La nuova
e più coraggiosa politica fiscale dette esiti, altresì, sul piano dei rapporti
con la finanza statale. Ai primi del 1922, infatti, venne concesso un mutuo
di 60.000 lire per lavori pubblici, destinati, tra l'altro, a lenire la disoccupazione;
ma soprattutto venne avviato a soluzione il problema dell'approvvigionamento
idrico della cittadina con l'adesione, ai primi del 1923, al Consorzio per l'acquedotto
silano, assieme ai comuni di Nicastro e Soveria Mannelli 7.

Sambiase nel 1925 vista dal dirigibile Esperia
Al contrario di Nicastro,Sambiase sembra rimanere ai margini
della lotta politica nazionale. Nel corso del 1923 e del 1924 i suoi amministratori
ripresero la pratica, già sperimentata, di non riscuotere le tasse iscritte
in bilancio, in particolare il focatico, per cui nel settembre del 1923 si compì
una prima inchiesta della prefettura sulla conduzione del municipio 8.
Gli esiti di tale inchiesta non furono tali, tuttavia, da portare alla sospensione
della giunta Porchia, che era ancora in carica al momento delle elezioni del
1924. Ma i risultati elettorali nella cittadina, anche grazie al notevole attivismo
del socialista Domenico Paladino, erano stati particolarmente favorevoli a due
noti oppositori del regime come i deputati social-riformisti Lombardi e Molé,
tanto che entrambi decisero di tenere a Sambiase una manifestazione di ringraziamento
agli elettori, fissata per il 12 aprile. La cosa allarmò le autorità provinciali,
che, pur non potendo vietarla, cercarono in tutti i modi di ridimensionarne
l'esito. Ciò, tuttavia, non impedi che ad accogliere a Sambiase nel giorno stabilito
i due esponenti antifascisti fossero almeno un migliaio di cittadini: un successo
9. Nell'occasione, le autorità provinciali
avevano sostenuto che la manifestazione antifascista assumeva anche il carattere
di una manifestazione contro la giunta Porchia , ma le convinzioni
delle autorità prefettizie mutarono allorché il consiglio non riuscì ad approvare,
per mancanza del numero legale, la delibera di concessione della cittadinanza
onoraria a Mussolini, che invece Nicastro, come tanti altri comuni italiani,
aveva votato nel maggio del 1924 10.
Da qui una spinta ulteriore per il commissariamento10
bis del comune di Sambiase 11.
Agli inizi di febbraio fu nominato, come commissario, l'avvocato Giacomo Votta.
Questi, partendo da una chiara definizione della cattiva situazione in essere,
riuscì a proporre, e in buona parte a realizzare, un progetto di risanamento
finanziario il cui asse portante era l'abbandono del focatico (che aveva provocato
le reazioni ostili della popolazione bloccando le amministrazioni precedenti)
e l'adozione di una più oculata tassazione indiretta. Inoltre progettò il recupero
di un migliaio di ettari di terreno comunale, in parte usurpato e in parte incolto,
per il quale il comune pagava le imposte. Infine, il commissario - che era legato
politicamente a Renda e agli altri esponenti "moderati" del fascismo provinciale
- riesci ad ottenere il loro sostegno nella concessione del mutuo statale per
la costruzione della fognatura nel centro abitato e, assieme agli esponenti
politici che l'avevano sostenuto, assistette alla posa della prima pietra nel
luglio 1926 12.
(*) Dal Primo dopoguerra al Fascismo" e stato tratto
dal capitolo: " L'ETA' CONTEMPORANEA TRA RIFORME E INSTABILITA' POLICHE AMMINISTRATIVE"
scritto da Fulvio Mazza: in LAMEZIA TERME, Storia Cultura
Economia, a cura di Fulvio Mazza, pp. 1995/2000; undicesimo volume della
collana - Le Città della Calabria - con il patrocinio della Banca Popolare
di Crotone; Rubbettino Editore srl ( Soveria Mannelli, Catanzaro, 88049 - Viale
dei Pini, 10 ) - finito di stampare nel mese di novembre 2001 dalla Rubbettino
Industrie Grafiche ed Editoriali per conto di Rubbettino Editore srl. Le
note: 1-2-3-4-5-6-7- 8-9-10-11-12 sono: tratte da LAMEZIA TERME....
ibidem (*) , pp.225/228. Le note 5bis e 10bis
sono di altra fonte.
*****
NOTE
1) I maggiori rapporti
erano mediati attraverso il deputato del limitrofo collegio di Serrastretta,
Gaspare Colosimo, più volte Ministro di vari governi. All'interno delle attività
delle giunte comunali di quegli anni va tra l'altro ricordata la delibera sul
piano di ampliamento dell'abitato nei pressi della stazione ferroviaria, con
una spesa prevista in dieci anni di circa 100.000 lire. Nel corso del 1918,
inoltre, il sindaco Giuseppe Tomaino (eletto il 30 maggio 1916 all'indomani
della morte di Loriedo) lesse in consiglio l'annuncio della concessione governativa
di un mutuo di mezzo milione per la costruzione di edifici scolastici e del
felice esito del progetto dell'acquedotto silano, in concorso con Soveria Mannelli.
Sulle opere pubbliche cfr. Archivio comunale di Nicastro (da ora in poi Acn),
Delibere del Consiglio comunale (da ora Dcc), bilancio di
previsione 1916, 14-4 -1916; piano ampliamento abitativo, 29-6-1917; dichiarazioni
del sindaco Tomaino, 31 maggio 1918. Cfr. Ivi, sottoprefetto a prefetto,
16-6-1917; ivi, prefetto a ministero, 18-6-1917. Per quanto riguarda
l'impegno di Renda nella soluzione del problema dell'acquedotto, cfr. GENNARO
DI CELLO, L'on. Salvatore Renda (1867-1942) politico e avvocato di grande
valore, in «Storicittà», dicembre 2000, pp. 8-11.
2) Per
tutta la durata del conflitto Sambiase fu retta da una giunta capeggiata da
Paolino Cerra. Questi, comunque, cercò di approfittare, ai primi del 1918, della
realizzazione, da parte delle autorità militari, di un campo di aviazione e
della creazione delle infrastrutture necessarie. Fra cui la fornitura di acqua
potabile, riguardo alla quale chiese che una parte di essa venisse destinata
a incrementare le scarse risorse idriche di Sambiase. Un paio di mesi dopo venne
altresì deliberata la richiesta di un mutuo per la sistemazione dei locali dell'edificio
comunale. Cfr. Archivio comunale di Sambiase (da ora Acsa), Dcc, istituzione
di un campo d'aviazione, 18-2-1918; mutuo di lire 10.000 con la Banca cooperativa
circondariale anonima di Nicastro, 30-4-1918.
3) Sull'illuminazione
elettrica a Nicastro, cfr. il saggio di Masi in questo volume. li primo provvedimento
di illuminazione pubblica con lumi a petrolio, riguardante Sambiase, giunse
dalla nuova giunta, (eletta nel novembre 1920), nel marzo 1921, che deliberò
l'illuminazione pubblica con 100 fari a petrolio. Ivi, marzo 1921.
4) Sulla diminuzione del
focatico, cfr. Acn, Dcc, 14-4-1916; sulla febbre spagnola a Nicastro cfr. ANTONIO
DE SARRO, Le vittime della «spagnola» a Nicastro, in «Storicittà»,
maggio 1995, pp. 180-182; sull'intervento di Renda, cfr. ID., Le restrizioni
alimentari e la battaglia del grano a Nicastro negli anni venti, in «Storicittà»,
aprile 1996, pp. 132-133. D'altra parte la stessa amministrazione comunale,
nel marzo del 1920, aveva avvisato i concittadini che, se la distribuzione dei
generi alimentari era stata scarsa, ci si doveva aspettare di peggio nei mesi
successivi. Cfr. Acn, Dcc, 30-3-1920. Dal punto di vista politico,
già nel settembre 1919 «La nuova stampa», vicina a Renda a sua volta sostenitore
della giunta in carica, aveva accusato la stessa di irregolarità amministrative
e ricordava il malumore della popolazione che la accusava di inerzia e di essersi
macchiata durante la guerra di abusi e parzialità nella distribuzione dei generi
alimentari. Cfr. Archivio di Stato di Catanzaro, Gabinetto di prefettura,
(d'ora in poi Ascz, Gdp), b. 368, sottoprefetto a prefetto, 18 ottobre
1919. Qualche giorno dopo il prefetto inviava un ispettore a Nicastro per verificare
la fondatezza delle accuse. Cfr. ivi, prefetto, 24-10-1919.
5) Nel
bilancio di previsione del 1918 le nuove entrate per circa 8.000 lire, ottenute
con la vendita della legna del bosco demaniale, erano finalizzate alla copertura
dell'indennità di caroviveri ai dipendenti comunali. Due anni dopo un modesto
aumento della tassa sul bestiame veniva anch'esso finalizzato all'aumento degli
stipendi e dei salari agli impiegati comunali, che un provvedimento del luglio
di quello stesso anno individuava in 7 impiegati (compreso a segretario), un
perito, 6 guardie comunali, 11 addetti alla nettezza urbana e 2 custodi del
cimitero. Cfr. Acsa, Dcc, 23-1-1918; ivi, 10-5-1920; ivi,
23-7-1920. Sulla situazione finanziaria comunale nell'età della giunta Cerra
si soffermava una inchiesta del 1923, che sottolineava come le entrate comunali
erano soprattutto fondate sulle rendite provenienti dai beni immobili di proprietà
comunale, ma che la pressione fiscale sui cittadini era molto bassa. Ciò nonostante,
su un bilancio complessivo di circa 200.000 lire, il disavanzo era di appena
8.000 lire, ma la situazione dei debiti fuori bilancio era di 32.948 lire e
ciò rendeva non perseguibile la strada della concessione di nuovi mutui da parte
statale. Cfr. anche ivi, relazione d'inchiesta sull'amministrazione
comunale, 16-12-1923. Sui provvedimenti della giunta Cerra tra il luglio 1919
e il giugno dell'anno successivo, cfr. ivi, 11-7-1919, con la segnalazione
che «la riunione del consiglio non si è potuta tenere perché sindaco e giunta
sono impegnati con il tenente dei carabinieri a stabilire il calmiere... stante
le agitazioni popolari che serpeggiano in tutta Italia»; ivi, 15-1-1920,
con la richiesta al governo di lavori pubblici per lenire la disoccupazione;
ivi, 29-1-1920, con il progetto di esproprio di Orto Tavano, per ricavarvi
oltre 100 suoli edificatori per case popolari; ivi, 20-4-1920, per
il progetto della fognatura; ivi, 22-6-1920, per l'istituzione dell'asilo
infantile. Cfr. ivi, 19-12-1919, dimissioni del sindaco Cerra e rigetto
delle stesse da parte del consiglio; 29-6-1920, dimissioni degli assessori,
sostituiti dal consiglio; 19-8-1920, dimissioni del sindaco Cerra, accettate
dal consiglio.
5 bis - nostra annotazione)
Aurelio d'Ippolito : (
dal libro "Come Ricordo il mio Paese" p.76)
" Il Cav. Giustiniano Porchia per alcuni anni ricoprì, appunto, la carica
di Podestà. In quel periodo tutto andava bene e la gente commentava positivamente
il suo operato. Con lui, il nostro paese subì una trasformazione importante.
Sambiase necessitava dei servizi primari. Mancavano, in altre parole, l'acqua
potabile in casa, la rete fognante, la pavimentazione stradale. Non esisteva
pubblica illuminazione, ma solo qualche lampione ubicato nel punto più importante,
che fungeva più che altro come punto di riferimento. Questi ultimi erano accesi
all'imbrunire da un addetto che era chiamato "'u lampiunàru" e che poi provvedeva
anche a spegnerli al mattino.L'interessamento del Podestà fu tale che, nel volgere
di poco tempo, colmò le sopraddette lacune ed il paese mutò radicalmente aspetto,
tanto da far sentire noi cittadini come gente veramente degna di un paese civile.
Egli proibì a tutti i proprietari d'animali di tenere le bestie nelle abitazioni
civili e, comunque, nelle vicinanze del centro abitato. Fece iniziare a pulire
le strade con diligenza e severità con pesanti ammende per coloro che sporcavano
in qualche modo le vie pubbliche.Purtroppo, così come spesso avviene in ogni
parte del mondo, le cose non sempre vanno tutte per il verso giusto e anche
per questa brava persona arrivò un periodo davvero sfortunato. Fu costretto,
per una serie di disavventure, a vendere tutto ciò che possedeva e ad emigrare
senza far più ritorno. L'invidia e la gelosia sono sempre esistite e, finché
l'uomo regnerà sulla terra, queste regneranno con lui! "
6) Ivi,
elezione del sindaco Giustiniano Porchia, 10-11-1920. Sull'orientamento politico
combattentistico della lista Porchia e sui risultati elettorali plebiscitari,
cfr. Ascz, Gdp, b. 390, Giustiniano Porchia a prefetto, 2-2-1931.
7) Per l'aumento della
pressione fiscale e i provvedimenti a favore delle strade interpoderali, cfr.
ivi, bilancio di previsione per il 1921, 5-3-1921; per la concessione del
mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti, cfr. ivi, 22¬3-1922;
per l'adesione al Consorzio per l'acquedotto silano, cfr. ivi, 22-4-1923;
per l'elettrificazione della cittadina, cfr. ivi, 24-1-1925.
8) Acsa, Dcc,
16-12-1923.
9) Ascz Gdp,
b. 108.1, sottoprefetto di Nicastro a prefetto 14 - 4 -1924. II sottoprefetto
nel narrare i fatti citati nel testo, sottolineava altresì che la manifestazione
antifascista era sostenuta da elementi della malavita sambiasina e che essa
assumeva un carattere politico contrario alla giunta Porchia.
10) Sulla
mancata votazione della cittadinanza onoraria da parte del consiglio di Sambiase,
cfr. Acsa, Dcc; per il voto favorevole del consiglio di Nicastro cfr. invece
Acn, Dcc, 21 maggio 1924. Sul preteso antifascismo di Porchia insisteranno
spesso, negli anni successivi, i suoi nemici politici e perfino i carabinieri
di Sambiase, che in un rapporto al prefetto del 1930 sottolineavano che nell'estate
del 1922, durante un periodo di vacanza a Decollatura, aveva criticato pubblicamente
il partito fascista; che nel 1923 (senza precisazione di date) si era opposto
alla costituzione del "Fascio" a Sambiase, minacciando di lanciargli contro
la malavita; che nel 1924 aveva fatto venir meno il numero legale per evitare
di assegnare la cittadinanza onoraria a Mussolini; che nel 1925 l'amministrazione
Porchia e il consiglio erano stati sciolti perché accusati di antifascismo.
Cfr. Ascz, Gdp, b. 390, carabinieri a prefetto, 13-11-1930. Sull'imprecisione
riguardante la data di scioglimento non ci sono dubbi. Anche sulle altre informazioni
occorre tener conto di un atteggiamento sfavorevole al Porchia da parte dei
carabinieri di Sambiase, poiché questi li aveva in più occasioni criticati.
Quanto alla nascita della sezione del Pnf di Sambiase le uniche fonti disponibili
sono costituite da 11 schede provenienti dalla stessa sezione fascista di Sambiase
riguardanti altrettanti gerarchi locali, di cui si riporta la data di iscrizione
al partito. Naturalmente queste schede non si riferiscono alla nascita del "Fascio"
sambiasino, bensì soltanto all'adesione al partito di ciascuno dei personaggi.
Nell'ordine di anzianità di adesione il primo è Vincenzo Esposito, che avrebbe
aderito al "Fascio" il 28 marzo 1919 (ma la data risulta tanto inverosimile
che ven¬ne cancellata e sostituita con l'altra dell' 1-10-1923 ). Il più anziano
risulterebbe perciò Raffaele Monardo, con data di adesione 6-2-1920; subito
dopo Filippo Lico (30-11-1922); ancora Pasquale Agapito (26-12-1922). Nelle
altre sette schede la data di iscrizione al partito è un generico 1923, ivi
compresa quella dell'allora sindaco Giustiniano Porchia che, secondo il citato
documento dei carabinieri, si sarebbe invece iscritto al partito solo nel 1926.
Cfr. ivi, schede del Pnf di Sambiase; per il rapporto dei carabinieri,
cfr. ivi, carabinieri a prefetto, 13-11-1930. Dalla documentazione
esistente si può dedurre che una sezione fascista si è quasi certamente costituita
a Sambiase non prima del 1923.
10bis - nostra annotazione ) GIUSTINIANO
PORCHIO in " Appunti " (Archivio Vescio
di Martiranno), di Ferdinando dott. T.M. Vescio,
Storicittà anno XI n°106, giugno 2002, p.37, è scritto : ( a proposito
della travagliata vita politica del compianto Giustiniano Porchio)
" ........ è lecito supporre un complotto che
coinvolse elementi dirigenziali del paese in combutta con le istituzioni dello
Stato. Anni prima vi fu l'omicidio dell'impresario Pietro Moraca appaltatore
della fognatura di Sambiase, ed a condurre le indagini sia per l'omicidio che
per gli attentati al Cav. Porchio avrebbe dovuto essere il Comandante dei RR.CC.
di Sambiase Maresciallo Francesco Sabino.
Per poter chiarire l'intricata matassa bisognerebbe con pazienza certosina esaminare
tutto il periodo e gli intrecci relativi tra i vari momenti; sta di fatto che
ancora oggi a Sambiase si fanno i nomi di attentatori e congiurati, creando
a volte confusione, ma basarsi solo su i si dice diventerebbe pettegolezzo di
poco conto che non ci può e non ci deve interessare.
Il Cav. Giustiniano Porchio interpretò la politica come servizio e non si servì
mai di essa per raggiungere scopi personali. Era ricco, ed era nato ricco e
quel che più conta aveva inculcato il vero senso dell'onorabilità e della notabilità,
raggiunti non già per la ricchezza e per il potere ad ogni costo, ma per l'integrità
morale, patrimonio ed insegnamento tangibile lasciatigli dal padre, e quale
figlio esemplare ne perdurava l'esempio sin da farne tradizione familiare, imponendo
a sé stesso che l'etica governasse ogni sua azione e che con il giusto operare
conseguisse dignità ed autorità, e poi essere guida fra gli uomini.
Per Sambiase di quei tempi, così egli apparteneva ad un mondo molto lontano;
la sua educazione era diversa, tanto che i suoi simili, forse, non si ritenevano
tali e mal sopportavano il suo carisma innato e non preteso per l'arroganza
e per il potere esercitato.
Era un oratore brillante e forbito, dotato di carattere aperto e gioviale, sempre
disponibile a tendere la mano a quanti gliela chiedevano.
Nonostante la sua rettitudine ed il generoso impegno per la città (a lui si
devono, fra l'altro, oltre agli interventi elencati dallo stesso, la paternità
dell'opera di pavimentazione in porfido da Piazza Fiorentino a Via Armando Diaz
e le varie pavimentazioni ( 'mpitrati )e la progettazione del monumento ai Caduti
di Sambiase in pietra carsica) fu costretto ad abbandonare la carica di podestà
e si dimise con la seguente lettera inoltrata al Prefetto di Catanzaro " : Il
sottoscritto Porchio Giustiniano, Podestà di questo Comune, si onora di volgere
preghiera all'E.V. perché voglia accettare le sue dimessioni da tale carica.
Egli in conseguenza delle ferite riportate nell'attentato patito il l'ottobre
1930, e per un recente grave lutto, ha bisogno di un periodo di assoluto riposo
e di completa tranquillità. Le dimissioni si rendono altresì necessarie perché
possa avere un maggior libero corso l'opera della Giustizia per l'istruttoria
in atto e perché sia ancora più facilitata un'eventuale ulteriore indagine di
Polizia Giudiziaria. Egli ha la piena coscienza di aver servito fedelmente,
rettamente la Nazione ed il Partito e sarà lieto di poter continuare a dare
la sua modesta operosità da semplice gregario. Per il Duce oggi, domani, sempre.
La ringrazia, Eccellenza, per la fiducia che ha riporto in lui e con i sensi
della più profonda osservanza ossequia.
Giustiniano Porchio
Sambiase 27 febbraio 1931 Anno IX E.F.
(scrive ancora il
dott. Vescio) " Il Cav. Porchio lasciò Sambiase l'11 settembre del
1933 per trasferirsi dapprima a Cosenza e poi a Palermo dove morì il 3 giugno
del 1959 alle ore 15.
II forzato esilio subito dalla sua città natale - alla quale tanto aveva dato
e nella quale tanto aveva sperato - fu sempre tanto sofferto e per l'ingiustizia
ricevuta neppure da morto volle tomarvi. Ma è pur vero che nell'aneddotica locale
la sua figura è rimasta proverbiale per la sua giustizia, imparzialità e lungimiranza.
Se Porchio fu il suo cognome ufficiale, ancora oggi gli anziani e chi lo conobbe
lo ricordano come 'u Podestà Porchja o più affettuosamente don Giugiù o semplicemente
Giugiù Porchja; dato che Giugiù era il vezzeggiativo di Giustiniano usato dai
familiari e dagli amici intimi".
11) Nella
decisione incise anche il fatto che il comune non aveva nemmeno le risorse necessarie
all'acquisto del chinino per la lotta contro la malaria. Acsa, Dcp,
12-7-1924.
12) Per le attività di
Votta cfr. ivi, 28-2-1925; avi, 9-6-1925, indagine sulla situazione
finanziaria dell'ente comunale e progetto di risanamento; ivi, 24-4-1926,
accettazione del mutuo della fognatura; ivi, 21-7-1926, posa della prima pietra
alla presenza di Ernesto Galeazzi, Salvatore Renda ed Edoardo Salerno.