
Come avvenne La Nascita di Lamezia
Opinione diffusa è che l'artefice principale della conurbazione
di Lamezia Terme, cui va l'alloro di padre fondatore, fu il sen. Arturo Perugini.
In una conferenza stampa tenuta nel gabinetto dall'allora Sindaco di Nicastro,
avv. Antonio Magnavita il 31 ottobre 1963 annunciò di aver presentato alla Presidenza
del Senato in data 29 ottobre 1963 un disegno di legge che mirava all'unificazione
dei Comuni di Nicastro, Sambiase e di S. Eufemia Lamezia in un unico comune
con la denominazione, appunto, di Lamezia Terme.
La scelta
del nome Terme fu per il fatto del termalismo […] allora si pensava che con
gli scavi archeologici venisse davvero fuori l'antica Lamezia, la vetus civitas.
[…] una città di cui ha parlato anche Aristotele, il golfo si chiamava
"sinus
lamaeticus" […] poi le ricerche storico-archeologiche hanno dimostrato
che questo sito non esisteva […] era in realtà Terina e non Lamezia ed il
golfo veniva chiamato
"sinus terineus", addirittura in una vecchia
carta olandese c'è disegnato uno scoglio recante la scritta
"scopulus
terineus e non lamaeticus". (v. Int. V). La proposta di legge Perugini
di unire i comuni non costituiva di certo una novità. Circa 40 anni prima,
infatti, era già stato pensata da una altro parlamentare nicastrese il sen.
Salvatore Renda. Questi era spinto dall'onda delle politiche di popolamento
delle campagne operate durante il regime dittatoriale fascista. Dello stesso
periodo (1927) è la costituzione della grande Reggio Calabria che univa 14
piccoli comuni soprattutto delle aree collinari. L'idea era addirittura di
fare di Nicastro una provincia. La legge riguardava l'unione dei comuni di
Nicastro e di Sambiase, non essendo ancora stato istituito il Comune di S.
Eufemia Lamezia. Quest'ultimo comune, infatti, sarà costituito per volontà
del Regime Fascista attorno al preesistente nucleo ferroviario denominato
"Sant'Eufemia Biforcazione", con la legge 8 aprile 1935 n. 639. Ma
le pretese e le ambizioni mosse nel 1927 dal senatore Renda non furono accolte
dagli amministratori
del comune di Sambiase che non vollero rinunciare
alla propria autonomia e soprattutto ricadere sotto la denominazione di nicastresi.
Maggiore fortuna ebbe il senatore Perugini che da "ardito combattente", (così
dipinto dalle cronache locali) intendeva invece portare a termine la sua sfida.
Da convinto stratega cominciò così a trovarsi degli alleati. Inizia a tracciare
la trama con il suo amico e collega di partito l'onorevole Salvatore Foderaro,
entrambi democratici cristiani, per indurlo a presentare all'altro ramo del
Parlamento un disegno di legge analogo al suo che rafforzasse l'idea e la
volontà politica locale della conurbazione. Il disegno di legge Foderaro fu
presentato alla Camera dei deputati il 4 novembre 1963; sosteneva l'interesse
vitale della comunità locale e per l'avvenire economico della piana e dei
paesi del comprensorio della piana lametina. C'è da sottolineare che i due
disegni di legge differivano di poco, differivano solo nella parte inerente
l'attribuzione del riconoscimento di stazione di cura, di soggiorno e turismo.
Il 13 novembre del 1963 nel salone della
Società Operaia in via indipendenza,
il senatore Perugini illustrò agli amministratori dei tre comuni i motivi
che lo avevano indotto a presentare il disegno di legge su Lamezia Terme.
I motivi si possono desumere dalla lettura del DDL sui vantaggi che l'istituzione
di un unico Comune avrebbe comportato, che si basano solo sulla centralità
geografica rispetto alla regione Calabria non ancora dotata né dell'aeroporto
internazionale né dall'autostrada SA-RC e della superstrada dei Due Mari.
Queste venivano indicate come condizioni favorevoli per un immediato sviluppo
che solo con una unione amministrativa poteva avere un impulso più marcato.
"Nel mese di marzo 1964 la Commissione del Senato, alla quale era stato
affidato l'incarico di esaminare preventivamente il disegno di legge Perugini,
decise che, in base a quanto era sancito dall'art. 133 della Costituzione
della Repubblica, la decisione in merito spettava al governo regionale, che
aveva il potere legislativo di azione (art. 117) per provvedimenti del genere"(nota
storica). La questione era di difficile soluzione in quanto la Regione Calabria,
non era ancora stata istituita. Il decentramento Regionale, fatta eccezione
per le regioni a statuto speciale, venne avviato in Italia con le elezioni
dei primi consigli regionali a statuto ordinario nel giugno del 1970. In realtà:
". Presenta questo progetto di legge che è sottoposto all'esame delle
commissioni competenti del Senato. Relatore di questo progetto di legge è
il Sen. Gigliotti, il quale originario di Decollatura (CZ) ma trapiantato
a Roma e qui eletto in uno dei collegi senatoriali della capitale nelle liste
del P.C.I..
Il senatore Gigliotti esamina il progetto di legge e mette
in evidenza il fatto che, conoscendo la realtà lametina, gli risultasse estremamente
difficile convincersi della spinta all'unificazione in base alla storica contrapposizione
tra Nicastro e Sambiase. Ma al di là di questo sorgeva un problema
inerente la copertura finanziaria. Non bastava unificare tre Comuni, c'erano
dei costi aggiuntivi a quelli attuali relativamente ai servizi, all'anagrafe
lo stato civile ecc. ecc. Per cui alla fine il provvedimento è accantonato
anche se, nel corso della discussione, è elogiato il progetto di unificazione
in special modo riferito ad una regione come la Calabria. Ecco quanto espresso
da parte del Presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato:
"Nella
compilazione del parere sul disegno di legge (Perugini) la prego di tenere
presenti considerazioni relative alle conseguenze: esaminato il progetto di
legge n. 262 propongo allo stato dei fatti parere contrario, poiché a prescindere
dal merito del provvedimento non sono stati neppure sentiti i rispettivi Consigli
Comunali, manca nella relazione qualsiasi indicazione sul costo dei servizi
pubblici che sarebbe necessario istituire o incrementare unificando i comuni
[…] vero è che le ultime case di Nicastro distano 2 Km dal centro abitato
di Sambiase, ma è da osservare che il piccolo centro di S Eufemia dista da
Nicastro circa 10 Km. Con i più cordiali saluti ecc.". Dopo questa
discussione al Senato il provvedimento rimane accantonato, cioè lettera morta,
come altrettanti progetti di legge che si presentano". (v. Int. I). Per i
tre anni successivi non si parlò più di conurbazione ma una rapida accelerazione
avvenne verso la fine del 1967 (Gabinetto Moro), l'anno dopo si sarebbe votato
per le politiche. Questa è una coincidenza che si ripete, infatti, anche nel
1963 la presentazione del disegno di legge coincise, quella volta, con le
elezioni comunali che si sarebbero tenute l'anno dopo. Una circostanza, quella
elettorale, da tenere in considerazione nel quadro delle reali motivazioni
che spinsero all'unione. "
Ad una certa fase, con l'avvicinarsi delle elezione
del '68, viene riesumato questo provvedimento… […] Ma ci fu un altro avvenimento
convergente che era l'ipotesi della soppressione della Diocesi. Ipotesi
non significava che la Diocesi di Nicastro doveva essere necessariamente soppressa.
In questo senso la chiesa locale avrebbe operato a favore di una unione ai
vertici del Governo Nazionale al fine di evitare lo smembramento della Diocesi.
C'era a Lamezia un Vescovo che era stato professore di Moro…". (v. Int. I).
"Era fraterno amico di Aldo Moro, anch'esso pugliese e suo allievo, allora
Presidente del Consiglio. Mons. Luisi riuscì a non far accorpare la diocesi
di Nicastro a quella di Catanzaro con un lungo memoriale, che compilò e spedì
alla S. Sede. Nel primo paragrafo di questo memoriale il vescovo così scrive:
"…secondo un progetto di legge, presentato dal Senatore Arturo Perugini e
in discussione alla Camera e al Senato, è previsto l'accorpamento dei tre
comuni di Nicastro, Sambiase e S. Eufemia Lamezia, se, come sembra,
il disegno di legge sarà approvato, la nuova città di Lamezia Terme avrà una
popolazione di circa 50.000 abitanti. In quel
"se come sembra"
del memoriale di Mons. Luisi, molti hanno visto l'interessamento del
vescovo per l'unificazione dei tre Comuni presso il suo fraterno amico Aldo
Moro…[…]. La notizia, per la verità, non è scritta in nessun documento di
archivio, ma il fatto che sia circolata nel lametino per lungo tempo, le conferisce
una buona base di credibilità. …". (v. Int. II). "Ma a questo punto com'era
possibile che il Vaticano rinunciasse ad una sede così appetibile…". (v. Int.
I). Visto che da lì a poco sarebbe nata una grande realtà urbana, la quarta
della Calabria?
A questo punto accadde qualcosa. Se per i tre anni non si parlò
più di conurbazione, tanto che il progetto di legge fu di fatto bocciato,
ma una rapida ed improvvisa accelerazione avvenne verso la fine del 1967, proprio
sotto il Gabinetto Moro. La soluzione poteva venire dalla Commissione Affari
della Presidenza del Consiglio e dell'Interno presso il Senato. La costituzione
del Comune di Lamezia Terme venne discussa e approvata in sede deliberante dalla
Iˆ Commissione del Senato mercoledì 18 ottobre 1967. La discussione
si risolse in pochissimo tempo. Alla fine il sen. Perugini rilasciò la
seguente dichiarazione: "La proposta quando sarà approvata anche
alla Camera, trasformerà tre centri urbani in un unico centro in piena
sistemabilità urbanistica, alla confluenza di rilevanti vie di comunicazione
in atto o di prossima realizzazione, beneficiario di condizioni agricole e commerciali,
industriali, turistiche di sicuro e rapido sviluppo". Una particolarità
molto importante per capire il meccanismo che si era messo in moto. Al Senato
Perugini non compare anche se aveva tutto il diritto di partecipare, ma non
di votare, alla discussione per sostenere il suo disegno di legge […]
Così alla Camera tutta la gestione la fa Bisantis destinato succedergli
nel collegio senatoriale". (v. Int. I). Per via di traversie giudiziali,
nel frattempo occorse al sen. Perugini; accuse dalle quali venne successivamente
scagionato. Il testo del disegno di legge approvato al Senato veniva trasmesso
alla Presidenza della Camera dei deputati il 25 ottobre 1967, mercoledì.
La discussione si svolse presso la 2ˆ Commissione Affari della Presidenziali
del Consiglio nella seduta di mercoledì 20 dicembre 1967. Relatore della
legge questa volta è appunto il deputato catanzarese l'On. Fausto Bisantis
di Gimigliano (CZ). Il testo del disegno di legge approvato al Senato veniva
trasmesso alla Presidenza della Camera dei deputati il 25 ottobre 1967, mercoledì.
La discussione si svolse presso la 2ˆ Commissione Affari della Presidenziali
del Consiglio nella seduta di mercoledì 20 dicembre 1967. La proposta
avanzata dall'on. Foderaro, originario di Cortale (Cz), fu dichiarata assorbita
e pertanto, fu cancellata dall'ordine del giorno. La proposta avanzata dall'on.
Foderaro, originario di Cortale (CZ), fu dichiarata assorbita e pertanto, fu
cancellata dall'ordine del giorno. L'On. Foderaro si fece ammettere alla seduta
in base al regolamento della Camera anche con diritto non solo alla parola ma
anche al voto in sostituzione di uno tra i deputati Dagnino e Cassiani, coincidevolmente
assenti quel giorno. (v. App. B 158). "A differenza di Perugini, Foderaro
alla Camera andò in Commissione e questo voleva dire qualcosa. In sostanza
la D.C. aveva scelto una strada: sostituire Perugini, sostituirlo con Bisantis.
Fare il modo che Bisantis fosse il protagonista dell'approvazione del disegno
di legge per avere la carta politica da indicare alla popolazione dai tre Comuni
[…] alle elezioni". (v. Int. I). Il Presidente della Commissione,
Sullo, sottolineò che rinviando al Senato la proposta di legge, per qualche
rettifica formale, si rischiava di non farla approvare prima della fine della
legislatura, anzi sollecitava la commissione affinché il progetto di
legge venisse approvato: "Raccomando vivamente l'approvazione del testo
così come ci proviene dal Senato". (v. App. B p. 158). Ecco
perché l'unico artefice della conurbazione venne riconosciuto nella figura
del sen. Arturo Perugini, nicastrese di nascita e per questo motivo di orgoglio
per sé e per la popolazione di Nicastro. "Lui (Perugini)
è padre della proposta di legge, non è il padre della legge. La
legge è sostanzialmente stata approvata per l'azione svolta da Bisantis
e per queste convergenze di interessi che si sono determinate. Senza
di ciò la legge non sarebbe stata approvata". (v. Int. I). La discussione,
così come era accaduto per il Senato, si esaurì in breve tempo
dalle 11:40 alle 12:10, ma anche i tempi di trasmissione
da una camera all'altra sono brevi. " Il Senato
approva ed approva in commissione in sede deliberante. Dal 18 ottobre al Senato
il 20 dicembre del 1967 si passa già alla Camera. Nemmeno le
leggi finanziarie hanno questa rapidità". (v. Int. I).
Qualche componente la commissione sollevò delle eccezioni riguardo
la volontà popolare del progetto, l'On. Foderaro
e il relatore l'altro deputato calabrese, l'On. Bisantis,
relatore della legge, "garantirono" circa il consenso dei
cittadini dei tre centri. La legge fu votata all'unanimità dai
25 parlamentari della commissione.(v. App. B p. 158). "…A questo
proposito c'è da dire che a norma dell'art. 117 e 133 della Costituzione,
nonché del Testo Unico della legge comunale e provinciale (TULCP), ogni
variazione delle circoscrizioni comunali e provinciali devono essere precedute
dal pronunciamento del consiglio provinciale oltre che da quello dei Comuni
interessati. Questo per far capire come la procedura era abbastanza complicata
e non poteva essere risolta, […] in quel brevissimo periodo occorso per
l'approvazione della legge. In ogni caso i consigli comunali non
furono ufficialmente investiti, c'è il pronunciamento del
Consiglio Comunale di S. Eufemia per un'iniziativa autonoma (contraria)
e "motu propria", ma non c'è un input da parte del
Ministero degli Interni, da parte del Parlamento o da parte dello stesso interessato"
(v. Int. I). "La creazione del nuovo comune era avvenuta quasi
in silenzio perché le popolazioni interessate non erano state informate
della maturazione dell'evento".
(È ciò che afferma Antonio De Sarro
in una cronaca cittadina. (v. nota.). La legge istitutiva del
comune unificato perciò, fu assunta in violazione delle norme costituzionali
che garantiscono l'autonomia degli enti territoriali ed in contrasto col
senso democratico della volontà popolare. L'iniziativa venne
presa al vertice e i componenti la 2ˆ commissione della Camera dei Deputati
- come si legge in un verbale (Bollettino Camera dei deputati n. 674 del 20
dicembre 1967, pag. 894 v. app. legge) - si convinsero che : " ...in tre
comuni della Calabria - con un movimento autonomo di base - si è manifestata
l'esigenza di una concentrazione…" e "… di ciò
si da atto ai tre comuni che hanno promosso l'iniziativa...". (v. App.
B p. 158). Tali affermazioni non corrispondevano a verità
in quanto non era mai stato costituito un "movimento dal basso."
L'art. 133 comma II della Costituzione Repubblicana così recita:
"La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue
leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni
e denominazioni". Era dunque lecito procedere ad una consultazione
referendaria. Ma sia i tempi dell'approvazione, sia l'eventuale risultato
referendario negativo all'unione, hanno indotto a procedere per una via abbastanza
insolita per un paese democratico. Altre violazioni di leggere riguardano, come
detto, il TULCP del 1934 nella parte inerente l'istituzione di nuovi comuni.
"Può considerarsi una iniziativa verticistica? Ricorrente
è l'affermazione secondo la quale dietro tutta l'operazione ci sia l'abile
regia del sen. Arturo Perugini che mise di fronte al fatto compiuto tutti i
cittadini che si trovarono improvvisamente lametini".
Da annotare che si fece ricorso alla procedura legislativa accelerata tramite
commissione in sede deliberante. Appena la legge fu approvata, e prima della
sua promulgazione, vennero costituiti alcuni comitati di agitazione,
ma non si ottenne nessun effetto. "Gli abitanti dei tre comuni
rimasero indifferenti, freddi apatici e non reagirono di fronte a quanto
a loro insaputa, considerando che non si era indetto un referendum per conoscere
il loro giudizio, si stava tramando. L'idea della conurbazione non sembrò
toccare i sindaci dei tre comuni, non lo discussero, non lo
studiarono, non ci fu un coinvolgimento in un progetto che intravedevano se
non come una ipotesi remota". Anche se, come detto, una netta
presa di posizione era stata fatta dal Sindaco di S. Eufemia
Lamezia Costantino Fittante. Come detto la stranezza di questa conurbazione
ebbe successivamente degli strascichi, infatti, nel marzo del 1975 fu costituito
un "Comitato per la ricostruzione dei Comuni di Nicastro,
Sambiase e S. Eufemia" (v. App. B p. 167) il quale si prefiggeva lo
scopo di presentare al consiglio regionale della Calabria un disegno di legge
di iniziativa popolare per l'istituzione dei tre preesistenti Comuni".
Un Notaio (v. Int. IV) per ognuno dei tre centri aveva il compito di
raccogliere le sottoscrizioni. "Fu fatto poi il comitato per la
ricostituzione dei tre comuni era che era prevalentemente formato da persone
di estrazione missina che avevano una spiccata nicastresità,
molto marcata, e tentano anche di sfruttare il rovescio della
medaglia a Sambiase. Ovvero: "nua chi c'intramu
cu Sambiasi" e "nua chi c'intamu cu lli nicastrisi"
.(v. Int. I). "Per quanto mi riguardò io detti la disponibilità,
quale pubblico ufficiale democratico, e accettai a raccogliere le firme. Così
se c'era una categoria di persone scontente che volesse aderire a questa iniziativa
poteva farlo, però, in effetti, poi firme non ne abbiamo raccolte,
o meglio da me non è venuto nessuno. […] Nasce così
solo allo stato di proposta ma poi la cosa non andò avanti.[…]
La scontentezza derivava solo da dalla mancanza di risultati in tempi brevi
[…].
Però, mi pare, firme non ne raccolsi. Nasce così solo allo
stato di proposta ma poi la cosa non andò avanti. Io personalmente non ero d'accordo.
Era assurdo che entro quattro o cinque anni si potessero vedere i risultati
positivi".(Int. IV) Avverso il detto comitato si espressero con pubblici manifesti
il PSI (14/03/75) e la DC (15/03/75) mentre il partito comunista, il PSDI e
i sindacati CGIL-CISL-UIL comunicarono il loro dissenso attraverso volantini,
l'MSI lasciò i propri iscritti liberi di decidere. Il numero dei cittadini che
risposero all'appello del comitato per la ricostruzione furono ben 1500 ma fu
insufficiente per operare un eventuale petizione popolare. Ritornando indietro
nel tempo vediamo in che modo si arrivò all'unione. Il 16 febbraio 1964 al Teatro
Grandinetti di Nicastro si tenne un convegno sulla proposta di creazione di
Lamezia Terme. Moderatore fu il giornalista del "Il Tempo" Pino Rauti, arrivato
da Roma per l'occasione. Contrariamente alle previsioni i parlamentari delle
tre province non furono presenti (eccezione fatta per F. Bisantis, P Buffone,
E. Pucci e A Spinelli), come pure erano assenti i sindaci dei 27 comuni che
gravitavano sulla piana e i dirigenti delle varie organizzazioni sindacali locali
e provinciali. "L'affluenza del pubblico fu molto scarsa e ciò conferma come
l'attenzione della cittadinanza era pressoché inesistente, come in realtà non
c'era una corrente anche intellettuale a favore di un progetto comune che poteva
influenzare i ceti meno abbienti della popolazione" . I sindaci,
nel periodo della conurbazione erano il prof. Costantino
Fittante per il comune di S. Eufemia Lamezia, il prof. Francesco
Bevilacqua per il comune di Nicastro e l'avv.
Giovanni Renda per il comune di Sambiase. Le coalizioni
erano centro sinistra (alcuni DC e PCI) a Nicastro, di centro a Sambiase, di
sinistra (PCI) a S. Eufemia Lamezia.(v. Int. I). "Altrettanto indifferenti
si mostrarono i tre sindaci, i partiti politici, le organizzazioni sindacali,
le varie associazioni, gli uomini di cultura che preferirono ignorare la questione
dell'unione dei tre comuni. Non ci fu nessuno studio che facesse emergere
i vantaggi di questa operazione oppure quanto questo sarebbe
stato sconveniente per le popolazioni che abitavano la piana"."Tale
comportamento, a distanza di anni, deve essere considerato
deplorevole non tanto per il cosiddetto popolo minuto che aveva
altro cui pensare, ma principalmente per coloro che contavano e che
non mossero un dito per cercare di rendersi conto di quanto a Roma si stava
per concretizzare alle spalle delle ignare popolazioni. I partiti politici,
i sindacati, gli eletti dal popolo, standone in silenzio, si assunsero una pesante
responsabilità". In realtà oramai è nota l'opposizione del comune di
S. Eufemia e del suo sindaco Costantino Fittante:
" … Al momento della pubblicazione della proposta di legge Perugini
il Consiglio Comunale di S. Eufemia esprime le sue valutazioni contrarie. (v
App. B p. 158). In ogni caso i consigli comunali non furono ufficialmente investiti…[…]
Ma qui bisognava sottolineare un aspetto che non si era pregiudizialmente
contrari al progetto. Si poteva anche arrivare alla unificazione
ma preceduta da un processo lungo il quale si unificassero
i servizi, si realizzasse un piano regolatore intercomunale, un piano di sviluppo
del territorio ecc. ecc. Alla fine si
poteva realizzare la sovrastruttura amministrativa comune. […]
Né il Comune di Nicastro né il Comune di Sambiase sostanzialmente si sono mai
pronunciati nel merito alla proposta di legge". (v. Int. I). In verità,
come sottolineò il Presidente della Commissione, Sullo, rinviando
al Senato la proposta di legge, per qualche rettifica formale, si rischiava
di non farla approvare prima della fine della legislatura . Ecco perché l'unico
artefice della conurbazione venne riconosciuto nella figura del sen. Arturo
Perugini, nicastrese di nascita e per questo motivo di orgoglio per sé e per
la popolazione di Nicastro. La discussione, così come era accaduto
per il Senato, si esaurì in breve tempo. Qualche componente la commissione sollevò
delle eccezioni riguardo la volontà popolare del progetto, l'On. Foderaro ed
un altro deputato catanzarese, l'On. Bisantis, relatore della legge, "garantirono"
circa il consenso dei cittadini dei tre centri. La legge fu votata all'unanimità
dai 25 parlamentari della commissione. "La creazione del nuovo comune
era avvenuta quasi in silenzio perché le popolazioni interessate non erano state
informate della maturazione dell'evento".
(È ciò che afferma Antonio De Sarro in una
cronaca cittadina v. nota). La legge istitutiva del comune unificato perciò,
fu assunta in violazione delle norme costituzionali che garantiscono l'autonomia
degli enti territoriali ed in contrasto col senso democratico della volontà
popolare. L'iniziativa venne presa al vertice e i componenti la 2ˆ commissione
della Camera dei Deputati - come si legge in un verbale - si convinsero che
"in tre comuni della Calabria - con un movimento autonomo di base - si
è manifestata l'esigenza di una concentrazione…" "…
di ciò si da atto ai tre comuni che hanno promosso l'iniziativa..."
(Bollettino Camera dei deputati n. 674 del 20 dicembre 1967, pag. 894). Tali
affermazioni non corrispondevano a verità in quanto non era mai stato
costituito un "movimento dal basso".(v. App. B p. 158). L'art. 133
comma II della Costituzione Repubblicana così recita: "La Regione,
sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio
territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni".
Altre violazioni di leggere riguardano il TULCP del 1934 nella parte inerente
l'istituzione di nuovi comuni. "Può considerarsi una iniziativa
verticistica? Ricorrente è l'affermazione secondo la quale dietro tutta
l'operazione ci sia l'abile regia del sen. Arturo Perugini che mise di fronte
al fatto compiuto tutti i cittadini che si trovarono improvvisamente lametini"
. Da annotare che si fece ricorso alla procedura legislativa accelerata tramite
commissione in sede deliberante. Appena la legge fu approvata, e prima della
sua promulgazione, vennero costituiti alcuni comitati di agitazione, ma non
si ottenne nessun effetto. Avverso il detto comitato si espressero con pubblici
manifesti il PSI (14/03/75) e la DC (15/03/75) mentre il partito comunista,
il PSDI e i sindacati CGIL-CISL-UIL comunicarono il loro dissenso attraverso
volantini, l'MSI lasciò i propri iscritti liberi di decidere . Il numero
dei cittadini che risposero all'appello del comitato per la ricostruzione furono
ben 1500 ma fu insufficiente per operare un eventuale petizione popolare. "All'indomani
dell'approvazione definitiva del progetto di legge, il sindaco di Nicastro prof.
Francesco Bevilacqua fece pervenire al sen. Perugini un telegramma di compiacimento
per l'attuazione di un progetto di legge che inciderà notevolmente sullo
"sviluppo socio-economico dell'intera Calabria". Ecco cosa
afferma oggi uno dei componenti il comitato: "Anche
se a livello personale del campanilismo permane dobbiamo riconoscere
che oggi Lamezia è una grande realtà. Ora siamo lametini".
Le intuizioni di Perugini sono ancora attuali e a lui va naturalmente attribuito
il merito dell'unione. Nonostante siano passati oltre 30 anni il progetto
politico di città Regione al servizio della Calabria, alla stregua di
Brasilia per il Brasile, non è ancora stato realizzato.
NB : Il seguente articolo è stato tratto dal sito
www.lametropolis.it il cui titolo originale è "La nascita di Lamezia". La redazione di www.sambiase.com porge un sentito ringraziamento all'autore e alla redazione di lametropolis che lo ha pubblicato su web.
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