Resti di antiche colonne agli angoli di alcune strade di Sambiase
di Giuseppe Ruberto
Quattro resti di colonne di cui una tortile di marmo tipica dei chiostri e tre di granito poste a paracarro agli angoli di alcune vie principali del centro storico sono state poste all’attenzione dallo scrivente ( il quale da anni si dedica, per passione, alla riscoperta della storia e cultura del quartiere di Sambiase) all’Associazione Archeologica lametina di cui fa parte.
Tre delle quattro colonne sembrerebbero della stessa fattura di quelle collocate nei pressi del piazzale antistante la chiesa di S. Giovanni Battista a Sant’Eufemia Vetere provenienti dall’Abbazia Benedettina, mentre la quarta apparterrebbe ad un chiostro.
Nulla toglie che si trovassero già in loco. Perché? Da uno studio pubblicato nel volume (1) “ La Via Annia Popilia in Calabria, rilievo e costruzione, edito da Laruffa” l’autore ,Vincenzo Spanò, al capitolo V° sostiene attraverso i suoi studi che la via consolare Popilia (che andava da Capua a Reggio oltrepassando i territori di Martirano Antico, Conflenti e la pianura di S. Eufemia Lamezia)

Disegno eseguito dall' architetto Enzo Spanò,pag.137
scendeva dalla cona di S. Mazzeo per le contrade collinari sambiasine di Caria, Acquadauzano, Gabella, Oppolese (qui si è trovato un segmento della consolare) per entrare in via Cittadella (rione Miraglia) per proseguire lungo la via Vittorio Emanuele fino a via delle Rose proseguendo lungo il corso del torrente "Cantagalli".

Carta plarimentrica di Sambiase a cura dell' architetto Enzo Spanò,pag.133
La carreggiata, (secondo quanto emerso dallo studio di Enzo Spanò, all'altezza della c.da Ciaramidio si diramava ad est verso il bivio Palazzo (Ad Turris ad Turres) , per le terme di Acconia (Aque Ange)....... fino alla città di Reggio Calabria.

Disegno eseguito da architetto Enzo Spanò,pag.127

foto archivio Gierre (sambiase.com)
Questi reperti che oggi rappresentano la testimonianza di un antico passato (ve ne erano in quasi tutti gli angoli delle vie principali dei rioni del centro storico) potrebbero esser stati trasportati da qualche fattoria "Villae" romana sorta nella periferia ovest del centro storico? Ci viene in mente che proprio a poca distanza di questo antico abitato fu rinvenuto , a cura dell'Associazione archeologica lametina, un pavimento riferito a epoca romana. Il ritrovamento delle colonne e lo stesso pavimento romano ci permette di ipotizzare che veramente le radici dell’attuale Sambiase risalirebbero ad epoche più antiche rispetto a quelle bizantine fin ad oggi sostenute? Sull’ipotesi di cui sopra gli illustri archeologi Gabriele Barrio e Paolo Orsi ci hanno tramandato: il primo sostenne, attraverso gli Itinerari di Antonino che:" Blasium era chiamata in epoca romana Due Torri "; il secondo (fondatore della Sopraintendenza archeologica calabrese,) presente sul territorio sambiasino nel 1921 ebbe a scrivere: " Nel fondo Zupello vi sono abbondanti ruderi in mattoni e coccio pesti e una colonna di granito; mentre sul lato meridionale dello stesso podere ci sono tracce di sepolcro romano di età imperiale, come di lucerne, vasi e monete ” .

foto archivio Gierre (sambiase.com)
Per quanto concerne invece i resti della colonna tortile posta all'angolo di casa Cataldi in via Verdi (l'angolo e attiguo al vecchio "Vaglio" del Palazzo Nicotera) forse anch'essa non è del tutto casuale. Lo storiografo Enrico Borrello ( vedi a pag. 303) nel libro “Scritti Vari - giornalisti,narrativi, storiografici a cura di Renato Borrello - Rubbettino editore”) riporta, secondo quanto a lui raccontato da un erede del patriota Giovanni Nicotera che: "... vi era attaccato al Palazzo Nicotera un fabbricato diroccato dal terremoto (1638) sul quale sorgeva il Convento delle Clarissse, con attiguo un giardino murato….etc.etc.” Lo stesso storico pur adoperandosi in minuziose ricerche nei vari archivi (tra cui quelli diocesani e vaticani) non trovò niente di documentato. E certo comunque che essendocci ancora rimasti dei fregi in quello che è il " Vaglio del palazzo Nicotera" Borrello concludeva a proposito: “...che senza dubbio ci doveva essere davvero un abitazione per religiosi”.
CONCLUSIONI:
Alla luce di questi nuovi resti archeologici l'interrogativo è se l'odierno territorio di Sambiase prima di diventare bizantino fu preceduto da un avamposto romano? Ho addirittura più antico, come lo stesso Paolo Orsi ipotizzò, come appartenente a "campagna" terinea?
Giuseppe Ruberto
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Note:
(1) L'architetto Vincenzo Spanò, autore dell'opera, consegna alla comunità calabrese il risultato di un lavoro scrupoloso, difficilissimo e durato quasi cinque anni, che ci consente di ricostruire il tracciato e la storia della prima strada consolare nel territorio della nostra regione. Il grande merito dell'autore è stato quello di aver caparbiamente ricercato e trovato, facendosi guidare soprattutto dalle fonti storiche. Lo ha fatto in condizioni avverse, avvolte proibitive, per le asperità che caratterizzano il territorio calabrese, percorrendo molti chilometri a piedi. Il testo, e le fotografie le stesse cartine topografiche che arricchiscono questo volume ci inducono a sottolineare uno dei maggiori pregi dei Romani di quell'epoca: la maestria nel campo della logistica.
nb: La nota è tratta dalla presentazione del libro (pag.7) di Giuseppe Bova (Pres. del Cons. regionale della Calabria).