ARCHITETTURA E OPERE PITTORICHE
nella chiesa di S.Francesco di Paola a Sambiase (1)
La Spiritualità Minima
tra arte e storia
Nota introduttiva a cura di G.Ruberto Nella ricorrenza del 500 ° anno dalla morte di S.Francesco di Paola la comunità
dei Padri Minimi ha reso pubblico,tramite un progetto grafico a cura di Gianna
Maione architetto, il patrimonio storico,architettonico,dipinti murali e su
tela esistente all'interno chiesa di S.Francesco di Paola a Sambiase. Il contenuto
di questo progetto viene presentato anche attraverso il nostro portale www.sambiase.com
allo scopo che arrivi nelle case e nei cuori dei devoti sambiasini residenti
nelle contrade e nelle città del mondo.
CENNI STORICI
SULLA CHIESA
La
Chiesa di San Francesco, già conosciuta con il nome di Chiesa della
Madonna degli infermi, risale alla seconda metà del 1400. II 20
giugno 1508, l'Arcidiacono della Cattedrale, D. Giovanni Senatorelli concede
l'esistente Chiesa e il Convento annesso all'Ordine dei Minimi. I Padri l'acquisiscono
ufficialmente il 3 aprile 1520. Per ringraziare il donatore dopo la sua morte,
avvenuta nel 1522, i Frati seppelliscono i suoi resti all'interno della Chiesa
stessa. II sisma del 1638 danneggia gravemente le strutture conventuali. Nel
1650 l'edificio ritorna a funzionare, anche se restano le tracce dei danni provocati
dal terremoto. Il 12 aprile 1664 il Papa Urbano VIII proclama San Francesco
Patrono di Sambiase.
Nel 1806 con l'abolizione della feudalità e la confisca dei beni ecclesiastici
da parte dei francesi, il Convento viene chiuso. Viene riaperto nel 1820 e definitivamente
chiuso nel 1866.
I Frati lasciano Sambiase.
I locali dei Convento vengono adibiti a scopi di pubblica utilità da
parte dell'Amministrazione comunale (scuola, manicomio, pretura, municipio).
Dopo quasi un secolo, nel 1954, Mons. Iacono eleva a Parrocchia la Chiesa di
San Francesco dì Paola, nel 1955 i Frati del Santo Taumaturgo tornano
a Sambiase.

lA SUA ARCHITETTURA
La Chiesa è a pianta basilicale. Ha una copertura a capanna, una facciata
molto sobria ottocentesca, con lesene e un marcapiano che la suddivide in due
livelli. Termina con un 'timpano' arrotondato con vasi di terracotta e la croce
bronzea. All'interno un'ampia navata, coperta da volta a botte, con alle pareti
lesene sovrastate da capitelli corinzi che individuano quattro campate. Le decorazioni
sono in sobrio stile barocco. II presbiterio ha una copertura a calotta semisferica.
Un arco a tutto sesto divide le due aree. La luce arriva dall'alto, attraverso
delle aperture poste al di sopra della trabeazione che corre lungo il perimetro.
Sull’ingresso il coro.
All'interno un pronao quadrangolare, chiuso da due portali strombati. Il vestibolo
è coperto con volta a crociera: le unghie presentano quattro dipinti
murali, raffiguranti la vita di San Francesco.Un quinto dipinto, è sulla
parete laterale.
Nel 1956, l'adiacente Cappella di San Marco, viene annessa alla Chiesa.
Diventerà la Cappella di San Francesco. Al suo interno la Statua
e la Reliquia del dito indice.
Ai lati della navata dipinti su tela. Di notevole pregio l'Immacolata,
attribuita al Colelli, il Sacro Cuore di Eduardo Fiore e San Francesco
che guarisce un ammalato di Felice Casuscelli. Nell'area presbiteriale
sul fondo San Francesco in Gloria e un ovale con la Madonna degli
Infermi.
Ai lati dell'altare dipinti murali raffiguranti scene della vita dei Santo,
risalenti al XVI secolo. Sulla volta dipinti raffiguranti il Santo e la Vergine
Maria. II Convento, adiacente la Chiesa si sviluppa su due livelli, ha vani
sobri in alcuni casi coperti da volte a botte o crociera. Conserva l’impianto
originario, ma ha subito diverse trasformazioni interne.
Dopo un recente intervento di ristrutturazione e venuto alla luce un dipinto
del Santo detto dal popolo il San Francesco del silenzio.
I DIPINTI MURALI DEL PRESBITERIO
I dipinti su muro, collocati ai lati dell'altare all'interno del presbiterio,
fanno parte di un unico ciclo di scene raffigurante alcuni miracoli della vita
del Santo Taumaturgo.

Rispettivamente sei riquadri inseriti all'interno di spazi arcati, ritmati da
snelle colonne dai capitelli corinzi finemente decorati. Al di sotto delle rappresentazioni,
sugli spazi interplintali, prendono posto quattro didascalie relative ai miracoli.
Originariamente queste erano sei, ma una (la sesta) fu sottratta per necessità
ristrutturali; l'altra (la prima) per esigenze di simmetria estetica. L'opera
misura complessivamente cm 800 x cm 240, per un. totale di circa 20 metri quadrati.

I dipinti sono stati riportati alla luce negli anni ottanta in seguito alla
rimozione dello strato di scialbo e di temperone che ne occludeva completamente
la visione. L'intervento di restauro cha ha riportato alla luce la bellezza
delle scene è stato realizzato nell'estate del duemilasette. La tavolozza
cromatica ridotta a pochi calori, la semplicità sorprendente anche se
a volte ingenua delle scene e dei personaggi, la ricchezza dei particolari,
sembrano attingere o ispirarsi ad un'arte più primitiva o "duecentesca".
Non è da escludere che gli esecutori dell'opera siano stati gli stessi
Frati, appartenenti alla formazione dei primi gruppi; é indubbia la presenza
di almeno due mani alla realizzazione del dipinto.
Ciò si evince mettendo a confronto la figura inginocchiata all’interno
della prima scena con quasi tutte le altre, realizzate con minor bagaglio di
conoscenza anatomica.
Sebbene non vi siano elementi certi o documentazioni per la datazione sicura
dei dipinti, un insieme di considerazioni sull'opera e sul contesto ne favoriscono
ragionevolmente la realizzazione tra il XVI e il XVII secolo.
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Alcune note biografiche
Francesco Martolilla
nasce a Paola il 27 marzo 1416, da Giacomo e Vienna. La sua nascita è attribuita
ad una grazia particolare di Dio, chiesta per intercessione di S. Francesco
d'Assisi, verso il quale i genitori avevano molta devozione. La sua educazione
avviene nel contesto di una religiosità popolare vissuta intensamente dai genitori.
Sin dalla sua giovinezza la sua esistenza è semplice e austera. L'esperienza
conventuale a S. Marco Argentano, fatta per adempiere ad un voto dei genitori
(Francesco, appena nato, si era ammalato gravemente ad un occhio; i genitori
avevano invocato il Santo d'Assisi chiedendo un altro intervento miracoloso
e promettendo di inviare il loro figlio, per un anno, come oblato in un Convento
francescano, una volta raggiunta l'età richiesta), e il successivo pellegrinaggio
ad Assisi, compiuto insieme ai genitori, lo avvicinano e innalzano a Dio, spingendolo
a ritirarsi a vita eremitica. Tale esperienza è breve. Molti sono i giovani
affascinati dal suo stile di vita e molti sono quelli che a lui ricorrono per
un "miracolo", non solo fisico ma, cosa più importante, interiore. Francesco
comprende che la missione che Dio gli affida nel mondo non è nel silenzio della
grotta, ma è tra la gente. Fonda un Ordine Religioso. Forte l'obbedienza che
egli dimostra verso Dio e verso il Papa: sarà pellegrino dell'amore e della
misericordia di Dio e profeta di conversione nella sua terra, la Calabria, a
Napoli (alla corte di Ferrante d'Aragona) e in Francia. Vigoroso ed incisivo
il suo impegno nella difesa dei più deboli dalle malversazioni dei potenti.
Quella Charitas incisa nel suo cuore non lo abbandonerà mai.
Sarà il suo vessillo, anche in punto di morte, avvenuta il 2 aprile 1507
a Tours, in Francia.
II 1 maggio 1519, dodici anni appena dopo la morte, il Papa Leone X lo proclama
Santo. Il 27 marzo 1943 Papa Pio XII lo proclama Patrono della Gente di mare
italiana, il 2 giugno 1962 viene riconosciuto il suo Patronato sulla Regione
Calabria da Papa Giovanni XXIII.
I suoi insegnamenti giungono fino a noi attraverso l’operato della famiglia
Religiosa (Ordine dei Minimi: Frati, Monache, Terziari) che porta vivo
e ardente il suo messaggio in tutto il mondo.
Nota:
1) A cura della comunità
Padri Minimi di Lamezia T. – Sambiase . Progetto grafico realizzato da
Gianna Maione architetto.
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