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Costume&Società:Quando a Sambiase si vendeva il vino

Tra il religioso ed il Folclore

(articolo curato dalla redazione di www. sambiase.com)

da libro VIAGGIO NEL PASSATO

di Francesco Tropea

LA VENDITA DEL VINO
( Quandu a Sambiasi si "cacciava 'llu vinu")

Quando arrivava il perdiodo della vendemmia, non tutti i proprietari di vigneti vendevano l'uva, di fatti la vendita di questo prodotto avveniva in molti modi diversi. C'era chi mostificava le uve per vendere subito il mosto ottenuto, per il quale c'erano già le prime richieste dei vari mediatori che tra loro praticavano differenze di prezzo e allora ogni venditore andava alla ricerca di colui che glielo pagasse meglio, questa vendita era detta proprio "allu migglìori priazzu". Altre persone a seconda delle loro esigenze, vendevano una parte di raccolto metà ad uva e l'altra metà la mostificavano dando al vino una tonalità di colore chiaro per venderlo da Natale in poi ai cantinieri catanzaresi che preferivano quel tipo di vino detto appunto "lampànti" cioè doveva vedersi dal bicchiere pieno da una parte all'altro.

Questi cantinìari per la loro richieste di vino "lampanti" ed amabile oltre al vino di solo uva compravano anche "u viniallu" ottenuto dalla vinaccia già spremuta messa di nuovo a fermentare con acqua e fichi bolliti, da cui appunto si ricavava un vinello di un colore rosato dal sapore amabile e giustamente poco alcolico che andava consumato nei mesi invernali dato che difficilmente il suo basso grado alcolico, poteva affrontare i primi sbalzi di temperatura senza alterarsi; questo vinello veniva usato anche dai proprietari di vigneti per "passàrlo" darlo agli operai nella misura di un litro a testa per i lavori nelle vigne per lo più a "squazàri" cioè scalzare la vigna dato che questo vinello "nchjaràva `llu primu" cioè maturava o spogliava il primo. Quello ottenuto dall'uva occorreva difatti molto più tempo per poter essere bevuto. Quindi oltre a questi già citati, c'erano anche tanti proprietari specie coloro più agiati che avendo meno esigenze economiche oltre a possedere per loro conto sia i palmenti che tutto il locale intero con le botti, alla vendemmia il loro prodotto lo immagazzinavano per intero aspettando per la vendita quando il prezzo era più remunerativo, ma anche per questo spesso succedeva che i prezzi rimanevano bassi e si verificavano delle lunghe giacenze a volte perfino due anni. I mediatori poi cercavano di tirare sempre sul prezzo e anche quando graduavano i vini glieli dichiaravano sempre qualche grado meno e con più gradi di acidità volatica, giacché il vino stesso veniva pagato in gradi alcolici e così più gradi alcolici un vino possedeva e con scarsa acidità volatica, più alto era il prezzo altrimenti era il contrario.

(Sambiase- piazza Fiorentino-Fino a pochi decenni fà luogo d'intescambio commerciale della gente di Sambiase. foto Francesco Tropea) Però i proprietari quando dovevano vendere il vino "purtàvanu u campìuni" a diversi mediatori e allora chi lo faceva risultare migliore nell'analisi come grado e glielo avesse pagato meglio, era il preferito. Quando avveniva la vendita del vino, veniva patteggiato anche il periodo in cui il mediatore avrebbe prelevato il vino della botte del. venditore dopo giustamente avergli versato un acconto si fissava in grosso modo per quando "u caccìavanu" appunto svuotando la botte e quando ciò avveniva il mediatore "abbisàva `llu carru e Ili carriaturi"

( Nel quadro pittorico di Gb Molinaro- è raffigurato un tipico carro da trasporto di una volta )ossia il carro per trasportare e coloro che trasportavano spesso erano anche donne che trasportavano il vino stesso con un barile dalla capacità di 40 litri circa dalla botte del cliente alla "carràcchjia" botte di media dimensione posta sul carro che con questo stesso veniva trasportato sui vagoni ferroviari posti allo scalo. Alla botte del cliente veniva posto un grosso rubinetto detto "margarita" sotto veniva messo un barile con un imbuto facendosi riempire e mentre quello pieno veniva portato al carro per svuotarlo, ne veniva posto un altro. I portatori erano due o tre persone e quindi una volta aperto il rubinetto , scorreva in continuazione, solo dopo molti anni nacquero le prime pompe azionate a mano a cui venivano posti dei tubi della lunghezza occorrente per trasbordare il vino dalla botte ai carri a cui pian piano subentrarono dapprima motoape con cassone e successivamente camioncini per poi col tempo sparire completamenté.
Bisogna dire che quando una volta "si cacciava `llu vinu" motivo di orgoglio per l'incasso e allegria che esso stesso rappresentava con il suo aroma che si diffondeva per il raggio di molti metri attirando molte persone che di questa bevanda non ne possedevano, era questa l'occasione per una bevuta gratis e anche gli altri stessi produttori per curiosità di un assaggio per rendersi conto della qualità, per questi motivi il proprietario che "cacciava `llu vinu" metteva davanti al portone di casa "`nu tundìnu" un tavolinetto di forma circolare coperto da una bianca "tuvaglia `i linu", nel centro del tavolinetto `na cannàta" grosso boccale di terracotta `nu piattu d'alivi d'a giarra" olive verdi in salamoia "`nu piattu `i lupini" con qualche castagna infornata e con una persona di famiglia che oltre a riempire i bicchieri e invitare le persone "vivìti vivìti" ossia bevete!! bevete!! riempiva `a cannata quando si sarebbe svuotata.

(Una rara etichetta del vino "Lametino" archivio sambiase.com) Per questo motivo quando una volta si cacciava `llu vinu era motivo di festa collettiva, era questa pure l'occasione in cui si mandava una bottiglia di vino alle maestranze, ai dottori e a chi in precedenza aveva fatto dei favori allo stesso produttore. Oggi di tutto ciò non è rimasto più nulla, solo dei pallidi ricordi di coloro che ciò l'hanno vissuto e al solo rievocarli si sente tanta nostalgia pensando alla semplicità e alla stima che accomunava un tempo tutta la gente.



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