(articolo curato dalla
redazione di www. sambiase.com)
da libro VIAGGIO NEL PASSATO
di
Francesco Tropea
IL PELLEGRINAGGIO A CONFLENTI
( Quandu i sambiasini jianu alla Madonna d'ì Cuscjìanti )
(anni '40 - Conflenti: quadro
della Madonna della Visora -
foto archivio "Il Luogo della Memoria")
Altre feste molto sentite erano in ordine la festa del quindici
agosto alla Madonna di Dipodi dove si svolgeva pure la vendita del bestiame
e qui avveniva il pellegrinaggio di molti fedeli. La chiesa allora di discreta
dimensione non riusciva a contenere la marea di gente costretta a sostare
in piedi nello spiazzo antistante e appunto la chiesa stessa, mentre dai dintorni
si sentiva la voce del venditore di rinfrescanti dire: "gassose fresche
bevete, bevete la gassosa"; allora erano queste le bibite conosciute
e più in voga oltre a questo vi erano i "muzzùnati" ricavate dalle
mandorle pestate e le granite per lo più al limone. Altra festa di pellegrinaggio
Madonna di Visora a Conflenti nell'ultima Domenica di agosto.
(Nella foto immaginette raffiguranti la Madonna di
Visora (o della Quercia - foto archivio "Il
Luogo Della Memoria" ))
Per recarsi a questa festa, la gente doveva sobbarcarsi molte miglia per
vie e sentieri impervi di montagna e quindi dato che la festa si svolgeva
Sabato e Domenica, la gente nella notte del Venerdì dalla mezzanotte in
poi si alzava dal letto e recandosi casa per casa di coloro che avevano
concordato di unirsi per andare insieme, dopo che aveva formato il gruppo
si incamminavano preceduti da colui o colei che erano i veterani e conoscevano
a menadito sia la via che tutte le scorciatole per risparmiare molte miglia
e mentre procedevano intonavano canti in onore della Vergine, non mancava
di sentire qualche rimbrotto per l'avvenimento di numerosi inciampi, bisogna
anche dire che per le scarse condizioni economiche diverse persone per risparmiare
le scarpe calzavano zoccoli in legno, ciabatte o vecchi sandali, le scarpe
venivano calzate nelle vicinanze del paese.Quindi procedendo per questi
sentieri e per tre o quattro cinque ore si arrivava alla meta ed era mattina
di Sabato. Non appena arrivati, ci si recava in chiesa per il saluto alla
Madonna, dopo la messa c'era chi andava a comprare della carne per cuocerla,
mentre altri avevano portato in una cesta delle provviste da casa e recatesi
sotto a delle piante di querce e castagne, consumavano al

fresco il loro pasto, mentre tutt'intorno si avvertiva il suono incessante
degli organetti e zampogne cioè cornamuse questi strumenti dei quali vi
erano molti suonatori che si alternavano, suonavano di fatti continuamente
attirando molte persone che al ritmo di quei suoni ballavano la tarantella
sia donne che uomini ottenendo uno spettacolo eccezionale. In queste feste
le bancarelle erano numerose e non mancavano i compratori, perché le bancarelle
allora si vedevano solo in occasioni di tale feste, le donne compravano
le loro cianfrusaglie, gli uomini sceglievano dei coltelli per la vendemmia
che già bussava alle porte, chi comprava delle angurie intere per consumarle
in comitiva, chi i fichi d'india altri i mostacciuoli locali, panieri e
poi non poteva mancare di comprare "i zagarèli" nastrini colorati
con le medagliette da portare ai parenti e amici come pure "u fhrischittìallu"
fischietto per qualche nipotino. Dopodiché nel frattempo era venuta la sera
e si cercava un posto dove passare la notte, le donne per lo più sedute
in chiesa e gli uomini sul piazzale antistante mentre tanti altri preferivano
andarsi a sdraiare sotto le piante dove avevano pranzato a mezzogiorno.
Passata poi la mezzanotte, ci si doveva avviare di nuovo per il ritorno
a casa sobbarcandosi di nuovo tutte le miglia già percorse all'andata e
quando si arrivava a casa si era molto spossati ma col cuore colmo di gioia
per il dovere compiuto nei riguardi della Vergine.