(articolo curato dalla redazione di www. sambiase.com)
da libro VIAGGIO NEL PASSATO
di
Francesco Tropea

L'UCCISIONE DEL MAIALE A SAMBIASE
(Quandu s'ammazzava 'llu puarcu 'nte vinelli d'u paisi )
Come già detto in precedenza una volta oltre ad approvviggionarsi
di tanti generi di prima necessità per l'alimentazione delle famiglie anche
per il consumo di carne per la maggior parte ognuno provvedeva da se. In casa
difatti non mancavano le galline per le uova e per qualche pollo ruspante da
essere consumato appunto nelle feste, in tanti inoltre crescevano pure i conigli
e `Ili spurcìgli così chiamati i porcellini d'india somiglianti grosso
modo a dei topi giganti, ma dal sapore molto squisito; tutti questi animali
in genere venivano definiti "fhruscùli minùti".
(quadro pittorico di Antonio La Gamba -) In queste
categorie erano pure inclusi le altre carni chiamate "minùti" come
capretti, agnelli e tacchini, c'erano difatti tante famiglie che possedevano
pure la capra ed erano in genere quelle con diversi figli maschi i quali provvedevano
ad andarla a pascere così in famiglia non mancava il latte e questa capra
una volta all'anno la facevano "avanzàre" cioè accoppiare e così
oltre al latte riuscivano ad ottenere anche il capretto o i capretti, a quei
tempi quindi alla macelleria anche per le ristrettezze economiche erano in
pochi ad andarvi e per lo più quei pochi vi si recavano solo in occasione
delle feste o addirittura quando la carne occorreva per delle persone malate.
Ma
nella maggior parte delle famiglie e come abbiamo visto oltre a crescere tutti
da questi fhruscùli minùti si provvedeva anche all'allevamento del maiale
e come abbiamo già visto veniva cresciuto nel portone d'ingresso e quando
arrivava il mese di dicembre si pensava già a quando veniva ammazzato.
( - Nella foto una immagine ricorrente risalente al
dopoguerra: "dei maialetti - passeggiano - indisturbati in cerca di cibo".
archivio F.sco Tropea )
S'incominciava ad ammazzarlo già dal giorno dopo dell'Immacolata sempre quando
incominciava il freddo e si andava avanti fino a tutto il mese di febbraio
a secondo il peso che il maiale stesso aveva raggiunto per poterlo scannare
doveva superare il quintale e trenta chili altrimenti se era di peso inferiore
non si otteneva molto grasso, cioè strutto allora molto usato per condimento
quindi più il maiale era grasso e meglio era. I preparativi per l'uccisione
del maiale avvenivano due giorni prima avvicinando per prima la legna macinando
oppure pestando il sale che allora veniva comprato in grosse pietre macinandolo
con due piccole mole chiamate "mulinìallu" oppure pestato dentro
un mortaio "murtàru" con una pietra oppure con un pistello di ferro
"pistùni". Si provvedeva ad affilare i coltelli, preparare la corda
col cappio "u passàmuru" travetto che veniva infisso in un buco del
muro di casa "u gambìallu `ccu Ila corda" cioè un arco di legno dove
veniva appeso il maiale per poterlo sezionare e per chi non era pratico nello
scannare provvedeva a cercare chi preparativi la mattina dopo già verso le
quattro del mattino davanti al portone si provvedeva
ad
accendere il fuoco con sopra "`a quadàra" la caldaia per far bollire
l'acqua per la pelatura delle setole del maiale. Quando questa era in ebollizione
si prendeva una balla di paglia ponendola nelle vicinanze del fuoco e con
la corda preparata con il cappio si andava a prelevare il maiale che vedendo
quella massa di persone spesso si impauriva rendendo
più
difficoltosa tale operazione che consisteva infilargli quel cappio in bocca
da far presa "alli scaglìuni" grossi denti come i canini e quando
la corda avrebbe fatto presa al posto giusto colui che l'aveva infilato tirava
e altri di dietro spingevano così da portarlo dove era collocata la balia
di paglia e rovesciarvelo sopra una volta che era posto lì sopra quattro o
cinque persone dopo averlo legato le zampe a mazzo provvedevano a tenerlo
affinché si potesse scannare.
Una
donna della famiglia in una limba o altro recipiente dove aveva messo un pugno
di sale dentro era pronta a raccogliere il sangue dell'animale da cui in parte
veniva ricavato "u sangìari" cioè sanguinaccio e così tutto era pronto
per incominciare, nel frattempo tra il vociare e tra il chiarore del fuoco
acceso diversi ragazzi delle vicinanze erano accorsi e assistevano ammutoliti
quando il coltello affondava nella gola dell'animale e incominciava ad urlare
e strepitare. Tutti quei ragazzi presenti quasi tifavano per il maiale affinché
non morisse e succedeva allora che qualcuna delle donne li invitava ad allontanarsi
dicendo che finchè era presente qualcuno che gli dispiaceva l'animale non
moriva e allora i ragazzi malinconicamente si allontanavano sentendo le urla
da una certa distanza. Quando il maiale aveva esalato l'ultimo respiro veniva
mollato dalle prese delle corde e sistemato più comodo sulla balla di paglia
veniva coperto da un sacco impregnato di acqua bollente e sul quale con i
"pignatìalli" recipienti di terracotta con manici ne veniva versata
dell'altra "a ffilìari" cioè uniformemente e quando le setole erano
ammorbidite a dovere
con
i coltelli affilati si provvedeva allu "pilàri" cioè a rasarlo e quando quest'operazione
era ultimata da una metà si girava dall'altra terminata questa fase si provvedeva
a mettere u gambìallu alle gambe di dietro e veniva appeso allu
passàmuru lavato ben bene con acqua fresca sale e limone si provvedeva
a sventrarlo e spaccarlo in due dopo averlo decapitato dopodiché si portava
in casa si tagliavano dei pezzi di carne intorno alla scannatura quelli cioè
insanguinati qualche pezzetto di carne grassa e un pò di sangue mettendola
a cuocere mentre si tagliavano pure delle fettine di fegato da friggere in
padella così da preparare da mangiare per tutti coloro che avevano aiutato
all'uccisione stessa, mentre le due mezzene venivano poste su delle casce
o su qualche tavolo affinché si "mprisuttàvanu" cioè si raffreddavano. Dopo
il pranzo abbastanza prolungato fino al tardo pomeriggio
si
provvedeva a spascìari cioè sezionare la carne da tritare per i salami
che veniva tagliuzzata esclusivamente con i coltelli, il grasso da scuoiare
dalle cotiche da cui venivano ricavate "i fhrittùli" frittole, `a
carni d'u vasu" "i garrùmi" e `Ilu suzu" gelatina infine
poi la cottura del grasso da cui si ricavavano pure "i risìmugli"
rimasugli un misto di grasso e pezzetti di carne magra che venivano consumati
per primi. Quando s'ammazzava `llu puarcu ai parenti ed agli amici
più intimi era in uso "mu si cci mandàva Ila partènza" cioè una porzione
di carne sia cruda che cotta che consisteva: cruda era così composta un pezzo
di filetto o logna una fetta di fegato e un pezzo di carne un pò grassa con
tutta la cotica,
(I frittuli d'ù puarcu" foto sambiase.com)
mentre dopo cotta: una frittola "i `nsinghi" cioè un misto
un pezzo di trippa un pezzo di polmone un osso con qualche pezzetto di magro
e un pezzo di frittola `ntacchi `ntacchi" ossia dalla parte della
pancetta dove era mista grasso e magra Dopo aver tolto tutto ciò il resto
veniva lavorato in tanti modi diversi come già detto sopra e conservati nei
vari modi in uso allora e per tutto un anno quando le salsicce quando le sopressate
quando le pancette e i prosciutti chiamati "vufhjjulàra" quando `a
carni d'u vasu consumata in genere con le verdure e con le fave e i piselli
come pure i garrùni e Ili fhrittùli `ntacchi `ntacchi quandu u suzu
e infine i capicolli e suprissàti d'u culàrinu cioè quelle più grosse
ottenute dall'intestino retto, questi ultimi salami venivano consumati per
lo più nelle occasioni speciali nelle tavolate di inviti e in
occasione
di fidanzamenti, riunioni tra "sangiuanni" cioè comparaggi dove venivano
preparate i fhilliati o affettati come si dice oggi e quando appunto
sulle tavole compariva
`ccu
`nna cannàta `i vinu e il tutto su una bellissima tovaglia di lino bianca
e ricamata non solo la tavola era addùrnata ma decantava la bravura
della padrona di casa che aveva ornato il tavolo con quella bellissima tovaglia
si notava attraverso questo gesto che era una fhimmina `ngarbata cioè
in gamba e allora per il buon augurio della tovaglia stessa i bicchieri venivano
pieni fino all'orlo così quando "trusciavanu" ossia brindavano il
vino stesso cadendo doveva macchiare perchè questo era ritenuto allegria e
di buon auspicio.
******
* Le foto sono stae curate dalla redazione di www.sambiase.com