Gli innamoramenti ed i fidanzamenti erano molto diversi dai
nostri tempi, la donna nei tempi passati non aveva nessuno dei diritti dei quali
oggi gode eppure anche allora aveva una testa per ragionare e dei sentimenti
da esprimere ma purtroppo non poteva manifestare nulla di tutto ciò.
Se era nubile doveva pensare all'uomo che gli sarebbe stato destinato, al numero
dei figli che avrebbe avuto e a come avrebbe saputo provvedere a tutto; se invece
era sposata doveva pensare a tutte le faccende da sbrigare, mantenere in ordine
la casa e farsi volere bene dal marito rispettandolo in tutto e per tutto, preparandogli
spesso qualcosa di speciale dato che il marito era colui che provvedeva al suo
mantenimento e a quello dei figli. A quei tempi ad inculcare questa mentalità
alla donna erano già i propri genitori, da quando erano bambine erano
le madri per prime a dare l'esempio verso i padri.
Sì diceva sempre che la riuscita di un matrimonio passava per le mani della
donna; anche se il marito aveva qualcosa per la testa, la moglie doveva sempre
cedere perché il marito con tutti i suoi pensieri poteva attraversare di certo
qualche brutto periodo e se lei non lo avesse contrariato presto tutto sarebbe
ritornato meglio di prima. Per la maggior parte infatti andava proprio cosi,
c'erano solo poche eccezioni di uomini dispotici, vagabondi ed anche maneschi
che ogni scusa era buona per far lite e che trattavano la moglie come una
schiava. Per questi motivi quando allora nasceva una bambina c'erano musi
lunghi, sì insomma si era tristi e si usava lamentarsi così: "quandu nesci
mia fhiglia fhimmina ciànginu i ciaramìri d'a casa", infatti quando nasceva
una bambina si doveva pensare già a prepararle per prima cosa la biancheria
cioè il corredo "a pannami" e sì diceva anche "fhiglia fhimmina
`nt'a fllassa e pannami `nt'a cascia" oltre poi man mano che cresceva
si doveva pensare pure alla "dota" qualche pezzetto di terreno da
dare in eredità.
A
volte capitavano intere casate di figlie femmine e allora chi avrebbe voluto
sposarne una, doveva accontentarsi solo 'd'i panni", perchè difficilmente
la famiglia poteva avere la possibilità di avere un patrimonio sufficiente
`ppi `ndutàri tutti `sti fhigli" cioè dargli in dote pure terreni affinché
poi una donna potesse facilmente trovare marito doveva essere per, prima cosa
seria, il che voleva dire che non doveva dare occhio a tutti, essere di buona
famiglia cioè onesti e lavoratori ed avere un buon parentato; guai se in quel
parentato c'era stata una donna poco di buono o anche un uomo poco serio,
già erano i genitori a sconsigliare al figlio questo matrimonio dicendo "di
chini ha `ddi pigliàri?" Specie poi se la madre della ragazza aveva avuto
qualche precedente... "Riglia riglia cum'è Ila mamma veni Ila fhiglia",
in questi casi o si trattava di donne o di uomini, questi erano costretti
a sposarsi o tra famiglie di parenti o con gente di paesi limitrofi o addirittura
le donne si sposavano per procura con uomini residenti oltre oceano. Quindi
come abbiamo visto esistevano allora molti pregiudizi e i fidanzamenti e i
matrimoni erano per lo più combinati; così ad esempio i facoltosi cioè quelle
famiglie benestanti si univano esclusivamente tra di loro concordando ciò
che la figlia o il figlio avrebbe avuto di dote e mercanteggiando spesso si
doveva anche aumentare ciò che ognuno era disposto a donare e difficilmente
una loro figlia o figlio avrebbe sposato una persona di ceto inferiore, infatti
solo una piccolissima percentuale in passato uscì fuori dal seminato.
Gli
altri matrimoni tra gente comune si può dire che erano pure combinati ma sotto
tutt'altra forma, c'erano infatti tante famiglie molto affiatate tra loro,
sì volevano bene quasi fossero parenti e avendo dei figli quasi della stessa
età, già da quando erano adolescenti incominciavano a dirgli : `quando sarete
grandi vi potrete sposare" e a furia di dire oggi e di dire domani, decantando
in continuazione il buon nome delle famiglie, succedeva proprio che i due
giovani decidessero veramente di sposarsi. Altre famiglie quando avevano una
figlia ad età di fidanzarsi "tìani l'ità i maritu", parlando tra
donne incominciavano a tessere gli elogi della propria figlia; allora una
ragazza ad età di fidanzamento doveva sapere fare il pane, ricamare, cucire,
cucinare, rammendare, fare la calza e tutto ciò che una famiglia richiedeva
dalle mani della donna, quindi le madri di queste ragazze già pratiche di
tutto ciò tessevano tali elogi non tralasciando inoltre di dire ciò che alla
figlia veniva dato di dote oltre a un buon corredo di biancheria, perchè a
tanti certamente avrebbe fatto piacere trovare
una
moglie ben preparata per la famiglia oltre che con qualcosa in dote per le
donne l'età giusta per sposarsi era dai sedici, diciassette anni in poi, mentre
per l'uomo era dopo la fine del periodo di leva; si diceva infatti che l'uomo
era maturo per sposarsi "dopo c'avia ffattu `u surdatu", quindi questi
giovani dai ventidue anni in su erano coloro ritenuti più idonei perchè prima
di adempiere a tale obbligo si fossero sposati o non avessero ancora avuto
dei figli, sarebbero stati ho stesso chiamati per fare il militare e avrebbero
dovuto lasciare la moglie senza sostentamento, tutti coloro che erano ormai
liberi da questo impegno ambivano quindi a formarsi una famiglia e o loro
personalmente o chi per loro pensavano alla ragazza adatta.
Infatti
con l'uso dì "avantari" decantare le doti delle ragazze oltre ai
loro piccoli possedimenti, c'erano tante donne che quando si riunivano fra
loro ragionavano sempre di questi argomenti e quando si vedeva qualche bravo
giovane già si pensava a come combinare il matrimonio dicendo: "chillu
è `nnu bellu guagliuni, seriu e fatigaturi, fhussi buanu ppi fhigliama",
in quelle riunioni capitava che c'era chi a quel giovane o a qualche familiare
lo conoscesse e allora diceva: "m'ha viju iu" ossia me la vedo io
e subito o con lui o con altri della famiglia a tessere gli elogi della ragazza
dicendo: "sù dd'ò bravi guagliuni si puanu jungìri, a mamma cci duna `nu
bellu curredu e `nu migliaru i viti"; bisogna dire che allora questo
"mighiaru i viti" corrispondente a mezza tomolata di terreno era
ritenuto di vitale importanza dato che la maggior parte degli uomini "jurnatìari"
cioè giornalieri alle dipendenze oggi di uno e domani di un altro, possedevano
solo le loro braccia e se c'era una donna appunto con questo migliaru
di viti in dote e lei era disposta a sposarlo, per lui era un gran tornaconto
perchè oltre a produrre il raccolto dell'uva per l'approvvigionamento del
vino, oltre ad una discreta sommetta dell'altra parte che veniva venduta,
in quel fazzoletto di terreno coltivava il suo fabbisogno di verdure, fagioli,
piselli, patate ed altro, quindi vedendolo sotto un certo aspetto anche questo
matrimonio poteva dirsi combinato.
C'erano
altri ancora di ceto medio che quando i figli si dovevano sposare, era già
stato destinato in anticipo ciò che i genitori gli avevano assegnato in dote
cioè chi l'appezzamento di vigneto, chi la casa e altro terreno; e a questi
giovani le madri più dei padri dicevano continuamente "vidi `nduvi minti
i manu, cà si `nu pani l'hai n'atru l'hai d'acquistari" cioè dato che
loro avevano qualcosa in dote, dovevano cercare colei o colui che avrebbe
portato altra dote. I fidanzamenti veri e propri di una volta dovevano essere
brevi perchè si diceva "i cordi longhi si fhanu siarpuri" cioè i
fidanzamenti lunghi avevano cattiva riuscita. Nelle famiglie dato che il padre
era colui che andava rispettato non solo dai familiari ma quasi venerato perchè
era colui che provvedeva al mantenimento della famiglia, quando nel suo nucleo
familiare c'erano figli ad età di matrimonio si diceva ai figli (maschi o
femmine) quel tale o quella tizia sarebbe un buon partito per la nostra famiglia,
i figli difficilmente (dato che l'aveva detto il padre e contando sulla sua
esperienza) si sarebbero discostati o avrebbero rifiutato tale scelta, perché
il padre quando aveva già intavolato il discorso già erano state spese le
prime parole con qualcuno di quel parentato.
C'erano però pure le persone che si conoscevano in tante altre occasioni,
una era la vendemmia, un'altra era la trebbiatura, un'altra ancora le processioni
e poi pure alle finestre, per quest'ultima succedeva che un giovane si trovava
a passare e vedendo la ragazza ne rimaneva colpito (così pure nelle altre
circostanze suddette) e allora se non la conosceva si informava chi fosse
e se era "libera", così se la ragazza non era fidanzata incominciava
a passare dalla sua via con la speranza di cogliere uno sguardo d'assenso
e tanto passava e "spassava" per quella via finché si rendesse conto
se la ragazza con il suo affacciare furtivo "spiari all'ammucciuni d'i
sua" gli faceva capire che era d'accordo `u vulia", allora il
giovane trovava una persona seria e fidata `u `mbasciaturi o a `mbasciatura"
e "cci mandava" cioè chiedeva la mano della ragazza `U `mbasciaturu
o `mbasciatura decantando le lodi del giovane ai genitori della ragazza,
faceva da tramite affinché avvenisse l'incontro con lui e con i suoi genitori
dato che allora nessuno accettava in casa un giovane se non avesse portato
con lui i genitori per dare il loro assenso e una certa autorità che solo
loro possedevano.
Quando
questo giovane accompagnato dai genitori andava a casa della ragazza, si stipulava
cosa si sarebbe dato in dote, si stabilivano poi le condizioni di comportamento
del giovane durante il fidanzamento che consistevano in quante volte durante
la settimana poteva recarsi a casa della ragazza, mai in assenza dei genitori,
lui poi doveva sedersi in un lato della stanza e lei in un altro, giustamente
mai uscire da soli ed inoltre si prestabiliva a quando le nozze. Raggiunti
tali accordi quindi il giovane cominciava a frequentare la casa della ragazza
e in quel periodo di fidanzamento attraverso i discorsi che venivano intavolati,
si rendevano conto l'un l'altro se erano adatti alla vita in comune ed era
ritenuto indispensabile cercare di scoprire anche ognuno i difetti dell'altro,
si diceva infatti `un ti pua accattàri a gatta nt' o saccu" come
dire non puoi comprare a scatola chiusa.
Bisogna dire però che anche se tutto ciò oggi è ritenuto ridicolo o da trogloditi,
i matrimoni (sarà stato per il modo di vivere o perchè quella gente non aveva
grilli per la testa) avevano un buon esito, forse anche perchè per l'uomo
la moglie era stata e rimaneva l'unica donna della sua vita, come pure per
la moglie il marito era e rimaneva l'unico uomo e poi in più aveva ricevuto
quell'educazione di ritenerlo come qualcosa di prezioso e così andava a finire
che si innamoravano l'uno dell'altra "sfornando" una numerosa prole,
con le famiglie unite sotto tutti i punti di vista.
Ai tempi d'oggi che invece ci sentiamo così evoluti, così emancipati, non
c'è più rispetto, i giovani poi nemmeno si sposano e nessuno è più capace
di mantenere famiglie numerose e la cosa più balorda è che dai poveri genitori
pretendono chissà che cosa senza in cambio dargli oppure restituirgli un pò
di quell'affetto che meriterebbero, oltre che per averli messi al mondo, ricambiarli
almeno con tanto amore per tutti sacrifici che hanno dovuto sostenere per
crescerli.
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