A cura della redazione del sito web sambiase. com
Nella foto la mappa dei vulcani sommersi tra cui il "i Lametini" in alto
a dx
L'ipotesi che il nostro Monte S.Elia sia un remoto vulcano
è suffragata indirettamente dallo studio dell'Istituto di Geologia Marina di
Bologna che nell'anno 1999 ha rilevato sul fondale del tratto di mare tra Salerno
e Cefalù grandi apparati vulcanici sommersi, per il momento quiescenti. Più
precisamente a nord delle isole Eolie, quindi al largo del Golfo di S.Eufemia
, si trova il complesso del Monte Marsili, il più grande apparato vulcanico
del Mediterraneo formatosi nel corso degli ultimi 700.000 anni.
Il Marsili
Il Marsili ha un diametro di oltre 50 km, ed è alto 3.265 m,
con la sommità che giunge a 540 m dalla superficie. Si è scoperto tra le altre
cose che un gigantesco canyon posto sotto l'isola di Stromboli conduce a due
vulcani alti circa 1000 metri, denominati dagli stessi scenziati - Monti Lametini
- vulcani "satelliti" dello stesso Marsili. La scoperta dei " Monti Lametini
" posti in direzione Est del Golfo di S.Eufemia (vulcani attivi sommersi e "satelliti"
del Marsili ) potrebbe far supporre che il "remoto vulcano di Sambiase" (che
sovrasta le Terme di Caronte) fosse sulla linea di faglia che va da Capo Suvero
a Capo Stalettì - meglio conosciuta come la faglia di Catanzaro e avrebbe fatto
parte, all'origine, anche dello stesso apparato vulcanico. G.Ruberto
foto1
Dalla piana di S.Eufemia in lontananza a sx il "remoto vulcano di Sambiase"
- monte S.Elia- ( foto Gierre)
"Il remoto vulcano di
Sambiase"
articolo postumo di Antonio De Sarro (a)
" La Brezia era una regione della Calabria che gli storici
hanno localizzato nella sua parte centro - meridionale. La capitale era Bretto
che, secondo Stefano di Bizantino, era stata fondata da Bretto, figlio
di Ercole e di Balesia (1). La città si trovava nei pressi
di una località denominata Ercole (l'attuale monte Sant'Elia?) e di un'altra
conosciuta con il nome di Balesia (l'attuale Sambiase?). Bretto sorgeva nelle
vicinanze del mare. Nelle monete bruzie, infatti, è raffigurato un granchio
marino, ch'è il simbolo delle città marittime e doveva trovarsi quasi alle falde
di un vulcano, dal momento che al nome Bretto viene attribuito il significato
di "pozzo di fuoco" [V. Padula].
Tale città, forse, si trovava ubicata nell'area ove ora c'è Sant' Eufemia Lamezia,
o nel luogo dove sorge il villaggio denominato Sant'Eufemia Vetere. Odorico
Vitale, vissuto nel XII secolo, afferma d'aver visto nella Piana lametina i
ruderi antique urbis quam Brixiam nominabant.
foto2
foto3
I fantastici colori del tramonto sul Golfo di S.Eufemia visti da Sambiase
( foto Gierre)
Nell'era cristiana, com'è noto, Bretto venne "battezzata" col
nome di Sant' Eufemia. Che adiacente alla Piana di Sant' Eufemia ci sia stato
nell'antichità il cratere o il fondo di un vulcano nel golfo, è stato riconosciuto
piú volte da geologi insigni e viene anche confermato dalla toponomastica dei
luoghi che contornano il golfo e che sono stati conservati (particolare questo
molto importante) dalla tradizione, nonché dai reperti rinvenuti, o affioranti
nella zona (pietre laviche, tufo ecc.).
Durante il terremoto del 27 Marzo 1638, la città di Sant'Eufemia si
inabissò in un lago di fango puzzolente, come pure la nota Abbazia Benedettina
la quale fu prima proiettata verso l'alto e, poi, ricadendo, venne inghiottita
per buona parte dal terreno e quindi ricoperta da un mare di melma. I ruderi
che ancora sono visibili appartengono al secondo piano della costruzione.
Testimoni oculari riferirono che, mentre il sisma era in atto, le acque del
mare ribollivano in maniera tale che il golfo dava l'impressione di essersi
trasformato in una immensa caldaia bollente. Inoltre in piú punti il terreno
si spaccò e dalle fenditure fuoriuscirono alte lingue di fuoco. Questi fatti
vennero riferiti da Angelo Fasano alla Reale Accademia di Scienze e Belle
Lettere di Napoli, della quale era socio, nel corso di una tornata della
stessa.
Bretto, come abbiamo già detto, si doveva trovare nelle adiacenze di una località
chiamata Balesia che potrebbe corrispondere all'area dell'attuale Sambiase.
Il particolare non è da scartare. Del resto il nome Sambiase potrebbe derivare
da "Blasium", come scrivono il Barrio e l'Aceti, o da "Samblasum",
come afferma l'Amato, per corruzione di Balesia, oppure da "Sambasi" successivamente
trasformatosi in San Biagio (2) e Sambiase, e questo prima
che fosse costruito il cenobio dedicato a San Biagio dal quale
si vuole che il paese abbia preso il nome.
In conseguenza non può non essere escluso a priori che Sambiase e gli insediamenti
esistenti nell'area del golfo lametino si trovino quasi sul cratere di un vulcano
dell'era quaternaria (3). Ma fino a quanto? Ancora, se dobbiamo
credere alle affermazioni di alcuni studiosi, pare che due grandi faglie (ampie
caverne sotterranee) esistano nello spazio che intercorre tra Nicastro e Sambiase.
In questa area in passato si sono verificati alcuni ampi sprofondamenti del
terreno, del che è ancora visibile qualche voragine.
foto
4 - A tu per tu con il mitico monte S.Elia (foto Gierre)
Sul monte Sant'Elia, che sovrasta le Terme Caronte, ancor oggi
sono visibili profonde grotte che potrebbero esser state delle bocche laterali
del vulcano di un tempo.
D'altro canto, piú volte è accaduto che nel corso di trivellamenti del terreno,
praticati nella Piana per la realizzazione di pozzi artesiani, si son dovuti
sospendere i lavori perché, anzicché acqua, dal sottosuolo è fuoriuscito un
liquido gassoso e bollente che ha distrutto ogni cosa all'intorno e ha fuso
anche i metalli.
Ci piace ora riportare quanto sostiene Giacinto Montesanti,nostro concittadino,
nel volume Nicastro e la Calabria in generale a proposito del significato che
si attribuisce ai nomi che ancora oggi hanno alcuni luoghi che contornano il
Golfo di Sant'Eufemia, nomi che praticamente descrivono, in sintesi, il loro
stato geologico: Mitoio, caligine,
oscurità; Sant' Elia, luminoso,
splendido; San Sidero, ejaculazione
di fuoco; Caronte, ardore; Santi
Quaranta, luogo bruciato; Crozzano,
fornace di fuoco; Zupello,
caligine sorda, lorda; Lanzaro,
fiamma di fuoco; Cantagallo,
frattura ardente; Cafaldo,
fango nell'oscurità; Colazzo,
vomitatore di fiamme; Capocondurro,
cavità, luogo del rogo; Piscirò,
ruscello dalla bocca di fuoco; Barra,
incendio; Angillito,
cerchio di fiamme; Candiano,
luogo di fumo. Sono nomi, come si vede, che indicano tutti manifestazioni
di origine vulcanica. Il vulcano di Sambiase è inattivo da diverse centinaia
di anni, però non si può dire che esso sia completamente spento perché nel sottosuolo
è ancora abbastanza vivo. È strano che in proposito non siano stati condotti
approfonditi studi, né si sia cercato di utilizzare la fonte di energia geotermica
che nascondono le viscere della terra.
a)"Il remoto vulcano di
Sambiase"
di Antonio De Sarro è stato pubblicato sulla rivista "Storicittà,rivista
d'altri tempi" per gentile concessione degli Eredi. Revisione di Storicitta,
p.10-11,nov-dic '94 anno III n°32-33
Note
(1) "Bretium urbs Brettiorum Thyrrenorum
a Bretto filio Herculis et Baletiae";
(2) La corruzione del termine - secondo alcuni - deriva dal
dialetto sambiasino, dove il suono della "g" e della
"s" (biascicata) sono molto simili. Si ha quindi: San Biagio
- Sambiagi - Sambiasi -Sambiase;
(3) Secondo gli studi di G. Montesanti, il vulcano si sarebbe
modificato durante il periodo preistorico per assestamento.