| La rivoluzione del 1848 a Sambiase |


La bandiera costituzionale
del Regno delle Due Sicilie
1848-1849
L'insurrezione anti-borbonica del 1848 in Calabria
ed il combattimento dell'Angitola
attraverso gli scritti dello storiografo E. Borrello
(1)
Introduzione a cura di Giuseppe Ruberto (webmaster del sito)
Questa ennesima pagina per parlare della rivoluzione calabrese
del 1848 che tanta importanza ebbe nella nostra comunità di Sambiase....
" terra così ferace
di uomini, lungi dall'ombra proteggitrice del materno pioppo, che si son resi,
per altezza d'intelletto o per gagliardia di animo, meritatamente preclari"(2).
Appena in Calabria si sparse la notizia dei fatti di Napoli
del 15 maggio,vari Comitati di salute pubblica sorsero nelle tre provincie calabresi(3)
Attraverso la battaglia dell'Angitola in provincia
di Catanzaro ripercorriamo le vicessitudini di quella eroica insurrezione anti-borbonica
tra le cui fila si distinsero i nostri cospiratori sambiasini (4).
L'insuccesso di quei moti anti-borbonici del 1848 determinò
l'anniettamento di quella che doveva essere la "primavera dei popoli"; ovunque
processati i cospiratori della rivolta presero la via dell'esilio.
Molti morirono di colera nelle carceri, dimenticati dalla memoria popolare e
dalla storiografia ufficiale(5).
Altri vissero in punta di piedi, dopo aver dilapidato
il proprio patrimonio al fine d'immolarsi al santo ideale di patria
e libertà. In quest'ultimo decennio,
grazie ad alcuni validi studiosi e storici locali, sono state messe in luce
le biografie di alcuni questi patrioti risorgimentali i quali , seppur meno
popolari ma non certamente meno importanti, "non devono
essere dimenticati, ma ricordati alle generazioni future accanto agli altri
patrioti risorgimentali di scolastica e libresca memoria".
Resta inteso che questo vale per tutti i patrioti calabresi che non sono mai
assurti alle glorie della storia.
___Più
tardi quella stessa storia dai resoconti rilasciati dai testimoni oculari, si
trae la vergogna per le ingiustizie dei cosidetti eroi nazionali. Essi le hanno
compiute contro gli stessi cittadini di quell'Italia che, a parole, dicevano
di voler costruire e, nella brutalità delle loro azioni(6),saccheggiavano
fin nelle profondità dei suoi valori più cari .
Si ricordano i lager sabaudi di Finestrelle, in
Piemonte, i paesi distrutti e incendiati, tutti gli
ordini religiosi soppressi (7).
Alla luce degli effetti dell'impresa dei Mille lo stesso
Garibaldi scrisse: "... gli oltraggi subiti dalle popolazioni
meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male,
nonostante ciò, non rifarei la via dell'Italia Meridionale, temendo di
essere preso a sassate, essendosi là cagionato lo squallore e suscitato
l'odio".
In seguito si decretò che anche il Sud era Italia, una parte della
patria, ma solo come Questione meridionale.
Per il suo bene supremo, era necessario che si emendasse, che si riscattasse
dalle sue storiche ed etnografiche colpe, ovviamente, servilmente imitando l'Italia
restante. E che dire dei commossi, straziati meridionalisti i quali avevano
condotto defatiganti inchieste accomodanti ai loro "nuovi padroni",
i quali avevano stabilito che tutto il Sud era uno sfasciume pendulo fra due
mari.
Quale fu la regione che portò a questo particolarismo, non modifica
la gravità di una così sconcertante discriminazione, ancora oggi,
purtroppo, operante, nonostante le critiche amare, continue e allarmanti che
a Gobetti
fecero giudicare il Risorgimento “una Rivoluzione fallita”.
La rivoluzione
del 1848 in Sambiase (1) 'a
di Enrico Borrello
La vampata rivoluzionaria
del '48 ebbe vasta eco in Sambiase
(8), dove era da tempo sorto un comitato rivoluzionario
segreto, ad opera di Francesco Stocco
(9)
e di Giovanni
Nicotera, il quale, appena ventenne, era in segreta intelligenza
collo zio Benedetto
Musolino, fiero repubblicano. Presidente del Comitato fu, prima,
Vincenzo D'Elia, poi, il Giudice Santacroce; Vice Presidente
Giovanni Maria Cataldi (10)
e Segretario Giuseppe Maione(11).
Ne facevano parte come membri: Achille
Scalfaro, Francesco Matarazzo, Felice Nicotera, Francesco e Pasquale
Paladino, Giorgio Sinopoli (zio di Francesco
Fiorentino), Paolo Petronio, Giuseppe Matarazzo,
Raffaele Paladino, Alessandro Toja
(12),
Vincenzo Agapito
Il
patriota Giovanni Nicotera 1828-1894 (olio
su tela del pittore Eduardo Fiore)
Ma
chi più di tutti si distingueva per impetuosità addirittura temeraria era
il nostro Giovanni Nicotera «il più rivoltoso, quel lo che partiva come il
vento per ogni dove, e come portavoce portatore di notizie volava ad un momento
e tornava, special mente per la volta di Pizzo, dov'era lo zio Benedetto Musolino
famoso tanto nei risultamenti rivoltosi del corrente anno (1848 per cui il
di costui nipote andava spesso e veniva dal
Pizzo»
(2-
nota dell'autore).
Il
patriota Giuseppe Majone
1809-1890 (olio
su tela del pittore Eduardo Fiore)
Tra la
fine di aprile e i primi di maggio il Comitato venne alla luce come Circolo
Nazionale, al solo scopo del mantenimento dell'ordine. Avuto sentore dei fatti
del 15 maggio a Napoli (non c'e allora se non il servizio telegrafico ad asta;
solo nel 1858 abbiamo l'inaugurazione della rete telegrafica elettrica, che
aveva nella 63 divisione, da Paola a Pizzo, le stazioni di Nicastro, Tiriolo,
Catanzaro e Pizzo), Toja, Giovanni Nicotera e Francesco
Matarazzo si
presentarono al posto telegrafico di S. Eufemia, il 22 maggio, armati di fucile
e di pistola, e imposero al capoposto Giovanni Guariglia, salernitano, di
trasmettere immediatamente un dispaccio del generale Stocco alla
stazione di Pizzo.
Il
patriota Francesco Matarazzo (1811-1893)
"Volevamo
rifiutarci - dice in giudizio, qualche tempo dopo, l'altro impiegato al telegrafo,
Antonio Montuoro, di Tropea - ma il Toja ci disse che quel discorso doveva
assolutamente passare, che dovevamo obbedire agli ordini della Nazione e non
a quelli del re e che, infine, lo avrebbe segnalato egli stesso, essendo un
impiegato telegrafico (3- nota dell'autore).
"Allora noi ci vedemmo costretti ad obbedire e ci prestammo ad eseguire
la segnalazione, che era la seguente: "La notizia della Capitale coll'ultima
posta annunzia che la Guardia Nazionale deve partire colla massima sollecitudine
per Napoli.
Quel Parlamento Nazionale(13)
ha dimandato subito all'Erario della Provincia se ha
denaro per sussistenza di quelli che marceranno ed è in attenzione di pronta
risposta. Qui (a Sambiase e a Nicastro)
si tengono pronti a partire e si domanda se Monteleone
e Pizzo sono anche pronti a partire. Avvisate se costà nel deposito e nel
castello di Monteleone
per provvedere la Provincia vi sia polvere; al contrario
il Parlamento Nazionale di costà, in accordo di Monteleone, giudicheranno
che si dovrà fare".
Il
patriota Giovanni Maria Cataldi
1812-1886 (olio
su tela del pittore Eduardo Fiore)
La risposta doveva essere mandata a Giovanni Maria Cataldi
in Sambiase e a Francesco Stocco in Nicastro, capi
dei rispettivi comitati rivoluzionari .
Stocco(14),
come sappiamo, era l'anima dell'insurrezione nella provincia di Catanzaro.
Il giorno dopo, Pizzo così rispose: "In
questo deposito esiste quantità di polvere. Per le altre domande, si risponderà
per mezzo di Giovanni Nicotera, che in giornata partirà per costà".
Si ordina intanto la compagnia dei rivoluzionari, che doveva, agli ordini
di Giovanni Maria Cataldi, unirsi alle altre di Stocco e marciare per Filadelfia.
Ne facevano parte:
1° Tenente - Achille
Scalfaro,
2° Tenente - Giovanni Nicotera,
Alfiere - Francesco Matarazzo fu Gennaro,
I° Sergente - Paolo Petronio,
2° Sergente - Ferdinando Paladino,
2° Sergente - Annibale Maione,
2° Sergente - Davide Nicotera,
Furiere - Pasquale Paladino,
Caporale - Giuseppe Graziano,
I MILITI : Giuseppe Maria Stella, Francesco Mazza, Salvatore Lento,
Michele Nicotera, Vincenzo Agapito, Giuseppe Matarazzo, Francesco Borrello,
Pasquale Matarazzo, Bruno d'Audino, Nicola Sposato, Bruno Petronio, Pasquale
Sposato, Pasquale Pappaianni, Francesco Bongiovanni, Raffaele Morelli, Luigi
Procopio, Domenico Angeluzzo, Giovanni Matarazzo, Giuseppe Pugliese, Tommaso
Fulfaro, Anselmo Pellegrino, Fortunato Ciliberto, Ottavio Sirianni, Fortunato
Falvo, Francesco Burgo, Francesco Castaldi, Antonio Burgo, Giovanni Agapito,
Pietro Tropea, Achille Agapito, Francesco Sterio, Antonio Fiore, Giuseppe
Marinaro, Geniale Gentile, Pietro Falvo .
Il
patriota Nicola
Sposato
- Vi furono costretti a partecipare - dice
Gennaro Brunetti, teste nel processo dell'agosto 1848 -: Peppino
Fiorillo, Luigi Sirianni, Giuseppe Falvo, Luigi Trombetta, Santo Mazza, Raffaele
Cuparo, Bruno Montilla, Francesco Sirianni. Nel giorno dell'attacco
(27 giugno) erano assenti dal campo (rientrati in Sambiase
non sappiamo proprio per quali ragioni): Francesco Matarazzo,Pasquale
Paladino, Michele Nicotera, Vincenzo Agapito, Bruno Petronio, Giovanni Matarazzo,
Pasquale Sposato, Giovanni Agapito, Francesco Castaldi, Peppino Fiorillo,
Luigi Sirianni: e il sempre il teste Brunetti che lo dice.
Sappiamo, poi, come si distinsero i nostri volontari nell'attacco
dell'Angitola e, in ispecie, nell'agguato contro il Nunziante.
Nel frattempo, il 3 giugno, alle ore 16, Giovanni Nicotera Francesco Matarazzo,
Giuseppe Graziano e Pasquale Paladino erano presentati,
armati di fucile, nella "Casa del Giudicata (Pretura) e avevano chiesto al
cancelliere dove fossero le statue dei sovrani.
"Io - dice il cancelliere nel succitato processo - prevenendo
il loro desiderio, dissi che non ne esistevano, ma quelli, scassinando la
porta, entrarono e ridussero in pezzi i busti di Loro Maestà!
Poi Giovanni Nicotera lacerò con un coltello ridusse in pezzi la tela su cui
era dipinta l'immagine di S. M. Re".
Dopo l'infelice fine della rivoluzione, Giovanni Nicotera riparò, collo zio
Musolino, a Corfù,
prima, poi ad Ancona e infine a Roma. L'anno dopo, 1849, è nel battaglione
di Luciano
Manara , a difendere, sotto gli ordini di Garibaldi, la
Repubblica di Roma.
Il
patriota Orazio Scalfaro (15)
1827-1911 ( coll.dott.Ferdinando T.M.Vescio)
Furono invece "carcerati e poi amnistiati con sovrano
rescritto del 10 aprile 1850 ":
Agapito Antonio,Cuparo Raffaele,Allessi Bruno, Davoli Bruno, Burgo
Antonio, Falvo Bruno, Bongiovanni Francesco, Falvo Giuseppe,Ciliberto Antonio
Maria,FalvoPietro,CastaldiFrancesco,Graziano Giuseppe,Davoli Santo,lannazzo
Gesualdo,Fiore Antonio,Lento Salvatore,Fazio Basilio di Carlo, Mauro Ferdinando,Fiorillo
Giuseppe, Mantella Domenico,Fiorillo Placido, Mazza Giuseppe,Gentile Geniale,
Marinaro Vincenzo,Loschiavo Luigi, Nicotera Michele,Mastroianni Cesare,Nicotera
Felice,Mazza Antonio, Pellegrino Antonio,Mazza Francesco, Pellegrino Francesco,
Marinaro Giuseppe, Pugliese Giuseppe,Nicotera Francesco,Paladino Pasquale,Agapito
Achille,Scalfaro Achille,Angelluzzo-Domenico,Sirianni Francesco,Allessi Giuseppe,
Strangis Giovanni,Barone Carmelo,Tropea Vincenzo,Bernardo Gregorio,Tropea
Raffaele,Costa Antonio,Tropea Pietro,Calidonna Giuseppe, Mazza Santo,Davoli
Luigi,Pullia Agostino, Fulfaro Anselmo, Pugliese Fortunato,Fazio Generoso,
Palmieri Giuseppe,Funaro Leopoldo,Pappaianni Pasquale,Grande Francesco, Governa
Rocco, La Scala Pietro, Maione Giuseppe, Mantella Bruno, Maone Francesco,
Morelli Raffaele, Nicotera Davide, Audino Bruno, Allessi Franco, Audino Luigi,
Borrello Francesco, Bonaddio Giovanni, Cello Angelo, Scalfaro Salvatore, Sterio
Francesco, Sirianni Luigi, Toia Alessandro, Vercello Nicola, Petronio Paolo,Petronio
Bruno, Pasciari Francesco,Procopio Luigi,Puccio Pasquale ,Sinopoli Basilio,
Stella Giuseppe Maria, Sinopoli Gregorio,Trombetta Luigi .
La Gran Corte Speciale di Catanzaro, con sentenza del 25 giugno 1851,
condannò: Francesco Matarazzo (da non confondere col Generale) a trent'anni
di ferri, ridotti per grazia a venti, e Giuseppe Matarazzo a venticinque anni
di ferri, mentre metteva in libertà provvisoria: Giovanni Matarazzo, Raffaele
Paladino e Vincenzo Agapito. La stessa Corte metteva in libertà Nicola Sposato
il 13 ottobre 1852, perché "aggraziato da Sua
Maestà". Giovanni Maria Cataldi era stato condannato
in contumaci a 25 anni di ferri, ma, essendosi presentato alle autorità, ebbe
con reale disposizione di Ferdinando
II, ridotta la pena a dieci anni di
relegazione.
Note dell'autore
(1) Pubbl. sul "Giornale d'Italia" del
6-6-1941;
(2) Da un processo originale del 24 agosto 1849,contro Nicotera,Toja
e Matarazzo, del quale processo non sappiamo la fine, perchè mancano le ultime
pagine;
(3) Il Toja era stato addetto all'ufficio telegrafico di
Caposuvero, dal quale era stato rimosso, per accuse di carbonarismo e di violenza
con omicidi
* ******************************
____Note aggiuntive ___curate da G.Ruberto (www.sambiase.com)
(1)
"Enrico
Borrello storico e archeologo, egli non cessò mai di
essere il maestro, cioè colui che cerca di approfondire ad altri il suo sapere.
Ciò che Enrico Borrello ha fatto e scritto non avrebbe valore alcuno, se in
lui non ci fosse sempre stato un importante,implicita premessa: interessare
i giovani a questi studi e a queste ricerche, perchè il legame col passato non
sia mai spezzato, perchè l'eredità spirituale che egli ci lascia non vada mai
perduta " ___Dario Leone in Calabria letteraria,XVII-1969
nn.5-6-7, p.23
' a - "La
rivoluzione del 1848 in Sambiase" e
tratto dal libro di Enrico Borrello "Sambiase, storia della città e del
suo territorio" cap.XI p.188/192, II^ edizione 1998, Temesa Editrice- Roma
.
' b - " L'attacco dell'Angitola
e l'agguato al Nunziante da parte dei sambiasini "
di Enrico Borrello in "Sambiase,
storia della città e del suo territorio" cap.XI p.182/187,
II^ edizione 1998, Temesa Editrice - Roma .
(2) Notizie tratte da "II testamento da Ventotene
del patriota Giovanni Maria Cataldi nel 1854 e i suoi funerali nel 1886
" di Massimo Iannicelli, pubblicato in "Storicittà
rivista d'altri tempi" p.4/7,annoXV, n°145, mese di settembre 2006,
Edito da Rodolfo Calfa dal 1992 al 2004 - dal 2005-2007 Massimo Iannicelli
Editore - Lamezia Terme (Cz).
(3) " Il più importante Comitato era quello di Cosenza,dove
più intensa era la preparazione. Il 3 giugno il Comitato di Cosenza fu riconosciuto
Governo Provvisorio delle Calabrie del quale Giuseppe
Ricciardi, deputato di Napoli, cospiratore,esule, fu Presidente. Ne facevano
parte Federci ,come ministro di giustizia; Domenico
Mauro,all'interno; Lupinacci, della finanza
e Benedetto Musolino, degli affari di guerra; A
Catanzaro il Comitato di salute pubblica era formato da Eugenio
De Riso, deputato al parlamento, Angelo Morelli,
ricevitore generale,Vitaliano De Riso, Giovanni
Scalfaro,Giovanni Marincola, Tommaso Giardino. Presidente era Vincenzo
Marsico, Segretario Rocco Susanna ".
___ Notizie tratte da E.Borrello, op.cit., cap. IX, "La
rivoluzione calabrese del 1848", pp.174-176II^ edizione 1998, Temesa Editrice-
Roma ).
-- A Reggio
Calabria risultano quali capi della rivolta Casimiro
De Lieto,Antonio Plutino e Domenico e Stefano Romeo.
(4)...
" Le vicende del movimento patriottico di Sambiase sono, insomma, quelle
di Nicastro, almeno fino al 1848, quando vediamo un
più deciso atteggiamento indipendente e un più deciso apporto alla causa della
libertà e della indipendenza nazionale, nelle file dei nostri cospiratori ".
___ Notizie tratte da Enrico Borrello, op.cit.,cap.VIII,
"Restaurazione Borbonica,p.172.
(5) " Patrioti
come Stocco, considerato "il manubrio più solido della rivoluzione" " il più
influente agitatore del distretto di Nicastro", ed altri meno noti ma non per
questo meno importanti quali Giuseppe Matarazzo da
Sambiase, Raffaele Aliberti da Nicastro, Domenico
Cimino da Platania, Giuseppe Caruso da Nicastro,
Domenico Ferlaino da Conflenti, Vincenzo
Liscotti da Nicastro, Emmanuele Nicolazzo
da Platania, Antonio Colacino da Nicastro, Santo
Sirianni da Soveria Mannelli, Michele Cefalì
da Maida, Gennaro Marino da Martirano e molti altri
ancora furono i promotori dei locali moti risorgimentali, patrioti senza i quali
la rivoluzione si sarebbe da sé stessa spenta sul nascere" .
_____Luisa Patrizia Raffaela Porchia Vescio di Martirano Direttore
dell'Archivio di Stato di Catanzaro,p.5, pubblicata nel libretto " Il Risorgimento
nel territorio " - Catalogo Mostra Documentaria - (a cura del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali dell'Archivio di Stato di Cz sezione di Lamezia
Terme) anno 1999, stampato dalla tipografia La Modernissima dei F.lli Gigliotti
s.n.c.,Lamezia Terme Cz .
-- "Oggetto della Mostra posta in essere dall'Archivio di Stato di
Catanzaro presso la Sezione di Lamezia Terme, sono i moti rivoluzionari del
Meridione, le condanne a morte, le persecuzioni e le confische dei beni inflitte
ai vari patrioti del nostro territorio e che testimoniano quali particolari
catteristiche assunte nel 1848 la situazione del mezzogiono in generale in tutto
il contesto italiano" (Gaetano
Garito, Asc sezione di Lamezia T.,op.cit.,p.8)
(6) Gramsci
scrisse “ Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce
che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo,
squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati
tentarono di infamare con il marchio di briganti.”
(7) Nel dicembre 1862, dal parlamento
torinese, venne istituita la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul
Brigantaggio, con l’obiettivo di indagare le cause del brigantaggio, studiare
l’oggettiva situazione sul campo e proporre i mezzi per sconfiggerlo.
Della Commissione facevano parte due parlamentari della sinistra democratica,
un indipendente di sinistra, quattro moderati e governativi, due generali dell’esercito
(ex garibaldini). Le Relazioni conclusive della Commissione d’inchiesta
vennero presentate alla Camera dei deputati nel maggio 1863.
Il 15 agosto 1863 venne promulgata “la legge Pica” che dava ai tribunali
militari la competenza a giudicare i briganti e i loro complici e comminava
la fucilazione a chi avesse opposto resistenza a mano armata. Ebbe così
inizio una legislazione eccezionale che durò fino al 31 dicembre 1865.
Quanti furono i cosiddetti briganti fucilati o uccisi? Il numero preciso non
lo si saprà mai, ma furono tantissimi. Molfese, dal secondo bimestre
del 1861 e tutto il 1865, ne documenta 5.212. Ma vi è chi ha scritto
che i guerriglieri caduti in combattimento in quel decennio furono 155.620 e
i fucilati o morti in carcere 120.327. Un massacro. L’olocausto del Sud
____ F.Molfese, Storia del Brigantaggio dopo l’Unità,
Nuovo Pensiero Meridiano, Madrid 1983, pp. 484.
Nella
foto il corpo esamine del capobanda Papa fucilato a Catanzaro che viene utilizzato
come mezzo di propaganda.
La foto si conserva al Museo del Risorgimento di Torino(foto autore ignoto).
(8)
" In Calabria e, specialmente, in provincia di Reggio e di
Cosenza, ove erano diffuse le "logge massoniche" che ebbero maggiore impulso
dal ritorno di alcuni murattiani dalla campagna delle Russia. Accanto ad esse,
le numerosissime "vendite" dei Carbonari, che non mancarono in nessum paese
per quanto sperduto della nostra regione. Famose furono le"logge"di Cosenza,
Paola, Aprigliano, Rogliano, Rossano, Acri, Crotone, Reggio,
Nicastro(1), Maida,
Nocera, Cortale,Gimigliano,Catanzaro, Mesoraca, Stalettì, Curinga, S.Mango,
Bianco, S.Stefano.
Anche Sambiase ebbe la sua "vendita", che come ogni altro movimento patriottico
(...)
___ E.Borrello, op.cit., cap. VIII, "Restaurazione Borbonica",
p.172 II^ edizione 1998, Temesa Editrice- Roma ).
(1) La loggia di Nicastro
era detta "Filantropia Numistrana" E.Borrello,op.cit., ibidem,
nota 1, p.172,,etc..etc.
(9)Francesco Stocco (1806-1880) Il barone Francesco Stocco nacque
a Adami piccola frazione di Decollatura (prov.Cz) il 1 marzo 1806. Fu tenuto
a battesimo dal futuro re Francesco II delle Due Sicilie ospite della famiglia
Stocco. Ricevette la sua prima educazione in un collegio di Cosenza. Ancor giovane
fu condotto dal padre a Napoli dove conobbe da vicino tutte le viltà; e l'animo
suo generoso ne fu così sgomento che egli, ricco,nobile,pur sapendo che il suo
interesse,i suoi privilegi di nascita,lo chiamavano a stare con gli oppressori,volle
invece partecipare per gli oppressi. A causa di questi sentimenti un bel giorno
del 1847 venne imprigionato a Napoli insieme con due suoi congiunti: il barone
Marsico e il barone Guzzolini. Liberato arrivò a Soveria dove, dopo i tragici
avvenimenti del 15 maggio, organizzò il movimento rivoluzionario nella provincia
di Catanzaro che ebbe il centro nel distretto di Nicastro.
In meno di dodici ore spiccò l'ordine di adunata ai capitani dei vari minicipi
da lui dipendenti, riunendo intorno a sè più di tremila uomini alla volta di
Filadelfia,dove,pultroppo,l'inettitudine del capo (Griffo),la scarsezza dei
fondi e,quindi degli approvigionamenti,ingeneranno confusione,diserzione
e scoraggiamento. Partono i Mille per la leggendaria spedizione, e Stocco con
loro.Egli comanda la 3^ Compagnia ed è uno dei sette Capitani che conducono
le Camice Rosse. E i Mille sbarcano a Marsala e a Calatafini ingaggiano la prima
battaglia.
Stocco vi rimane ferito gravemente al braccio destro.Viene nominato Colonnello
e, poco dopo,eccolo a Palermo prima, a Barcellona poi,impaziente di portarsi
nella sua Calabria. E ci torna,infatti,sebbene ancora convalescente,da Generale.
Disarmò i 12 mila uomini del Ghio a Soveria e permise a Garibaldi la marcia
trionfale su Napoli, mentre il Borbone si ritira sul Volturno. Stocco tiene
ancora alto il nome di Calabria sul Volturno.
Dopo il plebiscito che vota l'unione delle Due Sicilie al regno di Vittorio
Emanuele,Stocco volle tenersi appartato dalla vita pubblica e rinunziò all'ufficio
di Governatore di Catanzaro e al grado di Maggior Generale della brigata Aosta.
Eletto deputato dai suoi concittadini,accettò l'incarico: non rieletto,non se
ne crucciò. Rieletto ancora non accettò di rientrare alla Camera, sebbene vivamente
sollecitato. A 74 anni, l'8 novembre 1880,Francesco Stocco chiudeva gli occhi
per sempre.
Di lui possiamo ancor dire che le ossa "fremono amor di Patria"
____ Notizie tratte da Enrico Borrello, op.cit.,
cap.V, Appendice, "Francesco Stocco",pp.333/337.
(10)Giovanni Maria Cataldi (1812-1886
) Egli nacque nel 1812 "nel modesto paesetto di Sambiase, terra
così ferace di uomini, lungi dall'ombra proteggitrice del materno pioppo, che
si son resi, per altezza d'intelletto o per gagliardia di animo, meritatamente
preclari ". Rimasto orfano giovanissimo, conquistò subito, con
la generosità del suo carattere, la stima dei propri concittadini, che ampia
fiducia riponevano nel senno e nella rettitudine sua. Ebbe la ventura di avere
a compagna della sua vita la egregia e caritatevole gentildonna signorina Carolina
Scalfaro, figlia di quel Giovanni che fu una delle glorie più splendide del
patriottismo calabrese. Dopo la fallita insurrezione armata del Calderaio del
1848, i patrioti che vi presero parte e che sfuggirono all'arresto, dovettero
prendere la via dell'esilio.
Durante questo periodo di latitanza, a seguito di un'improvvisa malattia
moriva il suocero, Giovanni Scalfaro. L'episodio scosse Cataldi, il quale spinto
dal dolore per questa perdita, decideva di costituirsi. Non volle però fare
atto di ossequio al Borbone, il quale prometteva clemenza a tutti coloro i quali
si fossero ravveduti dalle proprie azioni di ribellione. La pena fu davvero
pesante: venne condannato a venticinque anni di ferri, in seguito commutatili
assieme ad altri compagni di azione, a dieci anni di relegazione nel famigerato
penitenziario di Ventotene. Con la Spedizione di Sapri del
1856, condotta da Carlo Pisacane e con al seguito l'altro patriota sambiasino,
Giovanni Nicotera, cugino del Cataldi, il potere borbonico stava cominciando
a dare i primi segni di cedimento.
II 1° luglio del 1857, il Cataldi ottenne uno sconto di pena di tre anni, e
- una volta trasferito ad Ischia - poté così riconquistare l'ambita libertà
il 7 settembre di quello stesso anno. Rientrato a casa, egli
riprese a vivere, senza mai dimenticare i suoi ideali antiborbonici. Quando
nell'estate del 1860 le truppe garibaldine sopraggiunsero in Calabria, il Cataldi
si unì ai Mille, divenendo uno dei coordinatori del distretto di Nicastro e
Catanzaro assieme al nicastrese Felice Sacchi e ad altri illustri patrioti locali.
Seguì la spedizione sino al Volturno, portando con sé il primogenito Carlo,
ancora fanciullo. Ivi, nella casa napoletana di Giovanni Nicotera, lo presentò
a Giuseppe Mazzini che ebbe parole d'ammirazione.
II 7 settembre del 1882, egli venne giustamente chiamato a pronunciare
uno dei discorsi per l'inaugurazione del monumento per Giovanni Nicotera, quando
quest'ultimo era ancora in vita! Si ripeté l'anno dopo, con un commosso discorso
tenuto nel Municipio di Nicastro all'indomani della morte di Garibaldi. Oltre
a queste, non vi sono altre tracce di impegno pubblico. Si
spense a Nicastro - dove si era trasferito con tutta la famiglia - il 16 aprile
del 1886.
_____Notizie tratte da" II testamento
da Ventotene del patriota Giovanni Maria Cataldi nel 1854 e i suoi funerali
nel 1886 " di M.Iannicelli,
pubblicato in "Storicittà rivista d'altri tempi"
p.4/7,annoXV, n°145, mese di settembre 2006, Edito da Rodolfo Calfa
dal 1992 al 2004 - dal 2005-2007 Massimo Iannicelli Editore Lamezia Terme -
Cz ).
(11) Giuseppe Majone nasce a Sambiase il 25 maggio 1809 da Pasquale
Majone, ricco possidente originario di Conflenti, e da Angela Cataldi. A dieci
anni fu iscritto al seminario di Nicastro il giovane seminarista Giuseppe Majone
ebbe modo di assimilare le istanze liberali e patriottiche proprio nel seminario.
Uscito dal seminario di Nicastro, il giovane Majone proseguì gli studi a Catanzaro
e poi a Napoli dove conseguì la laurea in legge il 9 giugno 1832.Rientrato a
Sambiase, esercitò la professione con grande abnegazione e alto senso della
giustizia tanto da meritare di essere nominato Vice Pretore del Mandamento.
Del giovane avvocato Giuseppe Majone va ricordata però soprattutto l'azione
cospirativa contro la polizia borbonica a fianco dei più noti patrioti sambiasini
che avevano in Giovanni Nicotera e Giovanni Maria Cataldi i punti di riferimento
del Comitato rivoluzionario. Due volte Majone fu arrestato insieme ad altri
cospiratori sambiasini e rinchiuso nel carcere di Crotone. Nel 1848 partecipò
al moto rivoluzionario guidato da Francesco Stocco. In particolare egli, insieme
ad altri quattro giovani del Comitato rivoluzionario, fu prescelto per intercettare
le regie poste ed interrompere così le relazioni tra la polizia e il generale
Nunziante. Fu uno dei più attivi all'arrivo di Garibaldi e durante il plebiscito
fece da mediatore allorché molti sambiasini si erano rifiutati di andare a votare
per l'annessione al regno di Vittorio Emanuele II. Più tardi il governo lo insigniva
della Croce di Cavaliere.
_____Notizie tratte da "L'avvocato Giuseppe Majone da Sambiase
(1809 - 1890), cavaliere e patriota" di V.Villella, pubblicato in "Storicittà
rivista d'altri tempi" p.4/6, annoX, n°102, mese di settembre 2001, Edito
da Rodolfo Calfa dal 1992 al 2004 - dal 2005-2007 Massimo Iannicelli Editore
- Lamezia Terme - Cz).
(12) Alessandro Toja nasce il 23 settembre
1822 a Gizzeria (prov. di Cz) da Raffaele piccolo proprietario e Francesca Paladino.
Impiegato telegrafista. Partecipa nel 1848 ai moti della Rivoluzione calabrese.
Dal posto telegrafico di Santa Eufemia per sollevare la popolazione contro il
governo, telegrafò a Pizzo e a Monteleone false notizie in cui il Parlamento
chiamava alle armi la guarda nazionale di Napoli e le province meridionali.
A Gizzeria infranse i ritratti e gli stemmi dei reali chiamando il popolo alla
rivolta. Arrestato il 22 maggio 1849 fu condannato all'ergastolo il 5 giugno
1851. Evaso si recò a Corfù e nel 1859 recatosi a Torino s'iscrisse nel Corpo
dei Cacciatori delle Alpi. Arruolatosi nei Mille vi partecipa con accanimento.
Eroe dell'Angitola. Ritornato al paese porta con se molti volontari ed entra
nel battaglione dei Cacciatori della Sila. Sergente nel Corpo dei Volontari
calabresi, Capitano di Fanteria, Sergente volontario nel Reggimento Ussari di
Piacenza, Sottotenente nell'Esercito dell'Italia Meridionale, Maggiore di Fanteria.Muore
il il 27 settembre 1866.
_____Notizie tratte da Camardella Pietro,
in " I Calabresi della spedizione dei Mille ".
Monografia storica illustrata.Ortona a mare.Officine Grafiche,1910
.
(13) I comitati guardavano tutti a Cosenza,al Governo
Provvisorio,che doveva coordinare il movimento,raccogliere e discipinare le
forze armate,disposte d'un piano di offesa e difesa e trovare il danaro necessario
alla guerra. Ma il Ricciardi non volle ricorrere a nessun mezzo coercitivo per
raccogliere fondi,specie da quanti ne avevano anche troppi,e sperava nelle offerte
spontanee! Intanto,più di 12 mila giovani si erano presentati all'arruolamento
volontario,armati tutti di fucile da caccia senza baionetta,e di pugnale,che
portavano attaccato alla cintola. Solo 8 mila ne furono trattenuti; gli altri
furono rimandati a casa,perchè mancava il denaro per equipaggiarli e pagarli.
E gli 8 mila furono così divisi: in provincia di Cosenza 1500 a Campotenese,
500 a Spezzano,con altrettanti siciliani, 600 a Paola; in provinvia di Catanzaro
5000 a Filadelfia; provincia di Reggio Calabria 600 a S.Eufemia di Sinopoli
.
___Notizie tratte da E.Borrello,op.cit., cap.IX "La rivoluzione
calabrese del 1848" pp.175-176 .
(14) "
Il capitano Stocco si avvaleva di diversi capitani tra i quali ricordiamo Giovanni
Maria Cataldi,capo del comitato rivoluzionario di Sambiase,Ippolito
D'Ippolito di Nicastro,Giuseppe Stella di
Feroleto Piano, Gaetano Boca di Vena di Maida,
Michele Valeo di Castiglione, Antonio
Miceli di Gizzeria, Tommaso Procida di Nocera,
Francesco Mauri di Nicastro, Giuseppe
Scalise di Castagna, Nicola Paladino di
Conflenti, Gregorio De Fazio di Platania, Ferdinando
Aiello di S.Pietro a Maida, Francesco Mangani
di Feroleto, Giuseppe Perri di Serrastretta, Alessandro
Talarico di Carlopoli, Giovanni De Sirianni
di Soveria, Lorenzo Mancini di Nocera, Francescantonio
Ciaflone di Decollatura.
Tutti i capitani vantavano la loro antica ascendenza nobiliare ex genere o la
propria appartenenza alla nuova nobiltà ex privilegio o i requisiti del nuovo
ceto emergente della borghesia agraria con relativi appellativi di "Don" o "Magnifico"
___ (V.Villella in "Trono Altare e Sette nella Calabria risorgimentale",p.82
cap.II° Borghesia,Clero e contadini nella rivoluzione del 1848,I^edizione anno
1997
(15)Orazio Scalfaro nasce a Sambiase il 1 dicembre
1827 ed è morto a Catanzaro il 30 aprile 1911, fu degno continuatore di una
stirpe di eroi, Giovanni e Gaspare Scalfaro, militi della libertà risorgente
e martiri calabresi del 1848. Marito e padre esemplare, gli fu dolce e impareggiabile
sposa Luigia Gimigliano da Belcastro (1843 - 1912), dalla quale ebbe tredici
figli che crebbero all'altezza delle nobili tradizioni della famiglia, brillando
chi nel foro o nella magistratura (Giovanni, Salvatore e Saverio), chi nell'esercito
(Emilio ed Ercole), chi nell'ambito scolastico (Gennarino). Di loro l'avv. Lorenzo
Pucci diceva: "Sono virtú vere, santificate tra le mura domestiche.
al tepore dei piú intimi affetti, donde poi sgorgano all'aperto,nella vita."
Orazio Scalfaro, figlio di un ardente carbonaro del 1820, fu tra i
trecento che, capitanati dal generale Francesco Stocco, il 27 giugno 1848 combatterono
sui campi dell'Angitola contro tremila soldati condotti dal generale Nunziante,
e dal ponte di Turrina al ponte delle Grazie e da qui alle pendici di Campolongo,
contrastarono palmo a palmo il terreno, sostenendo una lotta titanica per undici
ore.
Nel 1860 troviamo Orazio Scalfaro, insieme ai fratelli Achille,
Gustavo e Raffaele, al Calderaio, ove cooperò al disarmo dei dodicimila
soldati borbonici a Soveria Mannelli. Fu in quel giorno memorando che Giuseppe
Garibaldi telegrafò: "Dite al mondo che coi miei prodi calabresi
feci abbassare le armi a dodicimila soldati comandati dal generale Ghio."
Lo Scalfaro fu anche tra i combattenti alla battaglia del Volturno, "lí
dove fu fiaccato l'estremo sforzo del Borbone".
____Notizie tratte da " Il barone garibaldino Orazio Scalfaro
da Sambiase (1827 - 1911)"di Francesco Polopoli, pubblicato in "Storicittà
rivista d'altri tempi" p.4,annoVIII,n°83, mese di dicembre 1999, Edito
da Rodolfo Calfa dal 1992 al 2004 - dal 2005-2007 Massimo Iannicelli Editore
- Lamezia Terme (Cz).
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