A SAMBIASE il "Luogo della Memoria" (1)
di Antonio Zaffina (2)
In questo "particolare" momento storico, in questa "particolare"
città. dove tutto - o quasi tutto - sembra andare per il verso giusto, nonostante
le reiterate e cicliche ingiustizie consumate a suo danno, vedi la scomparsa
di piccoli e grandi miraggi quali: il capoluogo di provincia, l'università,
l'industrializzazione; in questa città, dove non esiste la disoccupazione ed
il malessere giovanile in tutti i suoi drammatici aspetti, dove non c'è il triste
fenomeno dell'usura e dell'indebito arricchimento degli ultimi arrivati o di
coloro che sanno "alzare la voce", dove non ci sono violenze a vario titolo
che spesso ci hanno fatto meritare le prime pagine dei giornali locali e nazionali;
dove non manca una classe di politicanti pseudo intellettuali, di falsi predicatori,
di ipocriti benefattori, di vati improvvisati quanto spregiudicati che attraverso
convegni, conferenze e dibattiti lanciano appelli e propongono iniziative e
soluzioni che lasciano giusto il tempo che trovano, per cui tutto, o quasi,
rimane come prima o peggio di prima; dove i ricchi diventano sempre piú ricchi
ed i poveri sempre più poveri; dove, in una parola, non ci sarà mai pace, perché
c'è giustizia; in una città come questa, con moltiproblemi e pochi pregi c'è
ancora chi, come il prof. Umberto Zaffina, tenta di evocare, per offrirli alla
riflessione di noi "moderni", attraverso la realizzazione del luogo della memoria,
i valori migliori di un mondo diventato antico ed irripetibile, anche se sono
trascorsi pochi decenni.
Centro storico di Sambiase -rione Patelli- Entrata del Museo Etnografico
"Luogo della Memoria" Umberto Zaffina ,a dx, e l'articolista
Antonio Zaffina a sx.
Questo Luogo della Memoria si trova nell'Atrio III° di Via
Ferruccio, nel centro storico di Sambiase, proprio in cima al rione meglio conosciuto
col nome " Rione Patelle". In questo atrio è ubicata un'antica e tipica casa
lametina, già di proprietà degli avi del prof. Zaffina, composta da un pianoterra
('u magazzinu), un primo piano ('a cambara), e da un secondo piano ('u tavulatu).
Tali locali, perimetrati da spessi muri in pietra e malta calcarea e comunicanti
tra loro attraverso scale in legno, ospitano i tre "ambienti" tipici della casa
del lametino, nonché gli arredi, le cose, gli oggetti, gli arnesi e ' i fìarri
d'u mistìari ' ( gli strumenti del mestiere). Detti oggetti, per come diremo
in seguito, raccolti con amore e tenacia dal prof. Umberto Zaffina da un decennio
a questa parte, rappresentano in modo suggestivo e significativo un'infinita
gamma di semplici ed arcani reperti, direi quasi "archeologici" per la vetustà
di alcuni esemplari, della civiltà agricola lametina e del suo habitat. Ne magazzino,ormai
angusto per l'abbondanza e la varietà dei reperti, si distinguono chiaramente
gli arnesi: domestici, agricoli, artigiani. Tra gli oggetti - arnesi domestici
fanno bella mostra di sé recipienti di varia foggia, realizzati in creta, legno
e latta (lamiera) dai mastri artigiani del tempo come: vozzi, cutrumbuli, lancelli,
rivaggi, cupialli , caccacchì, carracchìalli , giarri; tra gli arnesi agricoli
: aratri 'i lignu e di fhiarru, zzappe (di vario tipo ed uso), cullari 'i lignu
e campanacci, gioghi e, soprattutto, 'a stragula ( rudimentale slitta in legno
per tra sporti agricoli in collina ed in campagna), e 'a petra d'a pisha,una
particolare pietra di forma allungata con un buco sul lato piú corto, la quale,
legata ad una corda, veniva trainata dai buoi sulle aie, dove, in precedenza
erano stati sistemati i covoni del grano per essere sgranati, cioè trebbiati.
Nella foto gli "arnesi" da lavoro d'u "fhalegnami e d'u fhurgiaru".
Tra gli arnesi artigianali - riguardanti, per lo più, il mestiere,
ma forse è meglio dire, l'Arte del falegname, del fabbro ferraio ('u fhurgiaru),
del sarto ( custulíari o cusitúri), del calzolaio (u scarparu), - si nota in
primo piano un grande banco di lavoro dotato di morsa, una miriade di attrezzi
grandi e piccoli come: asce, pialle, chjanúzzuali, piallette, trapani a mano,
martelli (di vario tipo ed uso), incudine, mantice, pinze, mola - smerigli,
macchine per cucire a pedale, tavolinetto di lavoro, lesine, aghi, forme per
scarpe e coltelli ed ancora tantissimi altri pezzi che sarebbe veramente lungo
enumerare e descrivere. D'u magazzinu, attraverso una scala di legno, si sale
al primo piano, dove trovasi 'a cambara (la camera) un enorme stanzone ad uso
polivalente, capace di contenere un letto matrimoniale, un letto o due per i
figli maschi e per le femmine, un capace armadio per tutta la famiglia; un comò
molto alto e a più tiretti e relativa cristalliera; 'a spuntuníara (un mobile
a base triangolare posto in un angolo della stanza) adibito alla conservazione
dei vari "servizi" di piatti, bicchieri, tazze, tazzine e posate, da usare esclusivamente
nelle grandi occasioni, quali ricevimenti per fidanzamenti o per ospiti particolari;
un comodo e massiccio tavolo di forma quadrata, per lo più usato per le occasioni
particolari, quando
'a cambara 'i liattu (la camera da letto, il luogo più intimo della casa), si
apriva agli "altri" (che non fossero dello stesso nucleo familiare) nell'occasioni
che si sarebbero congiunte alla propria famiglia attraverso fidanzamenti e matrimoni.
Da quanto detto appare più che evidente come 'a cambara 'i liattu, similmente
al "sacro" talano di Ulisse e Penelope, fosse la parte più "in" della casa sambiasina,
il regno di lei... la sposa fedele, la madre premurosa, sempre "oll'opre femminile
intenta"; il luogo più sicuro... più sacralmente geloso, dove custodire gli
affetti e gli effetti più cari e preziosi: l'amore coniugale e filiale, l'oru,
'i schòrdi!!! (i soldi), 'i carti (i documenti importanti), le foto dei
familiari più cari, il crocefisso che sormontava 'a trabbacca (il capezzale
del letto ), con sopra l'immancabile quadro della natività con S. Giuseppe,
il Bambino con il mondo in mano sormontato da una croce, e la Madonna.
Nella foto uno scorcio d'u "Tavulatu".
Infine, attraverso un'altra scala in legno, si accede allu
tovulatu posto al secondo ed ultimo piano della casa, la fucina dell'autarchia
familiare. Tale 'tavulatu era occupato dal focolare 'u fhuculàru pì cucinàri
e fhàri 'i vrashi (il focolare per cucinare e le braci per riscaldarsi) e l'u
fhurnu ( il forno per fare il pane). Appesi al muro una serie infinita di pentolame
di vario tipo ed uso: 'i quadari, stanati, stanatialli, tijelli, fhrissuri e,
poi, ancora cucchjari (cucchiai), 'mbrocchi randi (grossi forchettoni) in legno
e ferro, 'a majilla (la madia) per impastarvi la farina per il pane, 'i pali
d'u fhùrnu (le pale per infornare il pane) e, tutto intorno, un tavolo,
casci e cosciùni ' ppi lluù comitu d'ha "cascia" (casse e cassettoni
per la riserva annuale di derrate alimentari per la famiglia o casa ). E, per
concludere, sotto le tegole, ad aria 'i ciaramiri, pertiche e tavole per la
stagionatura "al naturale" di fhàzizza, shupriscati, capaccolla, pezzi
'i fhurmaggiu e ppàni (salami, sopressate, capicollo, formaggio e pane
). Ovviamente la descrizione, anche la più accurata e fedele, non è sufficiente
a rendere l'idea di tutto quello che si può vedere ed ammirare visitando il
Luogo della Memoria, proprio perché gli adulti possano rinverdire la memoria
storica della loro infanzia, mentre i piú giovani troveranno ciò per cui porsi
l'eterno interrogativo sul "chi siamo da dove veniamo, dove andiamo?". In tal
modo ed in poco tempo si può realizzare un ideale ritorno al nostro passato,
mediato dal nostro presente, proiettato verso il nostro futuro.
Già molti hanno visitato il Luogo della Memoria, dove si accede
gratuitamente, tra curiosi, scolaresche, insegnanti, studiosi del passato tra
cui l'insigne antropologo, Luigi Lombardi Satriani, nostro conterraneo, il quale
in merito ha scritto: "Mediatori del passato con il presente, gli oggetti sono
anche materializzazione della nostra speranza di sopravvivenza all'insidia del
giorno." Ciò detto a noi Lametini il dovere di visitare per conoscere il Luogo
della Memoria; ai Direttori ed ai Presidi delle Scuole lametine l'invito a "programmare
e concordare visite guidate al luogo delle memorie; al Sindaco ed a tutti gli
amministratori della Città l'appello a volere concretamente interessarsi di
questo "museo vivente" se veramente - come spesso soltanto si dice - vogliamo
recuperare la nostra identità, la nostra dignità, felici di averne qualche riscontro
e di poterne parlare ancora.
Note:
(1) Il Museo Etnografico "Luogo
della Memoria" si trova nel centro storico di SAMBIASE - Lamezia
Terme (Cz) in via Ferruccio Atrio III° ; orario apertura : 10.00 -13.00
nei giorni di Martedì, Giovedì,
Domenica (altri giorni su richiesta). Ideatore è proprietaio
prof. Umberto Zaffina ha raccolto in sette sale quasi mille oggetti distinti
in gruppi tematici. A pochi metri dal museo un interessante laboratorio tessile
con telai in legno.
- Per informazioni e/o contatti: prof. Umberto Zaffina - Tel.
0968-436765 email : umberto.z@tiscalinet.it
(2) L'articolo del prof. Antonio Zaffina è
tratto dalla Rivista d'altri tempi "Storicittà" mensile anno
IV n°38 maggio 1995, p.26/28; Dir.Resp.Massimo Q. Iannicelli - Editore Rodolfo
Calfa, Lamezia Terme (Cz).