A cura della redazione del sito web sambiase.
com

Veduta area archeologica lametina
(foto a cura del museo archeologico di Lamezia T.)
L'ABBAZIA DI S. SIDERO (1)
di Enrico Borrello
"Nella contrada S. Sidero, cioè S. Isidoro, grandi
fabbriche di laterizi, tra cui una, distrutta per trarne materiale; copiosi
ruderi mi furono segnalati nella contrada Parracocchia e Palazzi, attigue a
S. Sidero. "Nella proprietà dei fratelli Tropea sono
ruine molto delicate di età romana e dell'alto medio evo, e gli eruditi
locali quivi collocano il grande monastero di S. Costantino, i cui beni formarono
in prossimità l'Abbazia di S. Sidero, dipendente da quella di S. Eufemia
e, più tardi, la Baronia di S. Sidero".
Così, l'Orsi (A), nella sua "relazione degli scavi
del 1921".
Il grande monastero di S. Costantino era sorto, dunque, in quelli che furono
poi detti i "Palazzi" per antonomasia, a indicare la grandiosità
(si capisce, relativa ai tempi) dei fabbricati. E questo diciamo a chiarire
un equivoco in cui sono caduti - alcuni storici di Nicastro - (B - C),
i quali hanno creduto che il monastero di S. Costantino fosse quello di S. Elia,
nel Carrà.
L'Abbazia di S. Sidero, coi possedimenti dei "Palazzi", dipendeva,
dunque, dalla Abbazia di S. Eufemia. Non tutta la regione S. Sidero le era stata,
però, infeudata. Una parte di essa,infatti, apparteneva al Conte Riccardo,
figlio di Drogone (fratello del Guiscardo) (2), il quale, nel
1101 ne fece donazione alla Mensa Vescovile di Nicastro.
Leggiamo nel diploma di donazione : (3)
" ... totam terram... a portu Fici usque ad divisam de Androna,
et usque ad locum, -qui dicitur Campitello et inde usque ad sepulturam de Cellini
et usque ad Sanctum Paulum, et usque ad pendentem aquam, et inde ad rubram terram,
et ut procedit aqua usque ad duos montes, et ad nudum montem, ubi divisa est
et murata, et inde ad Coropex et usque ad Pulveracchium cum silvis et vineis
et aquis et mari et omnibus pertinentibus suis" .
Nel 1106, tale donazione che era stata limitata, in quanto Riccardo aveva tenuto
per suo uso quattro parti e aveva dato libera la quinta, venne confermata in
libero ed assoluto uso di tutte le parti. E ad essa fu aggiunta anche la parte
della sorella Amburga.
" ... anno millesimo centesimo sexto, in dictione decima quarta,
quatuor partes, quas in meis usibus retinueram, cum aliis supradictis dono et
concedo antedictae Ecclesiae et Episcopati libere et absolute... hanc donationem
ego sigillo meo consigno et confirmo".
Detta donazione fu ratificata nel 1575, per atto del notaro Paolo
Giacomo Marcellinara e la copia si conserva nell'archivio vescovile.
La vicinanza dei feudi dell'Abbazia di S. Sidero, appartenente a quella di S.
Eufemia, e delle terre della Mensa Vescovile dovette dar luogo a parecchie controversie,
che si estesero anche alle Università di Sambiase e di Gizzeria, se noi
ne troviamo cenno in alcuni documenti.
Nel 1726 il Baiulo di S. Eufemía impianta una "lite" coll'Università
di Sambiase: non sappiamo per quale ragione, ma certamente per questione di
interessi. Nel 1730, altra "lite" coll'Università di Gizzeria.
Nel 1751, altra col Vescovo di Nicastro:... "causa magnae litis cum religione
jerosolimitana supra feudo vulgo nomatur S. Sidero, quod possidetur a mensa
episcopale". Fin quando tutto il territorio di S. Sidero non passò
alla Mensa Vescovile di Nicastro, col titolo di Baronia. In quale epoca precisamente,
non sappiamo. Ed ora ecco quali erano le terre di S. Sidero: "In detto
feudo esistevano anticamente molti casali, tra i quali S. Ermì, S. Pietro,
e dove si esigono le gabelle colle stesse denominazioni. In detti casali esercitava
il Vescovo la giurisdizione civile ed aveva il diritto della Mastrodattia, che
si affittò fino ai primi anni che la chiesa di Nicastro fu governata
da Mons. Puglia, predecessore del defunto Vescovo Mendarani. I Prodotti di detto
feudo parte sono comuni tra la Mensa e il Baliaggio di S. Eufemia, parte di
sola spettanza della Mensa.
"Le rendite comuni si ricavano da un vasto bosco, denominato "Comune"
e da 14 gabelle, che sono le seguenti: "Comune, ossia Bosco S. Sidero;
Coscià; S. Minà; Campio; Comunelli; Serrarotondella; Aria di Oliverio;
Piano del Falcone; Passoscuro; Palazzi; Sorbello; S. Ermì; Ulmo e Parrotta.
"Appartenevano alla sola Mensa: Scornovacche: Marinella; Garretto; Gabella
di sopra la Torre; Tirone di Falso Compare; Vigna di S. Sidero".
L'abbazia di S. Sidero sorgeva in contrada, ora detta Perito. Se ne conserva
ancora una chiesuola, che ha sull'altare un quadro a olio raffigurante la Madonna
di Portosalvo, fatto nel 1707.
Accanto, parecchie case coloniche, che dovettero essere dell'Abbazia. Ancor
nel 1726 il feudo di S. Sidero era abitato da 10 famiglie. Ce lo apprende una
relazione del Vescovo di Nicastro. "Abitanti in Sambiase: 2034; famiglie:
443. Nel feudo S. Sidero, famiglie 10, abitanti 54. " Multi alii colonii
eiusdem feudi, qui in magna parte anni ibidem moventur, ab eadem Parochia recipiunt
sacramenta". Ed era, S. Sidero, coltivato per la maggior parte a vigneti,
se il Vescovo sente la necessità di farvi sorgere, nel 1742, dei fabbricati
per la essiccazione dello "zibibbo" e per la pigiatura delle uve:
"In feudo meae mensae sub vocabulo S. Sidero in magna vinea etiam quatuor
cubicula pro comodo exiccandi zibitum et uvas torquendi aedificare feci".
Ancor oggi alcune famiglie coloniche abitano fra le mura della vecchia Abbazia.
Terra e fabbricati sono del sig. Francesco Nicotera.
Nota conclusiva a cura di G.Ruberto -webmaster del sito
Alla luce di quanto hanno scritto Filippo Burgarella e Pietro De Leo in "
Chiese e monasteri greci" (4) nel territorio del lametino,
il monastero di S.Costantino e successivamente l'altro dei Santi Quaranta figurano
tra le donazioni del metropolita Leone o arcivescovo di Calabria alla metropolia
di Nicastro la stessa figura tra i suffraganei del metropolita di Reggio. La
Calabria, del resto, apparteneva al patriarcato di Costantinopoli fin dalla
metà dell'VIII secolo, allorché le locali diocesi erano state
ad esso sottoposte e sottratte alla giurisdizione del patriarca di Roma, cioè
il Papa, al quale avevano fino ad allora fatto capo. Tali beni quindi all'origine
appartenevano alla metropolia reggina e perciò registrati nel brebion
o inventario dei medesimi. Da quanto emerge da questa donazione il monastero
di S. Costantino sorgeva " nei pressi di Neokastrou dove si
segnala per il contorno di beni quali vigne,campi,pascoli,alberi da frutto o
no e perfino di un monte…."
Da quanto ci tramanda questo documento è del tutto evidente che la destinazione
del monastero di S. Costantino, citato in modo generico nel brebion
come " nei pressi di Nicastro ", era il
territorio di contrada S.Sidero, al confine con i territori del comune di Gizzeria
e quelli di Sambiase. Si è confermata questa tesi per effetto della descrittiva
della donazione" contornato da vigne, campi, pascoli, alberi
da frutto o no e perfino da un monte", quest'ultimo risultante
essere il monte S.Elia o, in seconda tesi, il monte Mancuso che sovrastano ambedue
il territorio di S.Sidero (S.Isidoro).
Ci pare del tutto evidente che i nostri monaci basiliani costruissero i loro
monasteri, le loro abbazie e i loro cenobi in posti strategici e di straordinaria
bellezza naturale. Tuttora nei pressi di questo territorio conosciuto dialettalmente
come "Santu Sidiru" e precisamente a partire dalla collina loc. Carrello, fino a percorrere tutta la carreggiata stradale per arrivare ai paesi di Gizzeria,Falerna e Nocera Terinese ed oltre, si possono ammirare nelle giornate di maggiore visibilità, le isole Eolie e le coste della Sicilia che si affacciano sulla costa calabra. Il panorama,al tramonto, assume aspetti parasidiaci. Tuttavia comunque come qualcuno giustamente
ha già scritto, " noi calabresi siamo abituati a delegare gli
altri a conoscere il nostro passato forse perchè convinti , erroneamente,
che la storia e la civiltà siano state ospitate altrove ". Non
disgiunto da una grossa dose di campanilismo e talvolta di falsità intellettuale espresse, non sempre in buona fede, da " alcuni storici".
Note
(1) Tratto da : "SAMBIASE, Storia della città
e del suo territorio" di E. Borrello, cap. IV, L'Abbazia di S.Sidero
pag. 223/226 Edizione Temesa Editrice - anno 1998 ;
(A) - Paolo Orsi nato a Rovereto nel 1859 ebbe il suo primo
incarico di insegnare a Siracusa quale coadiutore del locale museo. Dopo qualche
hanno ne divenne direttore. Nel 1889 iniziò, assieme ad altri studiosi
tedeschi la sua attività di archeologo,restauratore e relatore della
storia calabra con la compagnia di scavi a Locri,Hipponion, Crotone, Rosarno,
Monasterace, etc.etc. Per quel che riguarda il Lamentino Paolo Orsi si fermò
dalle nostri parti nel decennio che va dal 1911 al 1921 con la compagna di Sambiase
e Gizzeria, alla ricerca di Terina. Per quanto riguarda Sambiase fece due lunghe
ricognizioni sui terreni fino ad arrivare a mare. Parlando delle Terme di S.Biase,identifica
queste ultime con le Aquae Angae, ricordate sulle monete terinesi. In contrada
Zupello, riferisce lo stesso Orsi, si trovano abbondanti ruderi con pavimenti
in mattoni ed coccio pesto; vidi sul luogo una colonna. Al lato meridionale
di detto podere segnalai tracce di seppellimenti romani di età imperiale,
come di lucerne e monete in essi contenute e da me viste etc.etc. Molti e di
varia natura furono gli intoppi che rallentarono la sua attività, ma
egli non si fermò dinanzi a nessun ostacolo. Superò l’ostilità
dei proprietari dei terreni entro i quali giacevano i resti sepolti,non lo fermarono
neppure le difficoltà economiche o, peggio le lungaggini burocratiche.
Gettò le basi per la costituzione della Società Magna Grecia dove
ben presto annoverarono esponenti della cultura, della politica,dell’arte
e dell’Industria. Grazie ai proventi del sodalizio(notevole somma di mille
lire fu elargita dalla Regina Margherita) nel 1921 iniziarono in molte località
della Calabria gli scavi i quali si conclusero nel 1924. Gli scavi recenti nel
Lamentino, in località Giardini di Renda hanno dato ragione al grande
archeologo,anche la mitica Terina sta affiorando. Il grande archeologo si spense
nella sua Rovereto nel 1935 . ( tratto da "L'archeologo trentino Paolo
Orsi,calabrese d'adozione..." di Gaspare Caputo, in Storicittà
- rivista d'altri tempi; Anno X n°96 maggio 2001 p.50/52).
(B) - l'Ardito scriveva :
"Federico II, riscattata nel 1240 la metà e il castello di Nicastro
dai benedettini di S. Eufemia, ingrandì e migliorò il castello
stesso, in cui fece dimora, e, trovando la vasta pianura nicastrese coperta
di boschi, pensò di soddisfare la sua passione della caccia, facendo
edificare un "Palazzo" nell'ameno sito del bosco Carrà, e dichiarandolo
Foresta Regia. Ora il Palazzo è distrutto e resta solo il nome di contrada
del Palazzo. Questo Palazzo era il monastero di S. Elia, detto ancora di
S. Costantino e propriamente "Palatium nemoris de Carra";
(C) - Mentre il Giuliani sosteneva che * "
Nel 316 l'imperatore Costantino con Papa Silvestro che lo accompagnava, recandosi
nella nuova sede di Costantinopoli, attraversarono la (nostra) regione e soggiornarono
in Nicastro, dove l'imperatore si ammalò di mal di gola, detta malattia
di Lazzaro e, guarito, dopo parecchi giorni, in grazie alla Vergine della Purità,
eresse la chiesa detta di Dipodi. In essa si venera un quadro antichissimo,
dove ai piedi della Vergine, sono in atto di orazione l'Imperatore e il Papa.
Nella stessa pianura eresse un palazzo nella contrada Carrà, che fu poi
accetto a Ruggero e Federico e che si chiama tuttora Palazzo di S. Costantino
".
* Su quest'ultima ipotesi, del Giuliani, l'acuto
maestro Borrello ironizza : "A parte la favola del viaggio dell'Imperatore
e del Papa attraverso la Calabria, nulla possiamo assicurare circa la costruzione
del "Palazzo" da parte di Federico o Ruggero, in contrada Carrà,
dove, a quanto e scrivono ancora altri storici locali, sarebbe stato costruito
anche un laghetto, quello che oggi si chiama di Candiano".
(2) Roberto il Guiscardo, Ruggero e Drogone
erano fratelli. Roberto ebbe figli: Boemondo, che partì crociato, e Ruggero,
duca di Puglia, dal quale nacque Guglielmo, senza prole. Da Ruggero, fratello
di Roberto, nacque Ruggero II,che unì ai suoi i domini del nipote Guglielmo,
e fu il primo re della Monarchia Siciliana. Da Drogone nacquero Riccardo e Amburga,
la quale fondò la Cattedrale di Nicastro ;
(3) V. nell'Archivio vescovile: "Platea dei beni della
Baronia di S.Sidero ;
(4) Lamezia Terme, storia e cultura economica"
IL MEDIOEVO di Filippo Burgarella e Pietro De Leo, capitolo "Chiese
e monasteri greci" p.67/69 .